Generali Group

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          29 novembre 2022 - 17:25

          COP27, quale risultato?

          Il mondo è ancora diviso sulle risorse fossili, ma il Fondo “perdite e danni” per i Paesi più vulnerabili dà un segnale di speranza. L’impegno di Generali come assicuratore e investitore responsabile.

          Investire massicciamente nelle energie rinnovabili, ponendo fine alla dipendenza dai combustibili fossili, e raggiungere un patto di solidarietà per il clima in cui tutti i Paesi si impegnano a ridurre le emissioni nel corso del decennio, in linea con l'obiettivo di mantenere l’aumento della temperatura globale intorno a 1,5°C. Queste alcune delle indicazioni fornite dal segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, nel suo messaggio finale alla 27esima Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP27) che si è tenuta dal 6 al 18 novembre a Sharm el-Sheikh, la prima organizzata da un Paese africano.


          Come sottolineato da Guterres, la COP di quest’anno si è svolta “non lontano dal Monte Sinai, un luogo centrale per molte fedi e per la storia di Mosè, o Musa”. “È un luogo appropriato”, ha affermato il segretario generale dell’Onu, secondo cui il caos climatico è una crisi di proporzioni bibliche: “I segni sono ovunque. Invece di un roveto ardente, siamo di fronte a un pianeta in fiamme”.

          La conferenza di Sharm el-Sheikh ha preso il testimone dalla COP26 di Glasgow, caratterizzata da una serie di impegni particolarmente ambiziosi tra cui l’erogazione di 100 miliardi di dollari all'anno ai Paesi in via di sviluppo. Tuttavia, le azioni previste per raggiungere gli obiettivi fissati durante la COP21 di Parigi del 2015 sono al momento insufficienti. Secondo quanto è emerso dall’AR6 – Sixth Assessment Report pubblicato dall’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) e incentrato sulla mitigazione e sull’adattamento ai cambiamenti climatici, senza riduzioni "immediate e profonde" delle emissioni in tutti i settori sarà infatti impossibile limitare l'aumento della temperatura globale media a 1,5°C al di sopra dei livelli preindustriali.
           

           

          Un esito incerto

           

          In questo contesto, la COP27 non ha visto passi in avanti soprattutto per quanto riguarda gli impegni a eliminare gradualmente i combustibili fossili. Ciò nonostante, la Conferenza ha dato un segnale di speranza con la creazione del primo “Fondo per i ristori delle perdite e dei danni dei cambiamenti climatici" destinato anzitutto ai Paesi più vulnerabili. Sulla mitigazione, le parti hanno convenuto che limitare il riscaldamento globale a 1,5°C richiede interventi rapidi, profondi e sostenuti sulle emissioni globali di gas serra, per una riduzione pari al 43% entro il 2030 rispetto al livello del 2019. Le parti hanno anche ribadito la richiesta del Patto sul clima di Glasgow per l'aggiornamento dei contributi determinati a livello nazionale (Ndc – nationally determined contributions) per allinearsi con l'obiettivo dell'accordo di Parigi, entro la fine del 2023. 


          La guerra in Ucraina ha intanto riportato al centro del dibattito il tema della forte dipendenza dai combustibili fossili e la necessità di insistere sempre di più sulla transizione energetica. Infatti, come sottolinea una recente analisi del Climate Action Tracker (CAT), la continua corsa dei Paesi per accaparrarsi partite di gas è aumentata con il conflitto, minando gli obiettivi dell’Accordo di Parigi. In particolare, entro il 2030 l’espansione delle capacità di Gas Naturale Liquefatto (GNL) potrebbe aumentare le emissioni di oltre 1,9 miliardi di tonnellate di anidride carbonica all'anno al di sopra dei livelli di emissione coerenti con lo scenario “Net-Zero”1 per il 2050, definito dall'Agenzia Internazionale per l’Energia (International Energy Agency - IEA).

           

          Vale la pena ricordare le sostanziali differenze in termini di scenari climatici tra i vari livelli di aumento delle temperature. In base a recenti ricerche della National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA), è molto probabile che a livello mondiale possa registrarsi un aumento della temperatura di oltre 3°C: uno scenario spaventoso, a meno che l'economia globale non venga radicalmente trasformata.

           

          • A 1,5°C di riscaldamento, le stime parlano di un innalzamento del livello del mare di 48 centimetri entro la fine del secolo e si prevede che possano esserci in media fino a 19 giorni in più di caldo estremo all'anno, con ondate di calore che durano circa 17 giorni in più rispetto alla media registrata finora.
          • 2°C di riscaldamento innalzerebbero il livello del mare di 56 centimetri e porterebbero circa 29 giorni in più di caldo estremo, con ondate di calore che aumenterebbero la loro durata fino a 35 giorni in più.
          • A 3°C di riscaldamento non è chiaro di quanto aumenterebbe il livello dei mari, a causa dei cosiddetti “cicli di feedback”, un fenomeno che porta a una sorta di reazione a catena che può rendere più forti gli impatti chiave del cambiamento climatico, causando un'accelerazione esponenziale dello scioglimento dei ghiacci in tutto il globo. Otto delle dieci città più grandi del mondo sono costiere e affronterebbero notevoli inondazioni, erosione e mareggiate anche nello scenario più mite. Centinaia di milioni di persone verrebbero sfollate dalle loro case a causa dell'innalzamento del livello del mare. 

           

           

          L’impegno di Generali come assicuratore e investitore responsabile

          Al fine di allineare il proprio portafoglio agli impegni di lungo termine di Parigi, nel gennaio 2020 Generali ha aderito alla Net-Zero Asset Owner Alliance – un gruppo di investitori internazionali, nato su iniziativa delle Nazioni Unite, che si impegna a ridurre a zero entro il 2050 le emissioni nette di gas serra dei propri portafogli - e nel luglio 2021 ha preso parte, in qualità di membro fondatore, alla Net-Zero Insurance Alliance, che coinvolge i leader mondiali del settore assicurativo con l’obiettivo di azzerare le emissioni nette di gas serra attribuibili ai portafogli assicurativi entro il 2050. In questo contesto, il punto di riferimento chiave per Generali è la sua strategia sul cambiamento climatico, che offre una visione d’insieme delle decisioni prese per favorire la transizione giusta e socialmente equa verso un’economia a zero emissioni nette.

           

          Nell’ambito delle soluzioni assicurative sostenibili, Generali si impegna per lo sviluppo e la condivisione delle migliori pratiche per l’assunzione dei rischi propri del settore delle energie rinnovabili e ha come obiettivo l’aumento dell’offerta di prodotti a valenza ambientale e sociale con un CAGR di +5-7% nel periodo 2022-2024. Sul fronte investimenti, il Gruppo prevede di realizzare, entro il 2025, da 8,5 a 9,5 miliardi di euro di ulteriori investimenti verdi e sostenibili rispetto a quelli già realizzati a fine 2020.

           

          Nel solo 2021, Generali ha registrato 19,9 miliardi di euro da premi derivanti da prodotti assicurativi a vocazione sociale e ambientale e stanziato oltre 2,5 miliardi di euro in nuovi investimenti verdi e sostenibili, riducendo del 29,6% l’intensità carbonica degli investimenti.

           

          Generali non assicura l’esplorazione e la produzione di petrolio e gas, ivi inclusa la relativa espansione. All’interno del Gruppo, specifiche regole sono state create per non supportare l’industria del carbone termico e del gas e petrolio non convenzionale, incluso quello estratto nell’Artico. Generali si è inoltre impegnata ad azzerare la propria esposizione al settore carbonifero sia sul lato assicurativo sia su quello degli investimenti entro il 2030 nei paesi OCSE ed entro il 2040 nel resto del mondo.

           

          In questi anni Generali si è fatta anche portavoce dei principi della “transizione giusta” attraverso l’attività di engagement. Questa attività è storicamente indirizzata verso le aziende energetiche di Paesi fortemente dipendenti dal carbone come risorsa energetica primaria con l’obiettivo di accelerare la loro transizione energetica, combinando la promozione della transizione energetica con l’adozione di misure per proteggere comunità e lavoratori. L’idea è che la chiave per il successo sta nel cambiare insieme come sistema economico integrato, piuttosto che abbandonare o disinvestire, considerata l’ultima e più estrema soluzione.

           

          Il Gruppo ha poi posto in essere interventi volti a decarbonizzare le proprie attività operative: entro la fine del 2025, in linea con quanto richiesto dalla scienza climatica, Generali intende ridurre le emissioni di gas serra relative a uffici, data center e mobilità dei propri dipendenti di almeno il 25% rispetto all’anno base 2019. Il Gruppo punta inoltre ad acquistare il 100% dell’energia elettrica da fonti rinnovabili, laddove disponibile, e si impegna a migliorare ulteriormente la propria efficienza energetica.

           

          Generali supporta infine la Task force on Climate-related Financial Disclosure (TCFD), impegnandosi su base volontaria alla diffusione di una rendicontazione trasparente della governance, dei rischi e delle opportunità legati ai cambiamenti climatici.

           

          I risultati raggiunti finora hanno permesso a Generali di posizionarsi tra i leader mondiali della sostenibilità nell’industria assicurativa. Nella strategia Lifetime Partner 24: Driving Growth, che guida l’operato del Gruppo costruendo sulle fondamenta poste con i precedenti cicli strategici, la sostenibilità è presente come originator: l’obiettivo, entro il 2024, è quello di continuare a ottenere un impatto sociale e ambientale positivo e rilevante per tutti gli stakeholder, integrando sempre di più la sostenibilità nei processi e nelle decisioni di business. Nella consapevolezza che ancora molto deve essere fatto per proteggere il futuro delle prossime generazioni.

          1 Le “zero emissioni nette” si ottengono quando le emissioni antropogeniche di gas serra nell'atmosfera sono bilanciate da rimozioni antropogeniche per un certo periodo. Laddove sono coinvolti più gas serra, la quantificazione delle zero emissioni nette dipende dalla metrica climatica scelta per confrontare le emissioni di diversi gas (come il potenziale di riscaldamento globale, il potenziale di variazione della temperatura globale nonché l'orizzonte temporale scelto). Fonte: https://www.ipcc.ch/sr15/chapter/glossary/