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          19 settembre 2018 - 17:00

          Lingue tagliate

          3000 idiomi nel mondo sono a rischio estinzione ma la tecnologia offre la possibilità di salvaguardare il patrimonio linguistico mondiale

          Nel 2007 National Geographic raccontava di una ricerca in Australia, una delle zone del mondo dove esistono più lingue in via di estinzione, che si era concentrata su alcuni personaggi che ancora parlavano idiomi a rischio: tre di una piccola comunità che ancora comunicavano in Magati Ke nei Northern Territory, e altri tre che parlavano Yawuru nella parte occidentale del Paese. Sempre nei Northern Territory, un ricercatore aveva incontrato l’unico parlante di Amurdag, una lingua che era già stata dichiarata estinta.

           

          Oggi che l’inglese è diventato lo strumento principale della comunicazione globale, rimane sorprendente l’enorme numero di lingue locali ancora parlate. Dove? Ovunque: in Papua-Nuova Guinea se ne contano 820, 743 in Indonesia e 427 in India. Ma anche in Nigeria se ne parlano 516 (l'Africa è il continente con il più alto indice di diversità linguistica al mondo anche se metà delle lingue sarà scomparsa entro il 2050). E negli Stati Uniti d’America – sorprendentemente – se ne parlano... 311.  Eppure, se la soglia utile perché un idioma sopravviva è di 100mila parlanti in grado di trasmetterlo alle nuove generazioni, solo poco più di 1200 lingue raggiungono tale requisito. Quante siano le lingue nel mondo è una disputa antica: i numeri variano tra 4-6mila fino 11mila a seconda degli studi. Ma una cosa è certa: molte lingue scompaiono o stanno scomparendo sempre più velocemente.

           

          La lingua è il nostro strumento principale di comunicazione: parliamo, scriviamo, mandiamo messaggi, e-mail, documenti, lettere…. Cosa accadrebbe se la nostra lingua scomparisse? O se non avessimo un alfabeto scritto con cui tramandarla? Glottologi, studiosi di semantica, esperti di linguistica se ne occupano da anni ma è negli ultimi decenni che il campanello d’allarme ha cominciato a suonare con più forza. L'ultima edizione dell'Atlas of the World’s Languages in Danger, curato dall’Unesco nel 2010, elencava circa 2.500 lingue in pericolo di estinzione, tra cui 230 già estinte dal 1950. La stima generalmente accettata, secondo gli esperti, è che le lingue in pericolo oggi siano circa 3mila. In seguito l’Unesco ne ha fatto una pubblicazione online che consente un aggiornamento più rapido e meno costoso su un sito che consente per  ogni lingua, di conoscerne il nome, il Paese (o i Paesi) in cui si parla e il grado di pericolo di estinzione. La versione online fornisce anche informazioni sulle soluzioni possibili: relazioni, indagini, politiche di protezione e progetti, fonti, coordinate geografiche.

           

          Fermare l'emorragia delle lingue - che significa in sostanza conservare la cultura e l’identità di una comunità, un tesoro comune - non è una cosa semplice ma oggi abbiamo non solo più coscienza ma più conoscenze che ci possono aiutare. Anche grazie al cyberspazio, come dimostra l’Atlante online dell’Unesco. Ma come si può, per esempio, garantire che un idioma scarsamente dotato di risorse linguistiche e informatiche possa trovare la propria casa nel cyberspazio il che è al contempo una questione di democrazia informatica ma anche di salvaguardia dell’identità? Una risposta l’ha tentata alcuni anni fa il ricercatore del CNRS francese Marcel Diki-Kidiri (Securing a Place for a Language in Cyberspace). Il cyberspazio è aperto a tutte le lingue del mondo, poiché la sua struttura non è soggetta a un'autorità centrale che può decidere come dovrebbe essere utilizzata. Diki-Kidiri parte dal concetto che le lingue sono prima di tutto strumenti per raggiungere autonomia educativa e culturale e che consentono la trasmissione della conoscenza da una generazione all'altra. Sono poi un veicolo di diffusione di culture e tradizioni dentro e tra vari gruppi etnici in aree geografiche molto diverse.

           

          Le tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC) svolgono un ruolo chiave nelle trasformazioni linguistiche e possono costituire un importante veicolo di comunicazione tra le varie comunità linguistiche. Ma le TIC possono anche essere un fattore aggravante nell'emarginazione di alcune lingue nel cyberspazio. Dodici lingue soltanto infatti rappresentano il 98% delle pagine Internet. L'inglese, con il 72% delle pagine web, è la lingua dominante. La sfida dunque è quella di superare questi enormi ostacoli al fine di garantire la creazione di un cyberspazio multilingue e culturalmente diversificato.

           

          “Al fine di promuovere e rafforzare la diversità linguistica e culturale nel cyberspazio – scrive Diki-Kidiri - le lingue più svantaggiate hanno bisogno di aiuto per guadagnarvi accesso… La prima fase consiste nell'effettuare gli studi necessari per sviluppare le risorse linguistiche che sono indispensabili: una lista di fonemi, un alfabeto, un sistema di spelling, una grammatica, un dizionario e una raccolta di testi”. La seconda fase – suggerisce -  riguarda il lavoro sull'informatizzazione della lingua per identificare o sviluppare risorse compatibili con le TIC. Il terzo stadio, infine, “consiste nello sviluppo e nell'adattamento culturale delle risorse in modo che possano essere condivise nel cyberspazio. Questo significa registrare e digitalizzare tutti i record di testo, audio e grafica e renderli pronti per la pubblicazione su siti web”. Una volta che esiste un website, un forum, una mailing list, musica, fotografie e video, la lingua acquisisce un suo spazio nella Rete anche se, per sopravvivere, è necessario – conclude Diki-Kidiri – che la comunità dei parlanti venga aiutata e sostenuta per tenerlo vitale e aggiornato.

           

          Piccoli passi oggi possibili per aiutare una lingua a non sparire per sempre.