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          La donna guerriera, allegoria della Previdenza

          Prefazione
          Il gruppo scultoreo si trova a Trieste a palazzo Geiringer di Assicurazioni Generali, inizialmente in cima allo scalone d’onore, oggi nel salone delle assemblee.
          È di una bellezza folgorante.
          Una guerriera, con lo sguardo fiero e il corpo sinuoso protetto da un’armatura che ne disegna le forme. Sensuale nel suo essere ferma, sicura, plastica e potente.
          È in piedi, coperta da un mantello sulle spalle e riparata da uno scudo infilato nel braccio sinistro.
          Lo scudo però non serve a proteggere sé stessa, protegge altresì una figura minuta è anch’essa una donna, giovane, nuda, spaurita. Sembra aggrappata al fianco della guerriera, anche se con una mano si protegge gli occhi quasi a non voler vedere, eppure osserva, osserva ai suoi piedi il mostro che è pronto a divorarla.

          La donna guerriera, allegoria della Previdenza


          Ivan Rendić, Allegoria della Previdenza (1886-1888)
          Archivio Storico Assicurazioni Generali
          ph. Massimo Gardone
           

          E’ un drago, viscido e spaventoso nelle sue squame di marmo. Le ali schiacciate a terra dal peso, la coda attorcigliata come il corpo di una serpe, e la bocca spalancata a mostrare le zanne e la lunga lingua come in un urlo spaventato e spaventevole.
          La guerriera lo tiene a terra con il solo piede destro che preme sul corpo del mostro, e lo fa con una grazie ineffabile e incontrastabile.
          A ultimare la composizione una cassaforte borchiata su cui la guerriera poggia la mano destra e a protezione della quale è ben visibile una spada.
          Voglio aprire con il racconto di questo splendido gruppo scultoreo a opera di Ivan Rendić, artista di Spalato, la mia tesi sul ruolo della donna come soggetto principe dell’interpretazione artistica dei sentimenti umani.
          Perché se la donna nella storia dell’arte e della letteratura è sempre stata musa ispiratrice e ancor di più protagonista e sintesi ultima di ogni potente sentire umano.
          Nel caso della statua che ho appena raccontato, la donna rappresenta la previdenza. È salda nel suo stare ritta in difesa dei più deboli.
          «Espone il Sig. Segretario Generale che lo scultore Rendić è autore del bozzetto di un gruppo per lo scalone del nuovo ufficio».

          Alla fine di un incontro asciutto e determinato all’interno della sede Generali di Trieste si decide che la scultura venga affidata a Ivan Rendić e la protagonista sarà una donna.
          È donna la guerriera, è donna la vulnerabile fanciulla minacciata dal drago.
          Quella qui rappresentata è la storia di una donna che protegge e mantiene, che è pronta a sferrare l’attacco ma sa anche starsene di guardia con una mano sul più debole e l’altra sulla cassaforte, per proteggere capitale umano e materiale.
          E Generali, che ha commissionato quest’opera sarà antesignana in fatto di previdenza e di quello che oggi conosciamo come “welfare” aziendale.
          Prima in Italia nell’attivare provvedimenti per l’avvenire dei suoi dipendenti: la prima forma di previdenza a favore del proprio personale fu studiata ed elaborata negli anni 1853 e 1854 grazie alla lungimiranza del segretario generale Masino Levi e si concretò in una «Cassa Pensioni».
          L’istituzione della Cassa Pensioni rappresentava un notevole vantaggio in termini di benessere per il lavoratore. Un dipendente Generali poteva contare su garanzie per la salute e per la vecchiaia propria e della sua famiglia e il posto di lavoro era un elemento di distinzione anche nella società, si dice che i dipendenti Generali godessero di tale fiducia da parte della comunità da poter addirittura ottenere facilmente credito dei commercianti del posto che si fidavano della solidità dell’azienda per la quale lavoravano.  Il sostegno ai dipendenti si traduceva inoltre in un beneficio reciproco tra lavoratore e azienda dal momento che si rafforzava infatti l’attaccamento nei confronti della compagnia con ottime conseguenze sull’andamento degli affari sociali.

          Ecco perché aprire una tesi di laurea con il racconto di questo specifico gruppo scultoreo, perché se l’arte è spesso donna, in questo caso lo è anche questa nuova “dea laica”: la previdenza.

           

          LA STORIA

          LA STORIA

          La prima proposta di dar vita a una forma di assistenza per i dipendenti puntava a formare un fondo per poter garantire delle pensioni agli impiegati inabili, alle vedove e agli orfani degli impiegati deceduti dopo dieci anni di continuato servizio. Dopo lunghe e ponderate valutazioni, il progetto venne approvato dall’assemblea degli azionisti e un fondo per prestazioni a favore delle famiglie in caso di morte dei dipendenti fu attivato a partire dal 1° gennaio 1855. L’adesione al sistema da parte dei singoli dipendenti era su base volontaria.

          La Cassa Pensioni, poi Cassa di Previdenza e infine Fondo di Previdenza, coinvolgevano al contempo gli impiegati e le loro famiglie, offrendo loro un valido sostegno in casi di difficoltà quali decesso, invalidità, malattia e infine vecchiaia. Allo stesso tempo, questo intervento accresceva nel dipendente il senso di appartenenza e il legame di fedeltà con la compagnia.