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          29 dicembre 2020 - 09:00

          La lotta al Coronavirus a Singapore, l’importanza di preparazione e tempestività

          Singapore è uno dei paesi che ha contenuto meglio di altri la diffusione del Covid-19

          La pandemia di Covid-19 sta rappresentando una grande sfida per tutti i paesi del mondo e ha messo a dura prova i sistemi sanitari e organizzativi anche delle economie più sviluppate, sia in Occidente che in Asia. Pur mantenendo alcuni degli standard indicati dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), le misure di contenimento della pandemia di coronavirus variano radicalmente da paese a paese, al pari delle iniziative di prevenzione per evitare o mitigare gli effetti di nuove ondate pandemiche. Tra gli Stati che meglio hanno risposto alla pandemia di coronavirus figurano Vietnam, Taiwan, Islanda, Nuova Zelanda e Singapore, che hanno avviato piani di emergenza in modo rapido e azioni di contenimento e tracciamento dei contagi efficaci, anche attraverso l’utilizzo di nuove tecnologie.

          Preparazione, interventi tempestivi, test aggressivi, tracciamento dei vettori di contagio e una serie di situazioni favorevoli hanno contribuito a limitare l'impatto del Covid-19 a Singapore. La popolazione relativamente piccola della città-Stato di 5,7 milioni di persone e l'esperienza della Sars nel 2003 hanno, anche in questo caso, contribuito a contrastare la pandemia di coronavirus. Imitando le procedure avviate da altri Paesi dell’Asia, anche Singapore ha rafforzato i controlli alle frontiere poco dopo la comparsa dei primi casi di Covid-19 in Cina, fornendo anche una chiara strategia di comunicazione pubblica. Tuttavia, a differenza di Vietnam e Taiwan, e complice anche l’alta densità abitativa soprattutto nelle zone più povere, Singapore ha registrato un alto numero di contagi se paragonato alla popolazione (oltre 58.000 al 24 novembre 2020). Come rilevato da molti osservatori, l’elevato numero di casi (90%) di coronavirus si è concentrato nelle zone della città-Stato a più alta densità, abitate in particolare da lavoratori stranieri a basso reddito, rendendo le politiche di contrasto avviate dalle autorità efficaci dal punto di vista della ridotta letalità con 28 vittime al 24 novembre 2020. A contribuire al basso numero di decessi è stata anche l'età media della popolazione, considerato che gran parte dei casi registrati al di fuori dei cluster principali ha riguardato persone di giovane età.


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