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Come bere un bicchier d'acqua

La diminuzione dell'approvvigionamento di acqua potabile resta un grave problema che colpisce ogni continente

L’acqua diminuisce costantemente mentre quella potabile è ancora un miraggio per milioni di abitanti del pianeta. Servono investimenti e protezione dell’ambiente. Ma anche campagne di consapevolezza e nuovi comportamenti culturali.

 

Nell’agosto del 2017 un team di ricercatori dell'Università di Tecnologia di Vienna ha annunciato di aver creato la goccia d'acqua più pulita del mondo. Questa acqua ultrapura potrebbe aiutare a spiegare come superfici autopulenti, come quelle rivestite con biossido di titanio (TiO2) - un composto chimico che si presenta sotto forma di polvere cristallina incolore - vengano ricoperte da un misterioso strato di molecole quando vengono a contatto con aria e acqua.

 

La notizia non deve trarre in inganno. E’ una scoperta importante per la comunità scientifica ma non è esattamente quel che intendiamo per acqua pulita, ossia non contaminata. Uno dei problemi più grossi al mondo e che rappresenta un problema di salute pubblica non solo nei Paesi in via di sviluppo, dove l’accesso all’acqua in genere resta un problema.

 

Le Nazioni Unite stimano che la mancanza d'acqua colpisca ancora oltre 4 abitanti su 10 della popolazione mondiale. Benché un terzo degli abitanti del pianeta abbia ottenuto l'accesso a migliori servizi igienico-sanitari negli ultimi trent’anni, la diminuzione dell'approvvigionamento di acqua potabile resta un grave problema che colpisce ogni continente. Negli ultimi anni diversi Paesi hanno sperimentato quello che viene chiamato “stress idrico” e l'aumento della siccità e della desertificazione sta già peggiorando una situazione che, entro il 2050, potrebbe vedere almeno una persona su quattro colpita da ricorrenti carenze idriche.

 

Se oltre 2 miliardi e mezzo di persone hanno avuto accesso a servizi igienici e a fonti migliori di acqua potabile, 2,4 miliardi di persone in tutto il mondo non hanno accesso a servizi igienici di base come bagni o latrine. E ben oltre 650 milioni di persone sono ancora totalmente privi di accesso a questo bene primario, un problema che fa si che le donne nell'Africa sub-sahariana trascorrono insieme circa 40 miliardi di ore l'anno per raccogliere acqua, il che influenza in modo significativo le loro possibilità di lavoro e quindi lo sviluppo dei luoghi dove vivono. Ogni giorno, circa mille bambini muoiono ancora a causa di malattie prevenibili legate all'acqua e all'igiene. Eppure la soluzione potrebbe non essere lontana se pensiamo che l'80% delle acque reflue provenienti da attività umane viene scaricato nei corsi d'acqua senza alcuna rimozione di ciò che poi rende inquinate le falde.

 

Garantire l'accesso universale a un'acqua potabile, sicura ed economica per tutti entro il 2030 è uno degli impegni che la comunità internazionale ha sottoscritto nel 2015 con i 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG o Sustainable Development Goals), uno dei quali riguarda proprio l’acqua. Un obiettivo che richiede che investiamo in infrastrutture adeguate, servizi igienici e campagne sull'igiene come modello culturale positivo. E’ comunque necessario proteggere e ripristinare ecosistemi legati all'acqua - foreste, montagne, zone umide e fiumi - per combattere e mitigare la scarsità d'acqua. Ed è infine necessaria anche una maggiore cooperazione internazionale per incoraggiare l'efficienza idrica e sostenere le tecnologie di trattamento delle acque reflue soprattutto nei Paesi in via di sviluppo.

 

L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms/Who) spiega che i progressi più importanti sono stati compiuti in Asia orientale, dove la copertura delle strutture igienico-sanitarie è aumentata nel giro di vent’anni (dal 1990 al 2011) dal 27 al 67%, il che equivale a un miglior accesso a fonti di acqua potabile per ulteriori 600 milioni di persone. In Asia del Sud, l’India ha fatto enormi progressi dotando stazioni e luoghi pubblici di erogatori di acqua microfiltrata. Ma un altro enorme problema resta la defecazione aperta, praticata ancora da 1 miliardo di persone ossia dal 15% della popolazione mondiale. La maggior parte di loro vive nelle aree rurali e il 90% di tutti i casi di defecazione aperta avviene nelle aree rurali. A livello globale, i tassi di defecazione aperta sono comunque diminuiti dal 24% nel 1990 al 15% nel 2011. Ma se in Asia il problema diminuisce (grazie all’aumento dei servizi ma anche grazie a campagne culturali mirate sui rischi di questa pratica) nell'Africa sub-sahariana il numero di persone che defecano all'aperto è ancora in aumento (un grammo di feci può contenere sino a 10 milioni di virus e di batteri).

 

Ancora il governo indiano, in partnership con Unicef e altri collaboratori, sta prendendo molto sul serio la sfida e l’esecutivo ha l'obiettivo di rendere l'India "Open Defecation Free" entro il 2019 attraverso campagne di consapevolezza, condivisione di informazioni e una cultura del comportamento. Per salvare le falde non basta investire in strutture: cambiare i comportamenti è un punto di svolta altrettanto importante.