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          27 luglio 2018 - 15:00

          Viaggiare non ha età

          La crescita del turismo della terza età e le opportunità per le assicurazioni

          L’allungamento, ma soprattutto il miglioramento delle condizioni di vita nei paesi sviluppati degli individui che hanno raggiunto la terza età, convenzionalmente identificata al di sopra dei 65 anni, comportano una progressiva revisione delle abitudini e dei modelli comportamentali storicamente associati a questa fascia di persone il cui peso relativo sulla popolazione totale è crescente.

           

          La forte trasformazione sociale di cui è stato testimone il ventesimo secolo si traduce nell’ingresso in questa categoria di un numero sempre maggiore di individui che hanno svolto una vita lavorativa attiva, in possesso di un più elevato livello di scolarizzazione e portati a partecipare ad una vita sociale allargata e non ristretta all’ambito familiare. La pervasiva penetrazione dei mezzi mediatici nella vita quotidiana, infine, ha generato la diffusione di modelli di consumo più omogenei e standardizzati e la creazione di una domanda di nuovi bisogni.

           

          Tra le esigenze emergenti ed opportunità di questo fenomeno non può essere dimenticata l’importanza del turismo, uno dei settori a più forte sviluppo che raccoglie in realtà sotto una voce unica molte differenze che spaziano dalla tipologia dello scopo del viaggio alla sua durata media, dalla scelta della meta, domestica o estera, alla distribuzione temporale dei viaggi nel corso dell’anno. Risulta intuitivo che la data di nascita del turista ha riflessi diretti su tutti questi aspetti e ne è testimonianza l’affermarsi di agenzie di viaggio specializzate per la “terza età”, oggi in grado di offrire cataloghi molto più estesi. Per capire di più del fenomeno si possono prendere in considerazione i dati statistici sul turismo pubblicati dall’Eurostat e provare a derivare da questi, senza pretesa scientifica, alcune possibili interpretazioni.

          A livello generale a fine 2015, oltre il 61% dei cittadini europei di età superiore ai 15 anni ha effettuato almeno un viaggio per motivi personali, un dato che in realtà si trasforma in una media aritmetica di circa quattro viaggi a persona. Più della metà dei turisti si è spostata all’interno della propria nazione e poco meno di un terzo si è recata all’estero. Vi sono ovviamente delle differenze importanti tra stato e stato come dalla lettura dei numeri si scopre notando, per esempio, che la percentuale di individui che viaggia supera il 70% in Francia e Germania mentre in Italia supera di poco il 40% o, per un altro verso, che mentre quasi la metà dei francesi predilige il turismo domestico, questa percentuale scende appena sopra al 20% per tedeschi e italiani. Ma tornando al turismo della terza età, oggetto di questa analisi, Eurostat ci informa che si muove da turista quasi il 18% della popolazione over 65 (che rappresenta, ricordiamolo, il 22% della popolazione totale) e che questa fascia rappresenta il secondo gruppo più importante dopo quello di individui di età compresa tra 35 e 44 anni.

           

          Tra le motivazioni che giustificano la rinuncia a viaggiare per gli over 65 figurano al primo posto, come prevedibile, i motivi di salute e la mancanza di interesse, mentre le motivazioni economiche sono meno importanti rispetto a tutte le altre fasce di età considerate. Incrociando questi dati è legittimo pensare che i viaggi della terza età diventeranno necessariamente una nicchia o, più corretto dire, un segmento di un mercato particolarmente interessante in un futuro più che prossimo, di pari passo col miglioramento delle condizioni di salute e con l’incremento delle strutture ricettive più consone alle esigenze di ospiti in là con gli anni, unitamente alla proposizione di nuove mete culturali o miste (cultura e benessere). Considerata la capacità di spesa superiore per chi è entrato nella fase di quiescenza e, soprattutto, la più ampia flessibilità nella scelta dei periodi di spostamento non cristallizzata in momenti tipici della stagionalità delle vacanze canoniche, il tutto si traduce nella possibilità in termini economici di incrementare in maniera efficace il grado di utilizzo delle strutture alberghiere, dei mezzi pubblici collettivi (treni, aerei, pullman), di visita di musei, beni culturali e siti archeologici, oltre a tutto l’indotto, e, in termini sociologici, di migliorare significativamente la qualità di vita degli “anziani”. Una scommessa win-win come si usa dire oggi.

           

          E in tutto ciò vi è sicuramente uno spazio importante anche per il mercato assicurativo, con la possibilità di incrementare le polizze temporanee dirette a coprire le possibili rinunce al viaggio, gli imprevisti e i danni che potrebbero verificarsi nel corso di questi brevi periodi di vacanza.

          Un prodotto molto profittevole per le compagnie, anche in un’ottica di cross-selling, e, al tempo stesso, molto apprezzato da parte della vasta platea potenziale di clienti.