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          09 novembre 2017 - 15:20

          Un'agenda lunga 15 anni

          Si può tentare di misurare l’impatto di politiche innovative per la trasformazione in positivo delle società?

          Un documento dell’Onu prova a coniugare le nuove sfide del Millennio con gli effetti di politiche centrate sull’innovazione per i prossimi tre lustri.

           

          Bolsa Verde, un programma di trasferimento di denaro contante in Brasile, dal 2011 fornisce incentivi per la gestione e la conservazione degli ecosistemi: migliorando le condizioni di vita e i livelli di reddito, promuovendo l'educazione  ambientale e  la formazione professionale, incoraggiando la partecipazione alle decisioni. Aiuta in particolare le famiglie che vivono di prodotti forestali o agricoli in certe aree, in cambio di un impegno ad adottare un più sostenibile utilizzo delle risorse naturali per ridurre e combattere la deforestazione. Circa 213.000 famiglie sono potenzialmente idonee a partecipare al programma, e nel dicembre 2015, 74,522 avevano ricevuto  300 reais al mese, una cifra importante per quei nuclei famigliari. E’ uno dei programmi governativi che, secondo le Nazioni Unite, prova a coniugare politiche sociali, riduzione della povertà e utilizzo cosciente e coerente dell’ambiente.

           

          Il rapporto “Policy Innovations. Implementing the 2030 Agenda for Sustainable Development Transformative Change” – pubblicato da una branca delle Nazioni Unite dedicata alla ricerca, lo United Nations Research Institute For Social Development – cerca di capire se si può tentare di misurare l’impatto di politiche innovative per la trasformazione in positivo della società. E non solo di quelle in via di sviluppo, ma anche di quelle in transizione o che hanno già un elevato grado di sviluppo ma si trovano comunque di fronte alle stesse sfide globali: insicurezza, crisi economica, degrado ambientale, emarginazione sociale, carenza di servizi.

          La ricerca tenta in sostanza di capire se i nuovi obiettivi che, da qui al 2030, le Nazioni Unite hanno chiesto al mondo di sottoscrivere, possono avere veramente un impatto che vada nella direzione del cambiamento.

           

          L’Agenda 2015-2030

           

          Nel settembre del 2015, la comunità internazionale ha sottoscritto in sede ONU la cosiddetta Agenda 2030 per un nuovo approccio allo sviluppo che dovrebbe guidare politiche “sostenibili” a  livello nazionale, regionale e globale per i prossimi 15 anni. Quelli che sono stati chiamati gli Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals o  SDG’s)  sono il seguito ideale degli otto Obiettivi di sviluppo del Millennio (MDG) sottoscritti dai governi nel 2000. Ora il progetto è ancora più ambizioso: non solo gli Obiettivi sono 17 ma non si accontentano più di risposte generiche o di interventi a pioggia. I 17 obiettivi si devono integrare perché, e la ricerca di Unrisd cerca di dimostrarlo, solo in questo modo si può rispondere a sfide e rischi globali, “mordendo” le cause e non solo curando gli effetti.

           

          L'ambizione è superare le lacune dei vecchi Obiettivi del Millennio «senza lasciare indietro nessuno» attraverso Transformative change, ossia cambiamenti che coinvolgono tre dimensioni:  economia, ambiente e società. Nel dibattito teorico sullo sviluppo è un passo chiave perché, in sostanza, da un approccio settoriale si mira a interventi integrati dove l’innovazione tecnologica ha una parte rilevantissima ma solo se coniugata in maniera integrata. In teoria, ma in pratica? Cosa, si chiede il documento, deve accadere per consentire all’Agenda  2030 di  mantenere la sua promessa di trasformazione attraverso politiche che coniughino economia ambiente e società? Secondo la ricerca bisogna cominciare a condividere le innovazioni che riflettono un interesse comune nella fornitura di soluzioni per problemi complessi e che interessano tutti i Paesi del pianeta. Che, pur se a diverso titolo, li devono affrontare. Il rapporto sostiene che solo così si può spezzare il circolo vizioso che produce povertà, disuguaglianza e degrado ambientale: aggredendo le cause e non i sintomi.

           

          Un altro esempio analizzato è l’applicazione della Mahatma Gandhi National Rural Employment Guarantee Act (MGNREGA), legge indiana sul lavoro e il welfare che garantisce almeno  100 giorni di lavoro subordinato ogni anno per famiglia rurale. Giorni di lavoro che sono dedicati alla conservazione ambientale, alla gestione delle risorse naturali (compresa la creazione di beni durevoli), alla sicurezza sanitaria legata al controllo dell’acqua, alla conservazione del suolo e a una maggiore produttività della terra. Fin dalla sua approvazione nel 2005  ha offerto lavoro a milioni di famiglie ogni anno coinvolgendo circa il 30% dei nuclei famigliari rurali dell’India. Non di meno, i due casi brasiliano e indiano, sono analizzati criticamente e non solo sotto il profilo dell'innovazione: ad esempio la difficoltà nel monitoraggio della possibilità di accedere alle risorse e la designazione di zone ecologicamente sensibili nel caso di Bolsa Verde o talune scelte dei funzionari governativi nel caso dell’India.