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    19 gennaio 2018 - 12:30

    Primi passi

    Migliorare la vita delle persone più svantaggiate a partire dalla prima infanzia

    Quante probabilità ha un bambino povero di diventare un adulto povero? Secondo Eurostat in Europa il 26,9% della popolazione a rischio povertà o esclusione sociale è rappresentata da minorenni, un dato maggiore degli adulti e degli anziani, rispettivamente al 24,7 e al 17,4. Secondo l’istituto europeo di statistica questa percentuale cresce con l’abbassarsi del livello scolastico dei genitori.  Nel 2015, quasi due terzi (65,5%) di tutti i bambini con genitori con livelli scolastici bassi erano a rischio povertà, a confronto con il 30,3 di coloro con genitori con un livello scolastico medio e 10 con un livello scolastico alto. Una correlazione confermata in tutti e 28 i Paesi Ue. In sostanza esiste un rapporto diretto tra condizione economica e scolarità, ma anche tra condizione dei genitori e futuro dei figli. Anche nell’Europa del Welfare State chi nasce povero rischia di rimanerlo per tutta la vita. Secondo Save the Children la povertà educativa riguarda un adolescente ogni 5, privato della possibilità di costruirsi un futuro.

    “Coloro che vivono in situazioni di avversità e deprivazione persistenti possono perfino aver perduto la motivazione per desiderare un cambiamento radicale delle circostanze” ha detto Amartya Sen, premio Nobel per l’economia nel 1998.

    Il Gruppo Generali ha lanciato il progetto The Human Safety Net (THSN), destinato a persone svantaggiate attraverso programmi di protezione, training e mentoring, per trasformare e migliorare la loro vita, quella delle loro famiglie e delle comunità in cui vivono.

    Una delle tre aree di intervento riguarda proprio la famiglia e si ispira all’obiettivo numero 10 dei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) dellAgenda 2030 dellONU, quello sulla riduzione delle diseguaglianze. Lo scopo è di intervenire per interrompere la catena che trasforma un bambino povero quasi certamente in un adulto povero lavorando sul capitale umano.

    Le differenze nella formazione di capitale umano, nella prima infanzia, sono in larga misura spiegate da differenze nell’ambiente famigliare: il gap tra bambini svantaggiati e avvantaggiati si manifesta già nei primi anni di vita e interventi precoci possono migliorare significativamente le capacità cognitive e le condizioni di salute dei bambini più svantaggiati.

    Come scriveva già alla fine dell’Ottocento un altro premio Nobel, Alfred Marshall, nei suoi Principi di Economia, “il più prezioso di tutti i capitali è quello investito negli essere umani; e di quel capitale la parte più preziosa è il risultato delle cure e della influenza materne”.

    Non esiste solo la scuola. Molto importanti sono anche l’alimentazione, le condizioni di salute e gli spazi di gioco, scambio e apprendimento, spesso assenti o insufficienti in contesti periferici e ad alto rischio di esclusione sociale. Perché, come spiega sempre Sen, “la capacità di una persona di vivere bene si definisce in termini di un insieme di stati di essere e fare, come essere in buona salute o avere buone relazioni sentimentali, cui essa ha effettivo accesso [e] la sua capacità di acquisire rappresenta effettivamente l’opportunità di perseguire i propri obiettivi”.