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          Generali per l’Europa: il manifesto pacifista di Edmondo Richetti

          I fascicoli personali dei dipendenti Generali possono riservare piacevoli sorprese, perfino un accorato appello alla pace tra gli Stati europei per allontanare gli orrori della guerra.

          È proprio ciò che si trova nel dossier di Edmondo Richetti, dirigente di Generali, triestino e poi residente a Vienna, imprenditore dinamico e visionario, cosmopolita cittadino del mondo.

          Si tratta di un invito alla seduta di fondazione dell’Europäischer Staatenbund, Unione degli Stati Europei, da lui indetta a Vienna nel maggio 1914 per promuovere la pace, portatrice di benessere economico, contro la guerra e le spese militari che trascinano i popoli nella miseria. Richetti voleva che l’Europäischer Staatenbund fosse una grande associazione e potesse contare su soci in ogni angolo d’Europa.

          Generali per l’Europa: il manifesto pacifista di Edmondo Richetti

          Manifesto Europäischer Staatenbund (Unione degli Stati europei) di Edmondo Richetti (Vienna, maggio 1914)
          Archivio Storico Assicurazioni Generali
          ph. Massimo Gardone

          L’opuscolo, una brochure di quindici pagine, anticipa di mezzo secolo lo spirito della Comunità Europea nella sua idealità più alta, come antidoto alla guerra. Era un’unione che partiva dal basso, come mezzo per indurre i governi a un cambio di rotta della linea economica. 

          Si tratta di un documento rivoluzionario. I quattro obiettivi dell’Europäischer Staatenbund erano: il disarmo, l’istituzione dell’assicurazione sulla vita obbligatoria per tutti i cittadini, l’introduzione di un’unica tassazione diretta, la libera circolazione dei generi principali. Siamo nell’epoca di Nobel e dei primi movimenti per la pace, che intendevano affidare la risoluzione delle controversie tra gli Stati a corti arbitrali internazionali piuttosto che alle armi. L’avversione per la guerra, motivata da ragioni economiche, avvicina il dirigente di Generali al saggista britannico Norman Angell, premio Nobel per la pace nel 1933, e al magnate e filantropo americano Andrew Carnegie, entrambi citati nello Staatenbund. L’opuscolo, pur senza nominarla, richiama anche le posizioni della giornalista Bertha von Suttner, autrice del bestseller Die Waffen nieder (“Giù le armi”) e promotrice di un’altra associazione di Stati europei per la pace.

          Richetti avrebbe voluto far avere la brochure anche a Nicola II, perché l’ultimo zar, alla fine dell’Ottocento, aveva acceso le speranze di tanti, promuovendo una conferenza internazionale per il disarmo, ma dopo l’attentato di Sarajevo del 28 giugno 1914, gli eventi precipitarono. Richetti scomparve il 12 agosto, ed ebbe solo il tempo di assistere, preoccupato e sgomento, alle dichiarazioni belliche incrociate tra i principali Stati europei. 

          La storia dell’opuscolo e la biografia di Richetti ci riportano alla complessità di Trieste in età asburgica, e all’equilibrio di Generali, una società dalle tante sfaccettature. 
          Importante famiglia ebraica di Trieste, i Richetti svolsero funzioni rilevanti, oltre che nella vita cittadina, anche alle Assicurazioni Generali per almeno tre generazioni. Il padre, Eugenio, fu agente delle Generali a Leopoli, in Galizia, dove nel 1855 nacque uno dei tre figli, Egidio, che a sua volta fu dipendente dell’Agenzia di Fiume e di Praga. Gli altri due figli, Ettore ed Edmondo, ebbero un ruolo di primo piano alla Direzione di Trieste: Ettore, avvocato, fu consigliere di amministrazione dal 1896 al 1915, diventando quell’anno direttore, mentre Edmondo ricoprì la carica di segretario generale per quasi due decenni, fino al 1909, a capo di una segreteria con funzioni molto vaste, e poi quella di direttore gerente fino al 1913. Negli ultimi mesi di servizio fu elevato direttore.

          L’opuscolo Europäischer Staatenbund esprime certo una sua posizione personale, ma è legato a Generali e al contesto dell’epoca per due ragioni. In primo luogo, Richetti incarna alla perfezione il profilo dei funzionari Generali del tempo, con una formazione di tipo commerciale e cosmopolita, capace di lavorare indifferentemente a Vienna e a Trieste, Venezia, Praga e Budapest, impiegando il tedesco come lingua franca. In secondo luogo, Richetti è l’epitome dello Zeitgeist della Trieste asburgica, incarna il legame tra Generali e la comunità, all’insegna dei valori di internazionalità, prosperità e benessere garantiti anche dalla funzione previdenziale dell’assicurazione e, all’insegna della pace.

          Il legame tra Generali e l’Europa emerge dalla storia della Compagnia: a pochi anni dalla fondazione dell’azienda, si svilupparono agenzie in tutto l'Impero Asburgico, nella penisola italiana, nei maggiori porti francesi, in stati tedeschi come Prussia, Sassonia e in città come Monaco, Amburgo, Lipsia, Hannover. Dopo il crollo dell’Impero asburgico seguito alla prima Guerra mondiale, Edgardo Morpurgo, il nuovo presidente, dovette gestire la riorganizzazione del gruppo, in particolare nell’Europa orientale. Nelle nuove capitali dei paesi creati dalla dissoluzione dell’Impero Asburgico le agenzie generali furono trasformate in direzioni territoriali nazionali. Il secondo conflitto mondiale e il secondo dopoguerra ebbero una portata devastante anche per l’azienda: dapprima Generali subì il blocco dei beni e la paralisi del lavoro nei paesi diventati nemici e poi, a guerra finita, la perdita totale dell’attività e degli immobili nell’Europa centro-orientale, dove era radicata fin dalle sue origini. II volume di affari calò del 27% e impose la ricerca di nuovi mercati e nuovi percorsi di internazionalizzazione.Tuttavia, Generali non tradì la sua vocazione europea. Nel secondo dopoguerra, partecipò in modo originale e competente alla costruzione di una nuova integrazione europea, soprattutto economica, che si affermava sulla spinta della ricostruzione e del Piano Marshall (ufficialmente chiamato European Recovery Program), continuando l’eredità morale di Richetti e il suo pensiero europeista.