Generali Group

                                 

          Edmondo Richetti, europeista prima dell’Europa

          Onorevole Friedrich Ambiel – Seduta plenaria Parlamento Europeo - Bruxelles
           

          Appunti per un discorso di commiato 

          Onorevoli colleghi,

          prendo la parola per l’ultima volta oggi, al mio terzo mandato di parlamentare europeo, per sopraggiunti limiti di età non mi ricandiderò per un seggio e quindi a partire dal prossimo mese qualcun altro occuperà questo mio scranno.
          Sono stati anni pieni di amore per questo luogo e questo continente.
          Io vengo da una nazione, l’Austria, che con la dominazione asburgica aveva, anche se in maniera non democratica, mostrato come un’unità di popoli, lingue e nazioni potesse creare benessere, progresso e pace.  
          Ecco perché vorrei citare le parole di un uomo che come me era austriaco, anche se era nato a Trieste, come me era di confessione ebraica, come me amava l’Europa e l’amava molto prima che si potesse immaginare un’idea di Europa e la scintilla che accendeva la sua idea di Europa era una scintilla di pace.
          Quell’uomo si chiamava Edmondo Richetti.
          Poco prima dello scoppio della Prima Guerra Mondiale, Edmondo Richetti invitava i cittadini di tutta Europa ad associarsi nell’Europäischer Staatenbund: «Organisieren wir uns in eine grosse Vereinigung», era il suo grido di battaglia, «organizziamoci in una grande associazione», che possa contare su soci in ogni angolo d’Europa.
          Noi oggi ci siamo abituati al concetto di pace che vige nelle nostre nazioni anche grazie all’Istituzione di cui facciamo onorabilmente parte, ma la pace è una condizione senza la quale è impossibile immaginare qualsiasi possibilità di vita:
          «Tutti i popoli europei, senza distinzione di provenienza, vogliono la pace. – Diceva Richetti - Tutti i popoli, senza distinzione di classe, vedrebbero con gioia gli stati europei uniti e legati l’uno con l’altro, per allontanare gli orrori della guerra». 
          Edmondo Richetti è stato un imprenditore visionario, borghese ma a cui era stato dato un titolo nobiliare, capo della comunità ebraica, cosmopolita cittadino del mondo, dirigente di Generali, una delle più importanti compagnie assicurative del continente, uomo di affari ma anche umanista, interessato al mondo che lo circondava al punto da essere in rapporto con Sigmund Freud. È stato fondatore dell’associazione Europäischer Staatenbund (Unione degli stati europei), che promosse a Vienna nel 1914 perché «Non si vuole la guerra, ma la pace, non si vogliono quelle mostruose spese per gli eserciti che portano i popoli alla miseria, ma la ripresa economica e il benessere dei popoli».
          Parole che dovrebbero essere incise in questa aula parlamentare, e forse in ogni scuola di questo continente.
          Io le porterò con me perché il benessere dei popoli d’Europa possa diventare il benessere dei popoli nel mondo.

          Viva la pace. Viva l’Europa.

          Grazie

          LA STORIA

          LA STORIA

          Richetti fu segretario generale fino al 1909, poi direttore gerente di Generali – quando con le riforme statutarie che reintrodussero la carica di presidente il nome di questa funzione fu modificato – fino al 1913, alle soglie del pensionamento e della scomparsa, avvenuta nell’agosto del 1914 a Reichenau, in Austria. Negli ultimi mesi di servizio fu elevato direttore.
          Importante famiglia ebraica triestina, i Richetti svolsero funzioni rilevanti, oltre che nella vita cittadina, anche in Generali, per almeno tre generazioni.
          Richetti incarna alla perfezione il profilo dei funzionari Generali del tempo: con una formazione superiore di tipo commerciale, inizia la sua carriera a Vienna, sede della prima società figlia del Gruppo e solo in seguito approda alla Direzione centrale di Trieste. Richetti esemplifica anche lo Zeitgeist della Trieste di epoca asburgica: mitteleuropeo, cosmopolita, colto, legato alle punte della modernità, rappresenta il legame tra Generali e la comunità di appartenenza, all’insegna dei valori di internazionalità, apertura e fiducia nel progresso, garantiti anche dalla funzione previdenziale dell’assicurazione, e non ultimo, all’insegna della pace.