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          Scommessa vietnamita

          Vinta la battaglia sul Covid-19 Hanoi vuole ripartire. Anzi lo ha già fatto

          Con 324 casi dall’inizio dell’epidemia nel Paese, 263 dimessi e nessun decesso*, il Vietnam è una sorta di caso studio del modo di affrontare la pandemia che non può risolversi solo con la casualità. Una rigida disciplina del lockdown con l'isolamento immediato delle aree a rischio (è stato forse il primo Paese a seguire l’esempio di Wuhan con la chiusura totale di un villaggio) sembrano essere gli elementi di un successo cui si devono probabilmente anche altri fattori come ad esempio la piramide demografica del Paese, un elemento su cui il Vietnam punta anche per ripartire.

          Con quasi 98 milioni di abitanti, il Vietnam ha una curva in ascesa e dovrebbe raggiungere i 100 milioni entro la fine del 2024 con un picco di circa 110 nel 2054. La popolazione del Vietnam aumenta di circa l'1% ogni anno (1 milione di persone) ma in realtà il tasso di crescita sta diminuendo: quello di fertilità, che nel 1980 era di 5 nascite per donna, si è ridotto ora a 2 in seguito alle politiche per limitare un'espansione troppo rapida della crescita. Politiche che ora richiedono un’inversione e così il governo ha appena introdotto misure di incentivo per invertire i tassi di fertilità in calo, incoraggiando  i giovani vietnamiti a sposarsi a 30 anni per scongiurare i problemi sociali tipicamente associati a popolazioni che invecchiano troppo rapidamente e che rischiano cioè di far trovare il Paese con più anziani che giovani.

          Quello di un rallentamento della crescita demografica non è l’unico problema di un Paese che si è scoperto una vocazione allo sviluppo già alla fine del secolo scorso quando le rigide regole del mercato socialista sono state infrante dalla politica riformista del Doi Moi. I disastri naturali legati al clima, hanno ucciso 15 persone e distrutto circa 1.700 case nei primi cinque mesi del 2020, secondo un rapporto pubblicato in maggio dal Comitato sul controllo e la prevenzione delle catastrofi naturali. Con perdite stimate a circa 140 milioni di dollari a causa di condizioni meteorologiche estreme con migliaia di ettari di riso e prodotti orticoli danneggiati e oltre 50mila case lesionate.

          Eppure il Paese guarda avanti, anche nel settore della lotta al climate change: sebbene sinora  il costo dello sviluppo di energia rinnovabile resti più elevato rispetto a quello tradizionale, il Vietnam ha già in corso 92 progetti di energia solare e 10 di energia eolica con una capacità totale di quasi 6.000 MW. Non è molto, ma indica una tendenza che è aperta a investimenti esteri ai quali il Vietnam riconosce competenze migliori di quelle nazionali. L'Unione europea e l'Agenzia di sviluppo francese (Afd) hanno appena raggiunto un accordo col governo per rafforzare la  cooperazione “green” e  aumentare la capacità di resistenza del Vietnam ai cambiamenti climatici e ai rischi naturali. Si tratta di una sovvenzione di oltre 20 milioni di dollari che ha l’obiettivo di lavorare alla progettazione di piani  di investimento cofinanziati nel periodo 2021-29 per un importo totale stimato di circa 240 milioni di dollari. Non si tratta per ora di grosse cifre ma indicano però una direzione sia da parte di alcuni partner stranieri, sia soprattutto da parte del Vietnam che sta dimostrando di avere l’”occhio lungo”.

          Giovani e famiglie, attenzione agli investimenti stranieri, economia green dunque, ma anche attenzione a un welfare esteso anche dove lo Stato e la struttura formale non arrivano, ossia all’ampia fetta di lavoro informale che anche in Vietnam costituisce un segmento chiave dell’economia locale. Il Dipartimento per la sicurezza sociale (Vss) ha ad esempio notato che il numero di persone che hanno aderito all'assicurazione sociale volontaria è diminuito drasticamente a causa della pandemia Covid-19, i cui effetti si sono fatti ovviamente sentire – seppur meno che altrove - anche qui. Nella prima metà del 2020 infatti, molte imprese hanno ridotto il personale e molti lavoratori hanno temporaneamente sospeso il lavoro o concluso il contratto temporaneo. Ciò  ha fatto diminuire l’adesione al piano di assicurazione volontaria che il governo vorrebbe portare ad almeno 800mila unità all’anno. Il piano è recente e coinvolge come si vede una parte ancora molto bassa della forza lavoro informale ma nel 2019 la crescita delle polizze prometteva bene anche per una politica di diffusione dell’informazione sui vantaggi delle coperture che ha avuto una battuta d’arresto col virus. Maiinh Mai Hạnh, vicedirettore della divisione Entrate del Vss citato dalla stampa locale, ha dichiarato che sino ad ora circa 557.000 hanno un'assicurazione sociale volontaria, il che indica una riduzione di 16.000 rispetto alla fine dello scorso anno e un calo di 11.000 rispetto a marzo questo anno. Ma – ha aggiunto – l’obiettivo di una risalita è ancora possibile.

          * Al 20 maggio 2020

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