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          Il calo del turismo e la sua capacità di resilienza

          Oltre alle perdite umane che, secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità erano alla fine del week end – nel bilancio di domenica 29 marzo  -  oltre 30mila (con 638.146 casi accertati e 203 Paesi o territori colpiti), la ripresa dell’economia resta una delle preoccupazioni maggiori nelle future politiche dei governi. Ma non c’è solo il comparto eminentemente industriale, che riguarda fabbriche e produzione manifatturiera, o quello primario con la produzione e le scorte di cibo, in parte compromessi dalla mancanza di manodopera stagionale per la raccolta dei prodotti agricoli nelle economie più sviluppate. Il virus colpisce infatti anche il settore dei servizi e anche il comparto di quel che potremmo chiamare divertimento: i viaggi ad esempio, in una parola il turismo, una delle attività economiche  più importanti a livello globale.

          Secondo la World Tourism Organization  (Unwto) – autorità indiscussa in materia - un calo atteso tra il 20-30% in meno degli arrivi nelle mete turistiche potrebbe tradursi in una perdita delle entrate internazionali generate dal settore stimabile tra i  300 e i 450 miliardi di dollari, quasi un terzo dei 1500 miliardi di dollari generati nel 2019. Una perdita secca che non ha precedenti:  nel 2009, a seguito della crisi economica globale, gli arrivi di turisti internazionali diminuirono del 4% e il turismo si dimostrò anzi uno dei pochi settori a riprendersi più velocemente. Quanto all’epidemia di Sars, nel 2003 il calo registrato fu solo dello  0,4%.

          Secondo il World Travel & Tourism Council – il più importante gruppo privato che riunisce oltre 200 amministratori delegati e presidenti delle principali società di viaggi e turismo del mondo -  nel 2019, il settore Travel & Tourism ha registrato una crescita del 3,5%, superando quella dell'economia globale (2,5%) per il nono anno consecutivo. Negli ultimi cinque anni, il settore ha creato un nuovo posto di lavoro ogni quattro, facendo del Travel & Tourism un alleato prezioso dei governi nel settore dell’occupazione. L'ultima ricerca annuale del Wttc, in collaborazione con Oxford Economics, mostra che nel 2019 l'impatto diretto, indiretto e indotto di Travel & Tourism ha rappresentato: oltre il 10% del Pil globale; 330 milioni di posti di lavoro (un posto di lavoro su 10 in tutto il mondo); 948 miliardi di dollari di investimenti di capitale (4,3% degli investimenti totali).

          Se il turismo è dunque tra i settori più colpiti con una perdita di posti di lavoro calcolabile in decine e decine di milioni di unità (circa l'80% delle imprese turistiche è inoltre costituito da piccole e medie imprese) il comparto potrà però essere anche uno dei canali di traino della ripresa come già in passato. Il settore ha infatti aperto la strada alla creazione di possibilità  di lavoro e altre opportunità per le donne, i giovani e le comunità rurali, acquisendo di fatto la  capacità di incidere in modo importante su più livelli della società. L'Unwto sottolinea la capacità di ripresa dimostrata storicamente dal turismo e la sua capacità di ricreare nuovi posti di lavoro dopo le situazioni di crisi. Questa volta però, più di prima, diventa necessaria la cooperazione internazionale con la garanzia che il settore – dice l’organismo dell’Onu -  sia al centro anche degli sforzi di ripresa dei singoli governi.


          Risorse:
          Il sito del Who: www.who.int
          Il sito dell’Unwto: www.unwho.org
          Il sito di Wttc: www.wttc.org