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          Dal mototaxi al ministero

          La storia di Nadiem Anwar Makarim, classe 1984 e attuale  ministro dell'istruzione e della cultura dell’Indonesia, è abbastanza sintomatica della direzione che ha preso l’Asia orientale nei confronti dell’innovazione e delle idee che possono cambiare l’economia. Il giovane ministro è stato scelto dal presidente Joko “Jokowi” Widodo, eletto l’anno scorso al suo secondo mandato: Jokowi, che ha fama di essere un riformista, vuole rafforzare l’economia del suo Paese che potrebbe diventare, sosteneva qualche anno fa una proiezione del McKinsey Global Institute, la settima economia più grande del mondo entro il 2030. Jokowi vuole soprattutto eliminare la corruzione, snellire la burocrazia e attrarre capitali. Ma vuole anche innovare, trovare nuove soluzioni che consentano impiego e profitti allargando la platea, oltre che di chi lavora, di chi consuma. Prima di Jokowi peraltro, si erano già accorti di Nadiem: col ministro delle finanze dell'Indonesia, Sri Mulyani, Nadiem era già stato scelto nel 2018 come uno dei commissari di Pathways for Prosperity for Technology and Inclusive Development, un gruppo di imprenditori, funzionari governativi e membri della società civile che mirano a modellare il modo in cui i Paesi si adattano alle nuove innovazioni che cambiano la cultura della forza lavoro. Un’iniziativa che fa capo alla Oxford University. 

          Cosa ha fatto, ho meglio inventato e strutturato, Nadiem? Makarim ha messo assieme due elementi: il deficit di trasporto pubblico in un Paese con 270 milioni di anime e alcune esperienze nate altrove in Asia – soprattutto in Thailandia – per le consegne in motorino. Contrariamente a Paesi come il Vietnam o la Thailandia, Nadeim aveva però a disposizione un mercato molto più grande. Si trattava solo di coniugare trasporto pubblico, consegne, trasporto di cose più o meno ingombranti e farsi pagare. Ma ci voleva una super App per fare tutto ciò. Se non sappiamo con certezza la data in cui è nato in Indonesia  il primo  mototaxi – ojek in lingua locale -  sappiamo con certezza quando è nata la prima app per servirsene e risolvere dunque il problema della distanza nel vasto arcipelago: la “GoJek Super App”, che secondo l’azienda creata da Nadiem ha una rete di oltre due milioni di autisti diffusi in tutta l’Indonesia, è la seconda in Asia dopo la rivale Grab, già MyTeksi e GrabTaxi, un vero colosso regionale: società di servizi di consegna e pagamento digitale, ha sede a Singapore ma ha aperto persino un ufficio in America. Fondata nel 2009 GoJek ha comunque fruttato, in meno di dieci anni al suo creatore inventore, una valutazione di oltre dieci miliari di dollari e ne ha fatto una decacorn, ovvero una start-up appunto da 10 miliardi. Con l’app GoJek si può fare praticamente tutto: prenotare un ojek, ordinare cibo, spedire pacchi e pagare tutto via telefono. Nel 2016 Nadiem è stato Asian of the Year (premio del  quotidiano di Singapore The Straits Times). Poi nel 2019 la chiamata come ministro. 

          Nadiem deve probabilmente ancora stupirci. E’ al suo posto da poco tempo e, soprattutto, il suo Paese, più di altri in Asia, è stato stravolto dal Covid. Al momento si sta preoccupando di attrarre capitali e far ripartire l’economia. Il governo indonesiano, per esempio, ha istituito una task force speciale per attrarre le imprese che lasciano la Cina e facilitare il loro trasferimento in Indonesia. La cosa interessa soprattutto società americane, giapponesi e sudcoreane che stanno discutendo con l'Investment Coordinating Board (BKPM) in merito alla loro potenziale delocalizzazione nei distretti industriali di Batang e Brebes (Giava centrale), attualmente in fase di sviluppo. E’ uno degli  sforzi di Giacarta per far fronte  all’impatto del Coronavirus  sugli investimenti esteri diretti, che sono scesi – riporta in questi giorni la stampa locale - del 9,2%. 

          Quanto a Nadiem per ora il suo impegno è quello di introdurre un nuovo sistema di istruzione che migliori la qualità e il livello dei diplomati indonesiani. Come? “Vogliamo che comunità, aziende, organizzazioni senza scopo di lucro e start-up con   tecnologie sull’istruzione lavorino insieme per migliorare i risultati dell’apprendimento”, ha detto in un’intervista (che si può leggere qui). Investire sui cervelli insomma, per produrre sempre più nuove idee.