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          07 giugno 2019 - 14:00

          Lettere da Bruxelles

          Scambi internazionali

          Quanto esposto nel precedente articolo Lettere da Bruxelles – Crescita e Risparmio si può sintetizzare sotto il profilo della spesa. Nel 2017 alla formazione del PIL nell’UE-28 hanno infatti contribuito: la spesa per consumi delle famiglie (55,7%), la spesa delle pubbliche amministrazioni (20,1%), la bilancia commerciale (3,8%) e la spesa per investimenti fissi lordi (20,5%).

          Fonte: EUROSTAT

          Questi ultimi nel decennio registrano una non lieve flessione (erano quasi il 23% nel 2007) e il decremento è tanto della percentuale della componente pubblica (dal 3,2% al 2,8%) come del settore privato (imprese e famiglie) che passa dal 19,1% al 17,9%.

          Fonte: EUROSTAT

          Fonte: EUROSTAT

          I valori più elevati degli investimenti delle imprese si trovano in Irlanda (27,2%) e Svezia (17,2%), mentre di quelli delle famiglie sono in Finlandia (6,5%) e Germania (6,0%).

          Fonte: EUROSTAT

          Fonte: EUROSTAT

          In questo quadro sono significativi gli andamenti del commercio internazionale, nel quale i maggiori players nel mondo sono USA, Cina e UE.
          Nel 2017 gli scambi dell’UE-28 (importazioni + esportazioni) risultano di 3.735 miliardi di euro, un valore superiore di circa il 3% rispetto alla Cina e agli USA.
          Più in particolare, le esportazioni UE nel complesso sono state nel 2017 il 15,6% del totale mondiale, mentre quelle cinesi hanno raggiunto il 17% e quelle USA poco meno del 12%.

          Fonte: EUROSTAT

          Allo stesso tempo, le importazioni più elevate sono risultate quelle USA (17,6%), seguite da UE (14,8%) e Cina (12,4%).

          Fonte: EUROSTAT

          Dal 2013 l’UE registra un surplus della bilancia commerciale, esiguo ma costante, con un valore di 23 miliardi di euro nel 2017.

          Tra gli Stati membri, è la Germania a registrare la quota più elevata di scambi extra UE (23% dell’export e quasi il 19% dell’import), seguita da UK, Italia e Francia.

          Quanto al surplus commerciale, è sempre la Germania ad avere quello più elevato (più di 181 miliardi di euro), seguita da Italia (oltre 39 miliardi) e Irlanda (32,6 miliardi).

          I disavanzi più elevati sono quello olandese (-129,4 miliardi: ma la cifra non dà conto del fatto che Rotterdam è il maggior porto europeo di arrivo delle merci extra UE, che quindi gravano contabilmente sulla bilancia olandese) e britannico (-69,2 miliardi).

          Gli USA sono il maggior mercato di sbocco delle esportazioni UE, con una quota pari al 20% del totale dell’export, seguiti dalla Cina (10,5%).

          Notevoli variazioni si sono verificate tra 2007 e 2017: oggi il mercato di sbocco principale sono gli USA (20% dell’export UE), ma le esportazioni verso la Cina (10,5%) si sono triplicate (mentre le importazioni da quel Paese sono aumentate del 60%) e quelle verso la Corea del Sud raddoppiate. Più modesta la crescita verso il Giappone (39%) e si registra una flessione verso la Russia (-3%).

          Ma il commercio tra i diversi paesi membri dell’UE ha un ruolo più importante di quello extra-UE ed è così per ogni singolo stato membro: nel 2017 esso ha raggiunto 3.347 miliardi di euro, un valore superiore del 78% al livello delle esportazioni UE verso paesi terzi.

          Anche in questo caso la Germania ha un ruolo di primazia (24% dell’export verso i paesi membri e poco meno del 21% nell’import). Seguono UK, Italia e Francia, rispettivamente con il 10,9%, il 10,6% e il 10,4% dell’export.

          Fonte: EUROSTAT

          Nel complesso, il commercio internazionale seguito dall’UE può essere ricondotto ad un modello di tipo “orizzontale”, in cui un paese importa ed esporta prevalentemente beni appartenenti al medesimo settore merceologico. E’ un caso di concorrenza monopolistica in cui ad ogni paese conviene specializzarsi in una gamma ristretta di produzioni al fine di ampliare la scala produttiva e ridurre i costi. I consumatori ne beneficiano perché si registrano una riduzione dei prezzi e una maggiore disponibilità e varietà di beni di consumo. In tal modo, la grande apertura internazionale offre un’importante opportunità di crescita economica e, non a caso, per sorreggere questo impianto produttivo proteso verso l’estero, la UE si è dotata di una politica commerciale comune che prevede che la Commissione Europea abbia titolarità esclusiva nel legiferare in materia commerciale e sia l’unico soggetto legittimato a negoziare gli accordi commerciali con paesi terzi, rappresentando così gli interessi di tutti i 28 Stati membri.