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          20 giugno 2019 - 18:15

          Lettere da Bruxelles

          Cambiamento demografico e spesa sanitaria

          Uno dei cambiamenti più rilevanti del futuro dell’UE-28 sarà l’invecchiamento demografico, determinato dalla combinazione fra aumento della speranza di vita e bassi livelli di fecondità. Al 1° gennaio 2017, la popolazione dell'UE-28 era stimata 511,5 milioni di persone, con un’età mediana intorno a 42 anni (nel mondo essa era pari a meno di 30 anni). I giovani (0-14 anni) costituivano il 15,6 %, mentre le persone considerate in età lavorativa (15-64 anni) ne rappresentavano il 65,0 %, con una percentuale di anziani (dai 65 anni in su) che si attestava al 19,4 % (2,4 % in più rispetto al 2007).  

          Fonte: EUROSTAT

          La percentuale più alta di giovani rispetto alla popolazione è in Irlanda (21,1 %), quella più bassa in Germania (13,4 %). Per quanto riguarda gli anziani, l'Italia (22,3 %), la Grecia (21,5 %) e la Germania (21,2 %) hanno registrato le percentuali più elevate, l'Irlanda la percentuale più bassa (13,5 %).

          Fonte: EUROSTAT

          Questa quota di popolazione è in aumento in ogni Stato membro e negli ultimi dieci anni l'incremento oscilla tra il 4,9% a Malta, 4,4% in Finlandia e l’1,4 % in Belgio e Germania (0,1% in Lussemburgo).  

          Le ultime serie di proiezioni demografiche Eurostat indicano che la popolazione dell'UE-28 crescerà fino a raggiungere un picco di oltre 528 milioni attorno al 2050, per poi scendere progressivamente a 518 milioni entro il 2080. La contrazione e l'invecchiamento della popolazione europea potrebbero essere parzialmente compensati se le attuali tendenze migratorie dai paesi meno sviluppati persistessero nel futuro, anche se esse non sarebbero comunque capaci di determinare una completa inversione di tendenza.

          Fonte: EUROSTAT

          Fonte: EUROSTAT

          Fonte: EUROSTAT

          Anche se gli effetti dell'invecchiamento demografico sulla spesa sanitaria possono essere talvolta sovrastimati, resta indiscutibile che un invecchiamento in buona salute dovrebbe essere un obiettivo centrale di tutti i programmi di sanità pubblica nei paesi in cui la parte alta della piramide dell’età si allarga cospicuamente. Sono infatti numerose le aree d'impatto dell'invecchiamento, dalla salute mentale al carico stimato di malattie come l'influenza e l'epatite B, fino all’incidenza delle patologie cardiovascolari e oncologiche. Su tutto questo vi è una crescente necessità di copertura, che in tutti i paesi dell’UE la spesa pubblica non riesce e probabilmente non riuscirà a garantire adeguatamente. La Commissione europea prevede un ulteriore aumento dell’incidenza sul PIL della spesa sanitaria pubblica, che nello scenario delineato dal Gruppo di lavoro UE sull’invecchiamento rappresenterà fino al 2060 almeno un altro punto di PIL ovvero, secondo lo “scenario di rischio” dello stesso gruppo, altri 1,6 punti percentuali.

          Se si considera la spesa sanitaria privata, le prestazioni pagate di tasca propria dai contribuenti raggiungono in Italia i 35,2 miliardi (il 50% in più rispetto ad inizio millennio), con un valore tre volte superiore a quello della Francia, due volte rispetto al Regno Unito e una volta e mezza in confronto alla Germania. Solo l’11% degli italiani è beneficiario di una sanità complementare, contro il 22% dei tedeschi, l’82% dei belgi e il 95,5% dei francesi (fonte Assidai).