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          16 gennaio 2019 - 17:00

          Tra cambiamenti climatici e interventi dell’uomo

          Oltre il 75% del suolo del mondo si trova in condizioni di estremo degrado

          Lo studio “Unprecedented climate events: Historical changes, aspirational targets, and national commitments”, realizzato da un team di ricercatori statunitensi sostiene che dovremo abituarci alla crescente frequenza degli eventi meteorologici estremi, a causa dei cambiamenti climatici. Secondo gli esperti, le ondate di caldo potrebbero quintuplicare la loro frequenza nel 50% dell’Europa e nel 25% dell’Asia orientale nei prossimi anni, mentre le probabilità di piogge torrenziali diventeranno 3 volte maggiori rispetto a oggi, nel 35% dell’America del Nord e dell’Asia orientale.

          Catastrofi naturali in forte crescita, significa anche un’impennata di danni economici il cui peso è già oggi rilevante, tanto è vero che la lotta ai cambiamenti climatici è diventata una priorità. Nel 2008, l’UE aveva adottato una strategia di riduzione del 20% delle emissioni di gas serra rispetto ai valori del 1990. Il traguardo è già stato raggiunto nel 2015 e le ultime previsioni parlano di un -26% nel 2020, anche se non mancano situazioni critiche. A Londra, ad esempio, ogni anno muoiono circa 9.000 persone per cause legate all’inquinamento atmosferico. La capitale inglese non è certo una eccezione. Infatti, il 95% della popolazione mondiale respira aria inquinata e questo significa aumentare i rischi di ictus, infarto, malattie polmonari, patologie tumorali, con effetti che impattano maggiormente sulle comunità più povere.

          Un report dell’Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services (IPBES) sostiene che, tra cambiamenti climatici e interventi dell’uomo, oltre il 75% del suolo del mondo si trova in condizioni di estremo degrado. Senza interventi correttivi, la percentuale di territorio degradato arriverà al 95% nel 2050, costringendo qualche milione di persone a migrare a causa del crollo della produzione di cibo e della scarsità di acqua.

          Il suolo è una risorsa non rinnovabile che viene consumata dalle attività dell’uomo: costruzione di nuovi edifici, capannoni e insediamenti, siti industriali, strade, disboscamenti, porti e ferrovie, sono tutti pezzi di territorio naturale che vengono trasformati in maniera irreversibile. Inevitabilmente, il processo ha seguito il ritmo di crescita delle varie economie e l’aumento del consumo di suolo è diventato un fenomeno globale. Nella sola Europa sono spariti oltre 19 milioni di ettari di terreno che, per rendere l’idea, equivale al doppio dell’Ungheria.

          Un suolo in condizioni naturali è in grado di fornire al genere umano gli strumenti necessari al sostentamento: servizi di approvvigionamento (prodotti alimentari e biomasse, materie prime, etc.); servizi di regolazione (regolazione del clima, cattura e stoccaggio del carbonio, controllo dell’erosione e dei nutrienti, regolazione della qualità dell’acqua, protezione e mitigazione dei fenomeni idrologici estremi, etc.); servizi di supporto (supporto fisico, decomposizione e mineralizzazione di materia organica, habitat delle specie, conservazione della biodiversità, etc.) e servizi culturali (servizi ricreativi, paesaggio, patrimonio naturale, etc.).

          Al di là dei grandi enunciati di fondo, è evidente la scarsa attenzione verso le scorrette pratiche agricole, zootecniche e forestali, ma anche verso le aggressive dinamiche insediative, la cementificazione, le variazioni d’uso e gli effetti locali dei cambiamenti ambientali che originano processi degradativi che progressivamente limitano la funzionalità del suolo. È chiaro che cambiamenti climatici, inquinamento dell’aria e consumo di suolo riguardano le persone di tutto il mondo.

          L’attività assicurativa si fonda sul rischio e i cambiamenti climatici influiscono pesantemente sul loro business. L’impatto delle catastrofi naturali che ha afflitto il pianeta negli ultimi vent’anni ha colpito oltre 5,4 miliardi di persone, causato oltre 1,7 milioni di vittime e 2,9 trilioni di dollari di danni (2017 l’anno record con danni per 330 miliardi di dollari).

          Aumentando la frequenza e l’intensità degli eventi naturali, come ci si attende per i prossimi anni, aumenteranno anche i danni economici. A loro volta gli assicuratori saranno chiamati a quantificare rischi sempre più imprevedibili e complicati, ma potranno fare affidamento sull’ innovazione tecnologica e tutte le opportunità che questa offre.

          Secondo diverse ricerche (ad esempio lo studio dell’Università della California – Davis intitolato “Social protection in the face of climate change: targeting principles and financing mechanisms”), l’assicurazione è lo strumento più efficace per aumentare la resilienza delle famiglie povere di fronte ai cambiamenti climatici, impedendo allo stesso tempo ad altri nuclei familiari di scivolare nella povertà.


          Generali si impegna a sostenere e promuovere alcune soluzioni ad alto valore aggiunto sotto il profilo sociale e ambientale. Per saperne di più visita la sezione prodotti assicurativi con valore socio-ambientale.