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    13 aprile 2017

    Disruption energetica

    Rischi e opportunità di un futuro più verde

    Le energie pulite hanno superato il carbone per capacità installata e stanno diventando più convenienti delle fonti tradizionali. Ma l’Economist avverte: attenti alle conseguenze per l’occupazione. La bolla incentivi rischia di scoppiare.

     

     

    Sparks, Nevada. È non lontano da questa cittadina americana di sessantamila abitanti che il colosso energetico Tesla sta costruendo la sua Gigafactory. È una fabbrica dalla superficie vastissima (qui la foto), pari a cento campi di calcio, dove verranno realizzate batterie agli ioni di litio. L’energia che servirà a farla lavorare arriva dal sole. La mega officina dovrebbe essere pienamente operativa dal 2018. Darà lavoro a ventimila persone, così almeno si stima. 

    L’obiettivo del fondatore di Tesla, Elon Musk, è di soddisfare con la sola Gigafactory la domanda globale di batterie per auto elettriche. La produzione di queste vetture è destinata a crescere. Le stime dicono che nella seconda metà di questo secolo se ne costruiranno almeno mezzo milione ogni anno. Tesla, come è noto, è nata in funzione di questo mercato, ancora molto di nicchia. E ora sta pensando anche di rendere i tettucci delle sue vetture alimentati con l’energia solare. Notizia recente, che ha fatto subito il giro del mondo. 

    Negli ultimi tempi s’è parlato molto anche delle ricerche degli scienziati della Chalmers University of Technology di Goteborg, in Svezia. Sono riusciti a fissare l’energia solare in un liquido, creando un sistema di accumulo energetico che non costa né inquina, e che permette per di più di usare l’energia nel momento in cui lo si desidera.

    Il fatto che l’auto – il bene di massa per definizione – tenda sempre di più alla sostenibilità ecologica e che lo stoccaggio di energia possa conoscere evoluzioni di questo tipo non sono sintomi, ma piene conferme del cambiamento rivoluzionario che il mondo dell’energia è destinato ad attraversare nei prossimi anni. E se non bastasse, si può ricordare che a livello mondiale le energie pulite hanno ormai superato il carbone per capacità installata. A questo si affianca l’ormai raggiunta parità di costo con le non rinnovabili, fotografata tra gli altri da uno studio di Lloyd’s Register.

    Il passaggio è cruciale. Significa, in pratica, che produrre energia da fonti rinnovabili – un’operazione che a oggi è stata soprattutto etica – è diventato molto conveniente, almeno quanto il ricorso a petrolio, carbone e gas. Forse di più. Ci si aspetta quindi che d’ora in avanti la curva delle rinnovabili si impenni. Ed è il fotovoltaico il comparto con più potenziale.

    Rischi e opportunità di un futuro più verde

    Una rivoluzione non si muove mai da sola. Nel documento The Forces of Transformation, PwC, uno dei giganti della consulenza, individua i cinque fattori che le daranno linfa. Il primo è la tecnologia, che rimodellerà il concetto di distribuzione che sin qui ha dominato la scena: quello centralizzato, pensato e rimasto così dai tempi di Edison.

    Rischi e opportunità di un futuro più verde

    Le tecnologie, l’intelligenza artificiale, l’Internet delle cose e le nuove capacità di stoccaggio lo renderanno sempre più interattivo e frammentato. Gli utenti, in altre parole, potranno essere autosufficienti e agganciarsi alla rete principale solo quando ne avranno bisogno. Per fare un esempio, abbastanza concreto, Nissan ha messo a punto - in collaborazione con Eaton - la xStorage, trasformando una batteria per le auto elettriche, giunta a fine ciclo, in una piattaforma di accumulo e gestione di energia per scopi domestici. Chi ha pannelli fotovoltaici installati sul tetto della propria abitazione può così accumulare energia e usarne quanto e come preferisce, evitando di assorbirne dalla rete centralizzata o scegliendo di farlo solo in precisi momenti. L’energia sarà sempre più on demand

    Il secondo fattore individuato da PwC è il surriscaldamento globale, che rende sempre più urgente il processo di transizione alle rinnovabili. Il settore Oil & Gas è tra l’altro responsabile dei due terzi dei gas serra presenti nell’aria.  Il terzo (demografia), quarto (cambiamenti geopolitici) e quinto (urbanizzazione) fattore sono tra loro strettamente correlati. In sintesi: la popolazione mondiale crescerà, nuove potenze emergeranno, le metropoli diventeranno sempre più grandi. È logico supporre che il mercato dell’energia dovrà necessariamente adattarsi a questi cambiamenti radicali.

    Tutto ruota intorno alla transizione energetica. Più le rinnovabili acquisiranno peso su scala mondiale, più questi cambiamenti incideranno sulla quotidianità. Ma per quanto la strada sembri tracciata, i tempi della rivoluzione non sono chiari. E su questo coglie un punto importante l’Economist in un articolo uscito a fine febbraio: una transizione accelerata potrebbe danneggiare le fonti non rinnovabili e i posti di lavoro che generano, e che proprio per questo si sta avvertendo l’esigenza di non correre troppo in fretta.

    “L’energia verde ha un segreto ‘sporco’. - scrive il settimanale britannico - Più viene dispiegata, più abbassa i prezzi delle altre fonti. Ciò rende difficile gestire il passaggio a un futuro senza carbone […] I politici vedono in questa scomoda verità una ragione per tirare il freno a mano sulle rinnovabili. In alcune parti dell’Europa e della Cina, gli investimenti sull’energia verde stanno rallentando, perché i sussidi sono stati tagliati”.

    Il tema dei sussidi è significativo, perché in molti Paesi l’enfasi sulle rinnovabili ha vissuto più del sostegno forte del pubblico che dell’effettiva domanda del mercato. Fortune ha citato il caso della Germania e della sua Energiewende, la svolta energetica. Da un lato, nel Paese è emersa con prepotenza una tensione ecologista che ha creato un nesso forte tra la società civile e la politica, portando quest’ultima a definire un percorso a tappe per promuovere le rinnovabili. E questo ha dato frutti eccellenti e ha collocato la Germania alla guida ideale di un movimento mondiale. Dall’altro, però, il percorso tedesco è stato guidato da una politica di incentivi per le rinnovabili che ha creato una bolla nel mercato, oltre a caricare più del dovuto la bolletta energetica dei cittadini. E in molti hanno iniziato a sbuffare.