26 giugno 2026
Generali alla London Climate Action Week 2026: promuovere la resilienza nell’agenda globale per il clima
Dati, prevenzione e riduzione del rischio: come il settore assicurativo contribuisce a costruire una transizione più resiliente
Alla London Climate Action Week 2026 (LCAW), Generali ha contribuito al dibattito internazionale su come trasformare gli obiettivi climatici in azioni concrete, con un’attenzione crescente a resilienza, prevenzione e riduzione dei rischi.
Attraverso la partecipazione a forum di alto livello, il Gruppo ha evidenziato l’evoluzione del ruolo dell’assicurazione: non più solo uno strumento per assorbire gli impatti, ma una leva per anticiparli e ridurli.
Il nuovo focus dell’azione climatica
Svoltasi a Londra dal 20 al 28 giugno, la LCAW ha riunito oltre 75.000 partecipanti in più di 1.000 eventi, coinvolgendo istituzioni, aziende ed esperti impegnati nella transizione verso un’economia a zero emissioni e più resiliente.
Nel 2026, il tema della resilienza è emerso con ancora maggiore centralità, insieme alla necessità di passare dall’impegno all’implementazione. Generali ha contribuito a questo confronto attraverso momenti chiave come il Climate Innovation Forum e la UNEP FI Global Round Table.
Resilienza fin dalla progettazione
Il contributo di Generali ha messo in luce una criticità strutturale: la resilienza è ampiamente riconosciuta, ma non è ancora pienamente integrata nei sistemi economici e finanziari.
Intervenendo in due panel, la Chief Sustainability Officer del Gruppo, Lucia Silva, ha affrontato proprio questo tema.
Integrare la resilienza nei processi decisionali
Al Climate Innovation Forum, “Resilient by Design: Embedding Resilience at the Heart of Climate Action”, Lucia Silva sottolineato il legame cruciale tra ambizione ed esecuzione: non è sufficiente comprendere meglio i rischi; questi devono anche essere pienamente integrati nelle decisioni aziendali e di investimento.
Troppo spesso la resilienza viene considerata un elemento da affrontare solo a valle, anziché un principio da integrare fin dall’inizio. Questo implica riconoscere che la resilienza non è solo una questione tecnica o finanziaria, ma anche sociale: l’adattamento climatico è fondamentale, ma non può funzionare senza società forti, inclusive e capaci di adattarsi.
Colmare questo divario richiede un approccio più integrato, che metta insieme dati, prevenzione e collaborazione tra diversi attori. Esempi concreti, come gli strumenti per le PMI e le partnership pubblico-private, dimostrano che questa integrazione può ridurre l’esposizione ai rischi e migliorare la resilienza nel lungo periodo.
In questa direzione si muovono iniziative come SME EnterPRIZE, che promuove la cultura della sostenibilità e supporta le piccole e medie imprese nel rafforzare la propria resilienza e la consapevolezza del rischio.
La sfida ora è portare queste soluzioni su larga scala: integrare realmente la resilienza nei processi decisionali e creare meccanismi che incentivino sia la decarbonizzazione sia la riduzione dei rischi.
Finanziare la resilienza, non solo la crescita
Alla UNEP FI Global Round Table, durante il panel “From Risk to Resilience: Financing the Future”, il confronto si è concentrato sul ruolo della finanza. Come sottolineato da Lucia Silva, sostenere la transizione significa andare oltre il solo sostegno alla crescita o alla decarbonizzazione, per includere adattamento e resilienza nel lungo termine.
Questo sta ampliando il ruolo del settore assicurativo, che da semplice valutatore del rischio si sta evolvendo per contribuire attivamente alla sua riduzione, grazie a dati, innovazione e collaborazione.
In questo contesto, sono centrali anche le partnership internazionali: Generali collabora con organizzazioni come il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP), oltre che con realtà come l’Insurance Development Forum e UNIDO, per rafforzare la resilienza finanziaria e contribuire alla riduzione dei gap di protezione.
Il messaggio è chiaro: la resilienza deve essere integrata fin dalla definizione di progetti e investimenti.
Dalla strategia all’azione: il Climate Hub di Generali
Francesca Monti, Group Head del Climate Hub di Generali, ha mostrato come questo cambiamento stia già prendendo forma.
Il rischio climatico non è più uno scenario futuro, ma una realtà attuale con cui fare i conti. In questo scenario, il settore assicurativo è chiamato ad andare oltre il trasferimento del rischio, trasformando la conoscenza in decisioni concrete.
È questo il ruolo del Climate Hub di Generali, che concentra competenze e dati sul rischio climatico per valutare l’esposizione e supportare strategie di prevenzione delle perdite.
Questo approccio si basa su tre leve fondamentali: analisi dei dati, valutazione del rischio e partnership, che consentono di tradurre la conoscenza in azioni concrete.
I progressi nell’uso dei dati e dell’intelligenza artificiale permettono oggi analisi sempre più dettagliate, migliorando underwriting, pricing e gestione dei sinistri.
Dalla modellizzazione alla prevenzione
Il passo successivo è passare dall’analisi all’azione, riducendo l’esposizione prima che si verifichino gli impatti.
Strumenti come Geoya, ad esempio, trasformano i dati sul rischio in interventi concreti a livello di singolo edificio.
Partnership per ampliare l’impatto
Per scalare questo approccio, la collaborazione tra attori diversi è essenziale.
Le partnership, come quella con l’European Centre for Medium-Range Weather Forecasts (ECMWF), dimostrano come l’integrazione tra dati climatici avanzati e competenze assicurative possa migliorare la comprensione del rischio e supportare decisioni più efficaci.
Nel complesso, il settore assicurativo sta evolvendo: da semplice compensatore delle perdite a attore attivo nella prevenzione e nella resilienza.
Dall’ambizione alla realtà
La London Climate Action Week ha messo in evidenza come la resilienza non sia più un elemento accessorio della transizione, ma una condizione necessaria per il suo successo.
Per Generali, questo significa agire su due livelli: da un lato contribuire a definire regole e incentivi che integrino la resilienza nei processi decisionali, dall’altro trasformare la conoscenza del rischio in strumenti e soluzioni concrete per l’economia reale.
È nel collegamento tra strategia e attuazione che questo cambiamento diventa tangibile.
Ed è qui che la transizione passa dall’ambizione alla realtà.