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          26 febbraio 2021 - 11:45

          Investimenti sostenibili e lotta al “greenwashing” in Europa

          Cambiare le culture, i processi e la tecnologia sarà fondamentale per raggiungere gli obiettivi climatici ed energetici per il 2030

          L'attuale pandemia di Covid-19, oltre a rappresentare una sfida enorme per i sistemi sanitari di tutto il mondo, ha contribuito a rafforzare in molti Paesi la necessità di reindirizzare i flussi di capitale verso investimenti sostenibili al fine di rendere le nostre economie, imprese e società più resilienti agli shock e ai rischi climatici e ambientali. Tale obiettivo, già di per sé ambizioso, risponde peraltro al preciso scopo di raggiungere gli obiettivi climatici ed energetici prefissati dal Green Deal europeo, di cui gli investimenti verso progetti e attività sostenibili in Europa rappresentano uno dei pilastri fondamentali. In questo senso le nuove norme di attuazione sulla tassonomia della finanza sostenibile dell'Ue, pubblicate nel giugno 2020 dal Parlamento europeo, rappresentano un'enorme svolta, trattandosi della prima "lista verde" delle attività economiche volte a incoraggiare gli investimenti privati nella green economy. L'obiettivo è quello di fare chiarezza su quali aziende siano veramente sostenibili e impedire il cosiddetto "greenwashing" (ecologismo di facciata), fornendo agli investitori una guida operativa chiara su cosa è realmente "green" e cosa invece non lo è.

          Gli obiettivi dichiarati delle nuove norme sugli investimenti sostenibili in Europa sono: la mitigazione e l'adattamento ai cambiamenti climatici; l’uso sostenibile e la protezione delle risorse idriche e marine; la transizione verso un'economia circolare, compresa la prevenzione dei rifiuti e l'aumento dell'assorbimento di materie prime secondarie; la prevenzione e il controllo dell'inquinamento; la protezione e il ripristino della biodiversità e degli ecosistemi.

          La definizione di chiari criteri europei “green” per gli investitori è fondamentale per permettere agli imprenditori di raccogliere più fondi pubblici e privati, e all'Ue di diventare neutrale dal punto di vista delle emissioni di carbonio entro il 2050, come stabilito nel Green Deal europeo. La Commissione stima che l'Europa abbia bisogno di circa 260 miliardi di euro all'anno di investimenti supplementari per raggiungere i suoi obiettivi climatici ed energetici per il 2030. La nuova tassonomia – che sarebbe dovuta entrare in vigore il 1 gennaio 2021 ma che ha subito dei ritardi a causa dei veti posti da alcuni degli Stati membri – prevede che tutti i prodotti finanziari che si dichiarano sostenibili dovranno dimostrarlo di esserlo nei fatti sulla base di criteri rigorosi e ambiziosi. La legislazione prevede anche un chiaro mandato alla Commissione per iniziare a definire le attività dannose per l'ambiente, mentre le attività incompatibili con la neutralità climatica ma che sono considerate necessarie alla transizione verso un'economia neutrale dal punto di vista climatico verranno etichettate come attività di transizione o attività abilitanti.

          L'investimento sostenibile, noto anche come investimento socialmente responsabile, è il processo di integrazione dei fattori ambientali, sociali e di governance (ESG) nelle decisioni di investimento. Negli ultimi anni sono state molte le aziende europee che hanno investito in modo sostenibile in vari settori, dalle energie rinnovabili alla lotta al cambiamento climatico, fino alla salute, alla sicurezza e allo sviluppo della comunità. Secondo il report biennale della Global Sustainable Investment Alliance, la cui ultima versione disponibile risale a tre anni fa, gli investimenti ESG sono cresciuti fino a oltre 30 mila miliardi di dollari nel 2018, ma il numero è destinato a continuare a crescere man mano che i gusti dei consumatori cambiano e gli investitori chiedono di più trasparenza. Della somma totale, la quota principale è occupata proprio dall’Europa, che si conferma leader degli investimenti green con oltre 14 mila miliardi di dollari investiti davanti agli Stati Uniti, fermi a 12 mila miliardi.

          A trainare questa sbalorditiva crescita del mercato sono soprattutto le tendenze macroeconomiche in evoluzione. Con un'aggiunta stimata di 2 miliardi di persone entro il 2050, la domanda globale di cibo, acqua ed energia determinerà infatti la necessità di miglioramenti innovativi nelle infrastrutture per soddisfare la domanda di risorse associata a una popolazione in crescita. Acqua pulita e servizi igienico-sanitari, innovazioni nella generazione e distribuzione di energia, assistenza sanitaria migliorata e trasporti più efficienti offrono in tal senso numerose opportunità per la crescita degli investimenti sostenibili in Europa. Alla luce di ciò emerge con chiarezza come, sebbene gli investimenti sostenibili in Europa possano ancora essere utilizzati per creare vantaggi competitivi, l'adozione di pratiche socialmente responsabili stia rapidamente diventando un requisito in sé per fare affari nel settore degli investimenti green: abbracciare questa tendenza del settore significa cambiare le culture, i processi, la tecnologia e i programmi di formazione esistenti per allinearli agli investimenti sostenibili in Europa. Spingere la cultura aziendale ad accettare gli investimenti sostenibili come norma piuttosto che come preferenza, in conclusione, rappresenta un incentivo estremamente vantaggioso per le aziende a sfidare lo “status quo”.