Generali Group

                                   

          18 gennaio 2021 - 17:15

          Green economy e sostenibilità post-pandemia

          Come la pandemia di Covid-19 può incentivare una svolta “green” dell’economia globale

          Buona parte dei governi di tutto il mondo si è finora dimostrata in difficoltà nell’affrontare la pandemia di Covid-19 in maniera realmente efficace. Ma già in precedenza molti Paesi avevano mostrato di avere poche idee su come affrontare le sfide che abbiamo di fronte, una su tutte l'emergenza climatica. Per questo, e per far sì che dopo la fine dell’emergenza non si ritorni alla vecchia “normalità”, occorre mantenere quelle abitudini virtuose acquisite negli ultimi mesi e che hanno finito per entrare a far parte della nostra vita quotidiana, come il ricorso allo smart working e l’utilizzo di piattaforme digitali. Ma, soprattutto, ciò che più conta è che la pandemia non faccia passare in secondo piano la necessità di una svolta verso una green economy globale. Al contrario, occorre imprimere un’accelerazione in senso “green” all’economia e al nostro stile di vita, e per giungere a tale obiettivo bisogna incentivare nuovi investimenti, sia pubblici che privati, e favorire la sostenibilità e un rinnovato impegno da parte dei consumatori.

          Già da anni, come noto, si moltiplicano gli appelli di scienziati e organizzazioni ambientaliste sui timori di una possibile catastrofe climatica che potrebbe travolgere il pianeta nel corso ventunesimo secolo, ma i governi sembrano aver recepito solo in parte la portata del messaggio. Per il livello di guardia cui siamo giunti, è il momento che agli appelli si sostituiscano esempi concreti da prendere come modello per una vera svolta globale della green economy . È il caso della Net-Zero Asset Owner Alliance, di cui Generali fa parte, che attraverso il proprio protocollo intende lanciare un segnale molto forte alle aziende sulla necessità di operare tagli profondi delle emissioni di CO2. L’obiettivo di sostenibilità prefissato è chiaro: ridurre le emissioni di gas serra di una percentuale compresa fra il 16 e il 29% nei prossimi cinque anni. In questo modo, i membri dell'Alleanza mirano a formulare obiettivi “trasparenti e unici”, adatti alle singole istituzioni. Affinché tale sforzo abbia successo, però, è necessaria una forte azione di sostegno da parte dei governi.

          In base a quanto prevede il protocollo, nel primo trimestre del 2021 i singoli membri dell'Alleanza stabiliranno i propri obiettivi di portafoglio sulla base dei loro diversi punti di partenza rispetto al livello di emissioni di carbonio attualmente contenute nei loro portafogli. Diversi membri dell'Alleanza stabiliranno grandi obiettivi di riduzione, mentre altri hanno già compiuto progressi sostanziali nel loro viaggio verso lo “zero netto” e la green economy, pertanto le riduzioni richieste per i loro portafogli saranno all'estremità inferiore dell'intervallo; per altri ancora, è previsto il raggiungimento di un obiettivo inferiore entro il 2025 a causa di vincoli geografici o politici - come nel caso dei Paesi in via di sviluppo - che richiedono una decarbonizzazione più lenta nei primi anni. Il protocollo è stato infatti redatto per consentire ai membri dell'Alleanza di impiegare la combinazione di approcci che meglio supporta le loro strategie di decarbonizzazione. Ogni membro è unico e, come tale, può identificare leve esistenti all'interno delle proprie istituzioni per accelerare il processo di decarbonizzazione. I singoli membri hanno inoltre margine di manovra per quanto riguarda gli ambiti di investimento e le strategie green recovery e sostenibilità ambientale.

          Per realizzare una vera svolta verso la green economy, poi, occorre valorizzare i luoghi in cui si può vincere la battaglia per una ripresa sostenibile: le città. Un esempio lampante in tal senso è l’iniziativa lanciata dal Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP) in collaborazione con il World Resources Institute, il Local Governments for Sustainability (ICLEI) e il network C40 - che collega 97 delle più grandi città del mondo impegnate a condividere conoscenze e guidare azioni concrete sul cambiamento climatico - con l’obiettivo di adottare approcci cittadini integrati che prevedano anche soluzioni sostenibili basate sulla natura. Alla base dell’iniziativa c’è la seguente convinzione: poiché circa il 75% delle emissioni globali di CO2 proviene dalle città, la chiave per una transizione verso una green economy è sostanzialmente nelle mani dei sindaci e delle autorità cittadine. Un perfetto esempio di strategie green recovery basate sulla natura è quello fornito dal Centenary Park della Chulalongkorn University di Bangkok, il cui design innovativo riduce il rischio di inondazioni assorbendo e immagazzinando l'acqua, che viene poi utilizzata per l'irrigazione nella stagione secca. Un altro caso è quello di Medellin, in Colombia, che attraverso il progetto "Green Corridors" ha trasformato 18 strade e 12 corsi d'acqua in oasi verdi che hanno consentito di ridurre la temperatura in superficie della città di 2-3° C, contribuendo a migliorare la qualità dell'aria e a tutelare la biodiversità.

          Appare dunque chiaro come affrontare questioni globali quali il cambiamento climatico, l'inquinamento dell'aria e dell'acqua, la perdita di biodiversità, il degrado degli oceani e l'uso inefficiente delle risorse sia diventato ancora più importante ora che i Paesi cercano di ricostruire le loro economie, messe in ginocchio dalla pandemia, e di migliorare la propria resilienza contro shock futuri. In quest’ottica, come messo in luce in una recente analisi dell'OCSE, integrare gli aspetti ambientali e di inclusività nelle misure di recupero e stimolo è una strategia reciprocamente vantaggiosa, in quanto consente ai governi di progredire verso il raggiungimento degli obiettivi sostenibili e degli impegni ambientali, stimolando al tempo stesso l'attività economica a più breve termine e riducendo le disuguaglianze. Se ben progettate e attuate, le misure della green economy sono infatti in grado di generare reddito, creare posti di lavoro, migliorare il benessere di tutti e costruire la resilienza. In tal senso diventa quindi fondamentale integrare sostenibilità ambientale e giustizia sociale al fine di mitigare gli impatti regressivi delle politiche ambientali e garantire pari opportunità per tutti nel contribuire e beneficiare della crescita economica.