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          26 marzo 2021 - 13:00

          Vaccini Covid-19: l’importanza di una distribuzione libera ed equa

          Un diritto fondamentale per tutelare la salute di tutti e per salvare l’economia mondiale

          Lo sviluppo, la somministrazione e la distribuzione dei vaccini contro il Covid-19 hanno posto in evidenza i profondi divari tra le varie economie del mondo. Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) sono circa 130 i Paesi in cui i vaccini contro il Covid-19 non sono ancora stati somministrati e oltre il 90% dei Paesi che attualmente stanno somministrando vaccini sono considerati ad alto reddito.

          Di fronte a questo divario, aumenta il rischio di gravi conseguenze dovute allo sviluppo di nuove varianti nei Paesi in cui non sono disponibili i vaccini. Per questo motivo, i Paesi più ricchi sono chiamati a sostenere le campagne di vaccinazione e lo sviluppo dei vaccini contro il Coronavirus nei Paesi più poveri non solo per un principio morale ed etico, ma anche per evitare conseguenze devastanti per la salute dei loro cittadini e per le loro economie.

          Nel tentativo di colmare questa lacuna, la Federazione internazionale delle società della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa (Ifrc) ha lanciato un piano da 100 milioni di franchi svizzeri (circa 108 milioni di dollari) per sostenere la vaccinazione di 500 milioni di persone; tuttavia, il sostegno a questo piano deve ancora concretizzarsi, dal momento che solo il 3 per cento circa dei finanziamenti necessari è stato finora stanziato. Gli sforzi nascenti per garantire una distribuzione libera ed equa dei vaccini contro il Covid-19 – è il monito lanciato dalla Croce Rossa – rischiano di fallire a meno che le lacune nelle politiche di immunizzazione globale e nel finanziamento non vengano rapidamente colmate.

          Gran parte dell'attenzione dei governi e dei donatori internazionali è stata finora puntata sull'approvvigionamento e la distribuzione di vaccini anti Covid-19 nei Paesi in via di sviluppo, soprattutto tramite il meccanismo Covax, lanciato dall’OMS in collaborazione con l’Alleanza globale per i vaccini e le immunizzazioni (GavI) e la Coalizione per le innovazioni in materia di preparazione alle epidemie (Cepi) con l’obiettivo di raggiungere almeno due miliardi di persone nei Paesi a basso e medio reddito entro il 2021.

          Stando ai dati diffusi dal database Data Explorer Ocha-Hdx Covid-19, che analizza l’andamento della campagna di vaccinazione nei Paesi in via di sviluppo beneficiari dell’iniziativa, finora un totale di 26 Paesi ha ottenuto l’assegnazione di 73 milioni di dosi di vaccino per il Coronavirus, di cui 17 milioni già erogate e solo 1,1 milioni somministrate.

          Analizzando i Paesi che hanno già ricevuto le prime dosi di vaccino anti Covid-19, in testa figura la Nigeria con oltre 3,9 milioni di dosi erogate, seguita dall’Etiopia con 2,1 milioni, dal Myanmar con 2 milioni, dalla Colombia con 1,8 milioni e dalla Repubblica democratica del Congo (Rdc) con 1,7 milioni. Gli altri Paesi che hanno ricevuto le prime dosi di vaccino nell’ambito del meccanismo Covax sono l’Afghanistan, il Sudan, il Mozambico, il Venezuela, il Pakistan, l’Ucraina, lo Zimbabwe, il Mali, la Somalia e l’Iraq. All’appello mancano ancora dieci Paesi, vale a dire il Burkina Faso, la Repubblica Centrafricana, il Camerun, Haiti, la Libia, il Niger, il Sud Sudan, la Siria, il Ciad e lo Yemen.

          Sebbene l'approvvigionamento e la distribuzione internazionale dei vaccini anti Covid-19 siano cruciali, spesso viene data troppo poca attenzione a come questi vaccini verranno distribuiti all'interno dei singoli Paesi, incluso il modo in cui le comunità isolate e difficili da raggiungere vengono incluse nelle campagne di immunizzazione. Per questo motivo, maggiori sforzi devono essere compiuti per garantire non solo la fornitura e la distribuzione dei vaccini per il Coronavirus, ma anche la realizzazione di iniziative per assicurare l’effettivo accesso alle dosi da parte dell’intera popolazione.

          Come evidenziato dall'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), per garantire un accesso ai vaccini equo e universale da parte di tutti i Paesi del mondo occorre che la cooperazione internazionale si concentri su tre questioni cruciali:

           

          • la creazione di meccanismi idonei a incentivare il rapido completamento dei progetti di ricerca e sviluppo più promettenti e a evitare che questi vengano abbandonati a metà strada nel caso in cui la pandemia si plachi;
          • la creazione di una capacità di produzione su larga scala ancor prima di sapere quali candidati avranno successo;
          • la creazione di regole per gestire i diritti di proprietà intellettuale e gli appalti per garantire un accesso equo, l’accessibilità economica e la fornitura in quantità sufficienti.

           

          In vista di questo obiettivo, i leader dei Paesi del G20 si sono impegnati di recente ad assicurare un’equa distribuzione dei vaccini anti-Covid nel mondo e hanno ribadito il loro sostegno ai Paesi più poveri e indebitati. Un appuntamento di cruciale importanza in tal senso sarà il Global Health Summit in programma il prossimo 21 maggio in Italia – presidente di turno del G20 – e il cui obiettivo dichiarato è proprio quello di garantire la parità di accesso per tutti a un vaccino contro il Covid-19.

          Quella sarà, con ogni probabilità, la vera occasione per riaffermare l’importanza di una cooperazione internazionale per l’accesso universale ai vaccini, un diritto fondamentale che la pandemia ha rimesso prepotentemente al centro del dibattito internazionale.