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          24 novembre 2020 - 12:30

          Il futuro dell’economia è digitale

          La transizione digitale al centro della ripresa post-Covid e dello sviluppo di un’economia sostenibile

          La transizione verso un’economia digitale e l’aumento dell’utilizzo delle nuove tecnologie stanno diventando una priorità a livello globale. Dai cambiamenti climatici a un’economia sostenibile fino al contrasto alla pandemia di Covid-19: sono molte le sfide che proprio grazie alla digitalizzazione possono essere affrontate e vinte. Il processo di transizione ha subito una forte accelerazione a seguito delle nuove abitudini di distanziamento sociale derivanti dalla pandemia di Covid-19, che ha profondamente mutato l’offerta non solo del comparto dei servizi, con un utilizzo maggiore di piattaforme digitali, ma anche del settore della produzione e del retail. Secondo il World Economic Forum, circa il 70 per cento del nuovo valore creato nell'economia nel prossimo decennio sarà basato su modelli di business delle piattaforme abilitate digitalmente. Tuttavia, il 47 per cento della popolazione mondiale rimane non connesso a Internet.

          I casi più interessanti, proprio perché registrati in aree praticamente prive di infrastrutture all’avanguardia, riguardano anzitutto Paesi in via di sviluppo, in cui l’introduzione di servizi digitali ha consentito ai governi di generare risparmi di notevole entità, raggiungendo anche gli obiettivi di trasparenza e di efficienza di macchine burocratiche spesso alla base dell’arretratezza dei sistemi statali ed economici. Utilizzando la tecnologia digitale, ad esempio, il Ruanda è stato in grado di aumentare il fatturato annuo di oltre il 6 per cento, mentre il Sudafrica ha ridotto del 22 per cento il costo della riscossione delle tasse. Riducendo i tempi necessari per aprire un'impresa attraverso piattaforme di e-commerce, poi, paesi come Mauritania, Ruanda e Senegal hanno favorito la crescita delle piccole e medie imprese. Ancora, l'India ha risparmiato l'incredibile cifra di 99 miliardi di dollari grazie al sistema di identità digitale di Aadhaar, che riduce i costi di fornitura dei servizi estendendoli a una quota maggiore della popolazione vulnerabile. In Malawi, “onebillion's onecourse”, un'applicazione software che insegna lettura, scrittura e matematica, sta aiutando giovani studenti a migliorare la loro preparazione nelle materie scientifiche e letterarie, riducendo allo stesso tempo il divario di genere nelle abilità di lettura e matematica. Babyl, un'app mobile sviluppata in Ruanda, permette alla popolazione di evitare lunghi viaggi per recarsi da un medico, indicando soluzioni adeguate in base alla descrizione dei sintomi di una malattia. Babyl raggiunge il 30 per cento della popolazione adulta e ospita una media di 2.000 visite al giorno. In Kenya, infine, attraverso piattaforme digitali per il pagamento online il governo ha aumentato in questi anni l'accesso all'elettricità dal 40 al 70 per cento della popolazione, in gran parte grazie all'uso di piccoli impianti di energia solare, fuori rete.

          I benefici derivanti dalla digitalizzazione sono innumerevoli e sotto gli occhi di tutti, anche in caso di emergenza in tempi di pandemia. Dai primi casi di coronavirus registrati lo scorso marzo, gran parte dei Paesi si sono attrezzati per impiegare le tecnologie digitali con l’obiettivo di contrastare in maniera efficace la pandemia, come dimostrato dalle applicazioni mobili per supportare gli sforzi di tracciamento dei contatti. In Europa, ad esempio, l'app tedesca Corona-Warn è stata utilizzata per trasmettere 1,2 milioni di risultati di test dai laboratori agli utenti nei suoi primi 100 giorni di utilizzo. In India, l’app Aarogya Setu è stata scaricata da 150 milioni di utenti e ha aiutato i dipartimenti di sanità pubblica della città a identificare le aree in cui era possibile prevedere i cluster ed espandere i test in modo mirato. Anche molte startup africane hanno sviluppato questo tipo di soluzione per le esigenze locali: FabLab, un hub di innovazione in Kenya, ha sviluppato un'applicazione chiamata Msafari 5 in grado di monitorare le persone sui mezzi pubblici, mentre il Marocco ha lanciato a giugno un'applicazione di tracciamento chiamata Wiqaytna6 che utilizza la tecnologia GPS e Bluetooth.

          La digitalizzazione è inoltre al centro delle politiche dell’Unione europea e sarà un fattore chiave per il successo del Green Deal europeo. Secondo la Commissione europea, una transizione di successo verso la neutralità climatica dipenderà dalla capacità dell'Europa di sviluppare l'innovazione facendo leva sulle tecnologie digitali. Tra le tecnologie in fase di sviluppo vi è la “blockchain”, che sta trovando impiego per far luce sulla complessa combinazione di catene di approvvigionamento, mercati finanziari e servizi del settore energetico. Un esempio è quello dell'Agenzia federale per l'energia tedesca (Dena), che ha annunciato la scelta della blockchain no-profit Energy Web per costruire un registro digitale per le risorse energetiche distribuite (Der) in tutta la Germania, tra cui pannelli solari, batterie o termostati. Un altro aspetto è rappresentato dai dispositivi del cosiddetto Internet of Things (Internet delle cose), che stanno aprendo la strada a un'economia circolare per molte industrie e Pmi europee. Grazie a sensori e sistemi connessi, è possibile in tal modo ottenere dati preziosi su prodotti, processi produttivi e rifiuti, che possono migliorare intere catene del valore.