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          27 febbraio 2020 - 14:30

          Un’Europa che ricicla

          Innovazione e investimenti per un futuro sempre più sostenibile

          Con una decisione storica il Parlamento Europeo ha approvato il divieto assoluto di vendita all’interno del territorio dell’Unione della plastica usa e getta entro il 2021. 

          Il divieto riguarda soprattutto gli oggetti sempre più presenti negli oceani: posate, bastoncini cotonati, piatti, cannucce e altre tipologie di plastica usa e getta (sono stati aggiunti in seguito i prodotti ossi-degradabili come sacchetti e imballaggi, e i contenitori per fast-food in polistirolo espanso).

          La grande quantità di plastica che ogni anno si riversa negli oceani pone un serio problema sulla salvaguardia degli ambienti marini: secondo le stime del Forum Economico Mondiale nei mari del mondo ci sono attualmente circa 150 milioni di tonnellate di plastica, a cui se ne vanno ad aggiungere un numero variabile tra le cinque e le tredici ogni anno. Oltre a gravi danni ambientali, residui di plastica si vanno ad accumulare nelle specie marine facenti parte della catena alimentare dell’uomo, ponendo un ulteriore rischio per la nostra salute.

          Il Parlamento Europeo inoltre ha fissato obiettivi importanti per quanto riguarda il riciclo della plastica non vietata: il consumo contenitori alimentari di plastica per frutta e verdura, dessert o gelati dovrà essere ridotto del 25% entro il 2025, mentre le bottiglie per bevande saranno riciclate al 90% entro il 2025.

          I paesi dell’Unione Europea sono alcuni dei maggiori produttori al mondo di rifiuti, ma fanno anche parte dei paesi sviluppati che possiedono il know-how per attuare politiche di riciclo moderne e funzionali.Tuttavia la situazione a livello europeo continua a presentare caratteri particolarmente eterogenei. 

          Una delle priorità è rappresentata dalla progressiva riduzione quantitativa dei rifiuti materiali generati, e quindi a un miglioramento nei metodi di produzione prevedendo meno imballaggi, usando materiali ecologici o usando imballaggi che possono essere riutilizzati virtuosamente. 

          In Europa, la maglia nera per la quantità di rifiuti generati in un anno spetta alla Danimarca con 781 kg di spazzatura per abitante, seguono la Norvegia (748 kg) e la Svizzera (706 kg). Sono valori quasi doppi rispetto a Romania (272 kg), Serbia (306 kg) e Polonia (315 kg), che invece sono le nazioni che ne producono in misura minore. Con 489 kg per abitante l’Italia si piazza in linea con media europea, pari a 486 kg per abitante. Di questi un’importante quota è rappresentata dagli sprechi alimentari, che secondo le stime dell’Eurostat si attestano a circa il 20% di tutto il cibo prodotto.

          A livello europeo, il tasso di riciclaggio dell’Unione è aumentato nel corso degli anni, anche se la maggior parte dell’aumento è dovuto all’aumento del tasso di riciclaggio degli imballaggi di legno, perché quello degli imballaggi di plastica è rimasto sostanzialmente piatto. L’Unione Europea aveva l’obiettivo del riciclaggio del 55% degli imballaggi per il 2008 L'indicatore viene utilizzato per monitorare i progressi verso l'obiettivo del 55%, con gli obiettivi proposti del 65% e del 70% rispettivamente entro il 2025 e il 2030.

          Le costruzioni e le demolizioni sono una delle maggiori fonti di rifiuti in Europa. Dal punto di vista del riciclaggio dei materiali una delle parti fondamentali riguarda la progettazione a monte dei materiali da costruzione e la demolizione selettiva delle costruzioni, consentendo una separazione delle frazioni recuperabili e dei materiali pericolosi.

          Molti dei materiali sono riciclabili o possono essere riutilizzati, ma i tassi di riutilizzo e riciclaggio attualmente variano ampiamente in tutta l'UE. I rifiuti da costruzione e demolizione sono coperti da un obiettivo obbligatorio ai sensi della direttiva quadro sui rifiuti (2008/98/CE), articolo 11.2.

          Tranne alcune eccezioni, il tasso di riciclaggio dei materiali da costruzione è molto alto, pari all’89% per i ventotto paesi dell’Unione. La situazione per paese si conferma molto positiva:

          L'economia circolare ha un grande potenziale: contribuire alla creazione di posti di lavoro e alla crescita economica. Le statistiche sui brevetti sono uno degli indicatori più utili per valutare i progressi tecnologici in uno specifico settore industriale.

          Il numero dei brevetti, pur aumentato nel corso delle rilevazioni Eurostat, si conferma sostanzialmente piatto negli ultimi anni.

          L'innovazione e gli investimenti sull'eco-design, sui processi di riciclaggio e sulla simbiosi industriale sono un elemento chiave della transizione verso un'economia circolare. Settori specifici che sono strettamente correlati all'economia circolare come il riciclaggio, la riparazione e il riutilizzo possono contribuire infatti sensibilmente all'occupazione locale.