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          09 agosto 2019 - 14:00

          Le caratteristiche delle PMI nei paesi più industrializzati

          Più flessibili e adattabili per competere nel contesto globale

          Le Piccole e Medie Imprese (PMI) rappresentano attualmente più del 95% di tutte le imprese esistenti nei paesi industrializzati e forniscono il 65-70% dell’occupazione, generando una larga parte dei nuovi posti di lavoro creati nelle economie OCSE. Occorre però avvertire in premessa che non è possibile una trattazione uniforme a livello internazionale del tema PMI, perché solo alcune caratteristiche le accomunano ed esistono profonde differenze che sono dovute anzitutto alla definizione e classificazione utilizzata dagli istituti di statistica di ciascun paese OCSE sulla base di variabili come occupati, valore aggiunto ecc. Inoltre, la definizione di PMI varia in base alle normative esistenti in ciascun paese ed infine è correlata ai differenti livelli di sviluppo di ognuno di essi.   

          Con il diffondersi delle nuove tecnologie di automazione e intelligenza artificiale e dei processi di globalizzazione si è andata in molti settori produttivi notevolmente riducendo l’importanza di due fattori che nelle precedenti fasi delle economie industriali avevano un ruolo centrale per la competitività e cioè della standardizzazione dei prodotti (limitata varianza di una determinata tipologia di prodotto) e delle cosiddette economie di scala, cioè di quelle economie che a un accrescimento della scala di produzione associavano una crescente riduzione del costo unitario di prodotto.

          In parallelo, sono così venute a mettersi ancor più in evidenza alcune caratteristiche tipiche delle PMI quali l’elevata flessibilità produttiva ed adattabilità all’andamento del ciclo economico, anche se tutt’ora permangono (e in taluni casi si rafforzano) alcuni problemi tradizionali a cui le PMI devono far fronte, quali difficoltà di finanziamento e di autofinanziamento, capacità manageriali insufficienti, livelli di produttività insufficienti ecc.

          La maggior parte delle PMI esistenti opera nel settore dei servizi, che rappresenta nell’area OCSE due terzi dell’attività economica e dell’occupazione. Le PMI sono presenti principalmente nel commercio all’ingrosso e al dettaglio, nell’industria turistica, nell’edilizia e nei servizi alle imprese. Presenti anche nel settore manifatturiero, esse costituiscono una delle aree più dinamiche nell’alta tecnologia, dalle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, a quelle biomedicali e dei materiali.

          La tendenza crescente delle maggiori imprese a subappaltare alcune attività o fasi del processo produttivo e l’introduzione di nuove tecnologie hanno permesso alle PMI di guadagnare nuovi mercati e consentito una crescita annuale di oltre il 10% (in termini di valore aggiunto) nel settore dei “servizi ad alto contenuto di conoscenza”( World Bank). Si stima che nelle PMI dell’area OCSE sia concentrato tra il 30% e il 60% delle attività definite “innovative” in senso lato: un esempio eloquente è quello della creazione e ridisegno (re-engineering) di prodotti e servizi capaci di rispondere alle domande di nuovi mercati o di nuovi sistemi organizzativi per accrescere la produttività, per sviluppare e applicare nuove tecnologie produttive o per accrescere le vendite.

          Nella maggior parte dei paesi OCSE esiste un nucleo più o meno esteso di PMI caratterizzate da una crescita annuale molto elevata, altamente innovative e in continua espansione, che garantiscono un tasso di creazione dei posti di lavoro nettamente superiore a quello delle grandi imprese. Sono soprattutto PMI strettamente agganciate al mondo della ricerca e sviluppo, presenti in settori altamente specializzati e localizzate in regioni caratterizzate dalla presenza di reti di settore o sub-settore e di distretti produttivi, espliciti o di fatto. Queste PMI hanno un ruolo centrale nello sviluppo di nuovi prodotti, processi e mercati e si collocano all’avanguardia della cosiddetta new economy.