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          07 agosto 2019 - 14:40

          PMI, la spina dorsale dell’industria UE

          Sono 23 milioni e rappresentano il 99% delle imprese europee

          Per la Commissione Europea le PMI sono definite come aziende le cui dimensioni rientrano in limiti occupazionali e finanziari prefissati. In particolare (Commissione Europea 2003) si parla di media impresa quando il numero di occupati è inferiore a 250 e il fatturato non supera 50 milioni di euro; piccola impresa quando il numero di occupati è al di sotto di 50 e il fatturato inferiore a 10 milioni di euro; infine, microimpresa quando il numero di occupati è inferiore a 10 e il fatturato non supera i 2 milioni di euro. Eurostat, l’istituto europeo di statistica, evidenzia come i 23 milioni di PMI, rappresentando il 99% delle imprese dell’Unione, costituiscano la struttura portante dell’industria UE, fornendo con oltre 90 milioni di occupati il 67% dei posti di lavoro del settore privato e contribuendo con 3900 miliardi di euro per oltre il 90% del valore aggiunto totale creato dalle imprese europee.

          Le PMI si caratterizzano anche per alcuni altri fattori specifici: non richiedono grandi investimenti di capitali; sono flessibili e ruotano velocemente il capitale fisso e la gamma di prodotti che sono in grado di offrire, adattandosi rapidamente al ciclo economico e alla domanda del mercato; hanno frequentemente una o più grandi imprese di cui sono fornitrici di semilavorati o servizi; hanno un’elevata capacità di aggregarsi per comparti merceologici, dando vita a sistemi produttivi locali altamente specializzati (distretti).

          Le PMI si collocano nel quadro di un’industria europea che si caratterizza per un’elevata competitività sia in settori a basso contenuto tecnologico (alimentare, tessile, mobili ecc.) sia ad alto contenuto tecnologico (informatica, biotecnologie e biomedicali,  materiali) sia infine nell’industria chimica, della quale è leader mondiale (sia nella chimica di base, con Germania e Francia, sia in quella fine, con particolare riguardo al farmaceutico e ai beni di consumo, con Regno Unito ed Italia).

          In tutti questi settori, tranne che nella chimica di base, le PMI trovano uno spazio importante e spesso da protagoniste. Non per caso la Commissione Europea ha sviluppato già dal 2008 un’ampia iniziativa di sostegno per le PMI attraverso lo Small Business Act (SBA) che ha creato un quadro programmatico volto a integrare gli strumenti finanziari ed economici esistenti con i nuovi apparati della politica economica comunitaria finalizzati all’occupazione e alla crescita. In sintesi, lo SBA semplifica procedure e formalità burocratiche per l’esistenza delle PMI, garantisce loro un migliore accesso al credito attraverso l’erogazione di prestiti, garanzie e capitale di rischio (con i canali della BEI e della FEI), accorda maggiore flessibilità agli stati membri nella concessione di aiuti di stato alle PMI (fino a 7,5 milioni di euro), istituisce reti di servizi di sostegno (Enterprise Europe Network, Solvit, PMI e ambiente, ecc.) e di promozione all’innovazione e alla ricerca (IPR Helpdesk, SME Technoweb). Ha inoltre previsto, nell’ambito del proprio specifico programma su innovazione e ricerca per il periodo 2014-2020 (Horizon 2020) l’accesso delle PMI per colmare le lacune di finanziamenti nelle fasi iniziali, ad alto rischio, delle attività di ricerca e innovazione ed infine ha varato un programma specificamente indirizzato alla competitività delle PMI (COSME), che nelle previsioni della Commissione dovrebbe supportare annualmente 40 mila PMI, creando o mantenendo circa 30 mila posti di lavoro e lanciando 900 nuovi prodotti, servizi o processi produttivi.

          Secondo la Commissione Europea (Rapporto sulle PMI 2018) dal 2008 al 2017 il numero delle PMI nell’UE è cresciuto di quasi il 14% , con un apporto di oltre il 14% al PIL dell’Unione. Numeri che testimoniano la vitalità del settore PMI e la loro ripresa economica dopo la crisi del 2008, anche se tra 2012 e 2015, a fronte della nascita di ogni nuova PMI ben 9 hanno cessato l’attività.

          Le start-up, puntando su prodotti innovativi, hanno particolarmente beneficiato della ripresa economica. Due terzi di questa tipologia di PMI sono localizzate in sei stati membri: Germania (23,9%), Regno Unito (14,4%), Spagna(8,6%), Francia (8,4%), Italia (7,6%) e Polonia (6,4%). Sono PMI per oltre l’88% le imprese europee che esportano e il valore dei beni da esse esportati è cresciuto del 20% dal 2012. Per il 70% questi beni vengono esportati all’interno dell’UE, mentre il rimanente in paesi extra-UE.

          La Commissione europea stima che il valore aggiunto generato dalle PMI sia cresciuto del 4,3% nel 2018 e crescerà altrettanto nel 2019, mentre il tasso di occupazione per esse aumenterà dell’1,5% per ambedue gli anni, anche se queste previsioni sono soggette a numerosi elementi aleatori (in particolare Brexit e conflitto commerciale USA-Cina) il cui impatto è difficile valutare in questa fase.