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Il futuro della popolazione

I trend demografici e la sostenibilità delle risorse globali: intervista a Alisa Kaps

“Anche se all’inizio un tentativo di raggiungere i 17 obiettivi dello sviluppo sostenibile (SDG) dell’ONU potrebbe causare un aumento della popolazione mondiale, non ci sono alternative. Solo lo sviluppo socio-economico può portare a una decelerazione della crescita della popolazione a lungo termine”.

Alisa Kaps è un membro del Berlin Institute for Population and Development, un think tank indipendente che studia le cause e gli effetti dei cambiamenti demografici regionali e globali. In questa intervista lei valuta i possibili effetti di un aumento della popolazione mondiale, che potrebbe raggiungere i 10 miliardi di persone entro il 2050.

Le previsioni del World Population Prospect dellONU parlano di una popolazione mondiale  nel 2050 di circa 10 miliardi. Qual è la sua opinione in merito?

Secondo la varianza media delle previsioni dell’ONU, la popolazione mondiale aumenterà di circa 2 miliardi. Questa cifra si basa sulla supposizione che la fertilità avrà una diminuzione nei paesi meno sviluppati, dove le donne tendono ad avere tanti figli, e che avrà un piccolo aumento nei paesi dove mediamente le donne hanno meno di due figli. Di conseguenza, se ci saranno 10 miliardi di abitanti sulla Terra entro il 2015 oppure no dipende dallo sviluppo delle regioni più povere, soprattutto nell’Africa subsahariana, dove l’aumento relativo della popolazione sarà più alto. C’è un’incertezza intrinseca nelle previsioni della popolazione dal momento che sia il tasso della mortalità sia quello della fecondità possono variare diversamente dalle nostre supposizioni. Per questo motivo si usano dei metodi statistici per determinare la loro plausibilità. L’analisi statistica effettuata dall’ONU ha stabilito che, con una certezza del 95 percento, la popolazione mondiale nel 2050 sarà tra i 9,4 miliardi e 10,2 miliardi. Perciò si può stimare che la popolazione mondiale sarà intorno ai 10 miliardi, soprattutto perché le previsioni dell’ONU sono state abbastanza attendibili nel passato.

 

Possiamo dire che le risorse della Terra sono limitate e per questo motivo c’è un limite preciso in termini di sostenibilità? E, se è vero, siamo vicini a questo limite?

È difficile dire se, e a che punto, il nostro pianeta sarà “sovrappopolato” perché la questione della sostenibilità non dipende dal numero delle persone, bensì dal loro stile di vita. Sicuramente c’è un utilizzo eccessivo delle risorse della Terra, soprattutto nei paesi più sviluppati che, grazie al loro livello di vita piuttosto alto, sono responsabili per una fetta importante del consumo mondiale delle risorse e della produzione delle emissioni. Per questo motivo si potrebbe quindi dire che, anche se la loro popolazione è stabile, o addirittura in calo, sono “ecologicamente sovrappopolati”.

 

Se è così, immagino che questo limite dipenda dalla capacità di abbassare le nostre aspettative e di ridurre i nostri  bisogni, corretto?

Nella maggior parte dei paesi sviluppati e in alcuni paesi emergenti, come la Cina, il problema può essere risolto solo con l’aiuto delle tecnologie a emissione zero e di un comportamento più consapevole verso l’ambiente, che richiederebbe delle restrizioni per quanto riguarda lo standard di vita dei loro cittadini. Allo stesso tempo, i paesi poveri devono fare del progresso nel loro sviluppo socio-economico per ridurre la crescita delle loro popolazioni. Sappiamo che i tassi di fecondità diminuiscono solo quando le condizioni di vita in generale migliorano. Questo avanzamento socio-economico, che è necessario, sarà la causa di un consumo enorme di risorse e di energia, anche se vengono usate delle tecnologie migliori e più ecologiche. Perciò è fondamentale che i paesi sviluppati cambino il loro comportamento insostenibile per dare maggiore spazio allo sviluppo dei paesi poveri.

 

C’è un rapporto diretto tra i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) dellONU? Ad esempio, in Africa, nonostante i massicci investimenti nello sviluppo sostenibile, i trend demografici potrebbero rendere laccesso allenergia rinnovabile e accessibile (SDG 7) meno probabile.

La crescita della popolazione significa che è sempre più difficile per i paesi poveri, soprattutto nell’Africa subsahariana, fornire le infrastrutture di base per un numero sempre più importante di cittadini. Questo vale ad esempio nel caso dell’energia “rinnovabile e accessibile”, ma anche in quello dell’accesso all’assistenza sanitaria, alle scuole e al lavoro, che hanno un effetto sugli SDG numeri 3, 4 and 8. In uno studio dei Millennium Development Goals (gli obiettivi dello sviluppo per il millennio), predecessori degli SDG, abbiamo scoperto che una parte del successo è stato “mangiato” dalla crescita della popolazione. Tra il 1990 e il 2010, i paesi meno sviluppati sono riusciti a ridurre il numero delle persone che vivevano in uno stato di povertà del 29 percento, ma durante lo stesso periodo la popolazione è aumentata del 34 percento. Di conseguenza, il numero delle persone povere è arrivato a 388 milioni nel 2010 – 58.5 milioni in più rispetto alla cifra iniziale.

 

Sembrerebbe che alcuni SDG portino a un ulteriore aumento della popolazione mondiale, ad esempio i numeri 2, 3, 8 e 13. È vero?

“Fame zero” (SDG 2) e “Salute e benessere” (SDG 3) possono sicuramente avere l’effetto collaterale di un aumento della popolazione – almeno a breve termine. Una nutrizione migliore e un miglioramento dell’assistenza sanitaria possono, ad esempio, ridurre ulteriormente i tassi di mortalità infantile, con il risultato che ci sarà un aumento della popolazione. Ma se più bambini sopravvivono, i genitori decideranno di fare meno figli e questo porterà a un tasso di natalità inferiore dopo un periodo di tempo relativamente breve.

Perciò, anche se il progresso verso il compimento degli SDG potrebbe inizialmente causare un aumento della popolazione mondiale, non ci sono alternative. Solo lo sviluppo socio-economico – che comprende, tra le altre cose, la buona nutrizione e la buona salute – porterà a una decelerazione della crescita della popolazione a lungo termine.

 

Quali sono le misure più urgenti per evitare unesplosione demografica? Ed è probabile che saranno implementati entro il 2030?

Oltre alla necessità di migliorare ulteriormente le misure per la pianificazione familiare (che fa parte del SDG 3), “parità di genere” (SDG 5) e “istruzione di qualità” (SDG 4) avranno sicuramente l’impatto più importante sui trend demografici – in parte perché riguardano i  SDG 3 e 5, ma anche SDG 8 (“buona occupazione e crescita economica”). Un’istruzione migliore non porta solo a una migliore crescita economica e ai redditi in aumento, ma anche a una salute migliore. L’istruzione femminile è particolarmente importante perché le donne più istruite preferiscono avere famiglie meno numerose e questo ha un impatto significativo sulla dinamica della popolazione nei loro paesi. Ma attenzione: fornire l’istruzione elementare e secondaria per tutti i bambini e gli adolescenti entro il 2030 è impossibile per la maggior parte dei paesi poveri. Nell’Africa subsahariana, forse alcuni paesi non saranno neanche in grado di raggiungere il Millennium Development Goal dell’istruzione elementare universale (che doveva essere realizzato entro in 2015) nei prossimi 12 anni.