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          22 giugno 2018 - 12:15

          Robot e responsabilità

          Chirurgia robotica a vent’anni dal suo debutto: il possibile impatto sulla responsabilità professionale.

          Sono trascorsi quasi vent’anni da quando una piccola società della Silicon Valley, la Intuitive Surgical, introdusse il sistema “da Vinci”, in omaggio al grande Leonardo, la prima applicazione della robotica in campo chirurgico.

          La storia della chirurgia robotica nasce dal connubio di due tecnologie molto differenti: la tele-manipolazione, con la creazione del primo braccio meccanico per il trattamento di materiale radioattivo negli anni 50 e lo sviluppo, negli anni 80, della microelettronica e dei computer.

          Un ulteriore impulso allo studio e perfezionamento di questa nuova tecnologia è venuto sul finire degli anni 90 quando si percepirono i limiti di utilizzo di un’altra tecnica mini invasiva ancora oggi in uso, la laparoscopia, che consente di accedere alle cavità addominale e pelvica tramite poche mini-incisioni con l’introduzione di una telecamera a fibra ottica e arnesi chirurgici tradizionali.

          Il prototipo del sistema da Vinci venne messo a punto sul finire degli anni 90 negli Stati Uniti per conto dell’esercito americano interessato a sviluppare un sistema che permettesse interventi in remoto di chirurgia campale di combattimento, ma successivamente se ne compresero le ben più ampie possibilità di utilizzo commerciale.

          Intuitive Surgical fu fondata nel 1995 con questo scopo e nel gennaio 99 venne lanciato il da Vinci system divenuto l’anno successivo il primo sistema di chirurgia robotica approvato dalla FDA (Federal Drug Agency) per interventi generici di laparoscopia.

          Negli anni successivi l’autorizzazione venne estesa per operazioni di chirurgia al torace, al cuore, e l’impiego in urologia, ginecologia, pediatria e otorinolaringoiatria.

          Da allora ad oggi sono oltre 3 milioni i pazienti al mondo sottoposti ad operazioni effettuate tramite il sistema da Vinci, ma quello che più importa è che nuove società si sono affacciate su questo mercato incrementando le soluzioni operative e contribuendo alla diffusione di questa tecnologia.

          Ma quali sono i veri vantaggi di questo nuovo modo di operare?

          Il beneficio di più immediata percezione deriva dalla mini invasività degli interventi che permette la riduzione dei giorni di degenza e del dolore post operatori.

          Ma il vantaggio principale è che la chirurgia robotica consente al chirurgo una visione amplificata grazie all’utilizzo di schermi tridimensionali ad alta definizione e di sfruttare le mini articolazioni meccaniche in grado di effettuare piegamenti e rotazioni di gran lunga superiori a quelle della mano umana. Il che si traduce in maggior precisione e controllo.

          Ad oggi una tipica operazione di chirurgia robotica vede il chirurgo operare in remoto dietro una consolle e il personale di sala intervenire sulla macchina per il settaggio degli strumenti (bisturi, pinze, etc.).

          Ovviamente il costo economico dei macchinari è molto elevato, ma se si pensa allo scopo iniziale per il quale era nata (chirurgia di combattimento in remoto) risulta chiaro che l’ambito di applicazione in senso spaziale potrebbe in futuro generare forti risparmi e soprattutto tempestività dell’intervento specie in presenza di competenze chirurgiche molto specifiche.

          Sotto il profilo assicurativo è ancora oggi difficile stabilire con certezza i vantaggi e i rischi derivanti dall’utilizzo della chirurgia robotica.

          Premesso che il robot non agisce autonomamente, ma rappresenta l’estensione meccanica della mano del chirurgo che effettua l’operazione, ricordiamo che i sinistri connessi ad eventi operatori possono derivare essenzialmente da tre aree principali: imperizia del chirurgo, complicanze dovute allo stato di salute del paziente all’atto dell’intervento, infezioni o complicazioni postoperatorie.

          Nel caso della chirurgia robotica si deve aggiungere a queste il rischio di malfunzionamento o guasto del macchinario anche solo in grado di ingenerare l’errore umano (si pensi al caso di un’immagine distorta o falsata).

          Va detto tuttavia che in senso contrario opera il maggiore scrupolo adottato nella fase diagnostica e preparatoria del paziente e la curva d’apprendimento del chirurgo stesso nell’utilizzo dei macchinari come comprovato da alcuni studi disponibili per il mercato americano.

          Considerato infine che l’utilizzo di questa tecnologia, visto il costo, è prevalentemente disponibile in centri di eccellenza ed elevata competenza specialistica, i dati statistici, qualora anche disponibili, risulterebbero difficilmente rappresentativi rispetto a dati medi generici.

          È tuttavia presumibile che anche in chirurgia il progresso tecnologico possa di per sé rappresentare un fattore di mitigazione dei rischi dell’errore umano.