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          05 febbraio 2018 - 13:00

          La Co2 è un’opportunità

          Si può riciclare il gas responsabile del riscaldamento globale?

          L’anidride carbonica è il gas che molti scienziati ritengono responsabile di tutti i mali del mondo, dal riscaldamento globale fino all’innalzamento dei mari o alla desertificazione delle foreste. Di sicuro è uno dei più grandi fattori di rischio ambientale che si sia presentato negli ultimi 150 anni.

          L’ormai storico accordo firmato a Parigi a dicembre del 2015 da 195 paesi impegna tutti a fermare l’avanzata minacciosa dell’anidride carbonica nella nostra atmosfera. E i dati confermano l’emergenza: nel 2017 la Co2 ha valicato la soglia critica delle 400 parti per milione, le catastrofi metereologiche sono in aumento e l’estensione della calotta artica non è mai stata così esigua.

           

          In realtà questo gas che mette a rischio i delicati equilibri dell’ecosistema può essere catturato e trasformato in un prodotto utile e addirittura sostenibile. Lo spiega Guido Saracco, responsabile del Center for Sustainable Futures, un nuovo centro di ricerca dell’Istituto italiano di tecnologia dedicato interamente allo sviluppo di applicazioni per ridurre l’effetto serra. Una delle sfide intraprese da questa nuova costola dell’Iit è proprio di riciclare e valorizzare l’anidride carbonica.

          “La Co2 non è solo un problema, ma può diventare un’opportunità” spiega Saracco. “Per esempio possiamo potenziare i processi di fotosintesi che avvengono in natura ingegnerizzando dei microrganismi che potrebbero catturare l’anidride carbonica per produrre sostanze chimiche, biocombustibili e materiale ad alto valore aggiunto”. Per preservare il pianeta, in altre parole, in futuro potremmo imbatterci in microbi-operai, forme viventi ma semi-robotizzate che consumano anidride carbonica e rilasciano benzina verde.

           

          Ma non è l’unica strada per affrontare il riscaldamento globale. “L’alternativa è quella della fotosintesi artificiale – prosegue il responsabile del centro, inaugurato a novembre 2016 – Possiamo sviluppare dei pannelli, simili a quelli fotovoltaici, dove invece delle celle solari si installano foto elettrolizzatori che convertono l’anidride carbonica in carburante”.

          Nanomateriali e processi biochimici potrebbero in futuro mitigare le profezie di sciagura che la Co2 si trascina dietro da tempo.  “Nei prossimi trent’anni – conclude Saracco – dovremo fare tre volte tanto quello che è stato fatto finora per abbattere i livelli di anidride carbonica in atmosfera”. 

           

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          Immagine: REUTERS/Stringer