Generali Group

          dove siamo

                                   

          19 settembre 2017 - 18:00

          Pedalare in sicurezza

          Come rendere le strade più sicure per chi si muove sulle due ruote

          Strade e autostrade sono sempre più sicure per gli automobilisti: nell’ultimo decennio, infatti, l’Europa ha ridotto del 43% il numero di vittime di incidenti stradali. Un successo che però non ha messo al sicuro pedoni e ciclisti che si muovono in centro città.

          Circa la metà delle vittime di incidenti stradale sono infatti pedoni (il 22% del totale), motociclisti (15%) e ciclisti (8%). Ma non fatevi confondere dalle statistiche: perché sono proprio i ciclisti che stanno diventando i soggetti più vulnerabili della strada. Chi inforca la bicicletta ha il tasso di rischio più elevato di finire travolto da un’auto e di riportare ferite grave soprattutto nelle aree urbane con il limite di 50 chilometri orari, per incidenti che si verificano con maggior frequenza durante l’estate e di pomeriggio.

          L’Europa ha conseguito importanti risultati nel ridurre il numero delle vittime di incidenti stradali. Nel 2015 molti paesi europei (come Svezia, Danimarca, Uk, Olanda, Malta) hanno registrato un tasso di vittime dell’asfalto inferiore a 40 per un milione di abitanti mentre la media europea complessiva è di 50,5 per milione di cittadini. Soprattutto se fate parte della categoria dei pendolari in bicicletta.

          Il numero degli incidenti fatali che hanno coinvolto ciclisti è tra 2010 e 2014 è diminuito solo del 4% contro una media del 18% degli incidenti a bordo di altri veicoli. Ovviamente gli impatti mortali accadono con maggior frequenza nei paesi a più alto traffico di ciclisti come l’Olanda (25%), Danimarca e Ungheria (16% per entrambi).

          Da una parte Bruxelles si sta facendo carico di promuovere campagne di sensibilizzazione per una mobilità più sostenibile, come ad esempio la European Mobility Week che ricorre annualmente nel mese di settembre. Dall’altra le risorse a disposizione sono state poche: appena 600 milioni di euro nel periodo compreso tra 2007 e 2013. Denari che peraltro sono stati spesi da pochi paesi virtuosi, come Germania, Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria per costruire e rinnovare piste ciclabili.

          Secondo la Federazione europea della bicicletta, se l’Europa mettesse sul piatto 6 miliardi di euro per i prossimi 5 anni, invece di 600 milioni, avrebbe in cambio 50 mila chilometri di piste ciclabili, un milione di nuove segnaletiche per ciclisti e corsi di base di ciclismo per circa 100 milioni di cittadini. Quest’ultima voce è tra le più importanti perchè è alla base di una società che vuole tornare a spostarsi in bicicletta, ma che ha poca dimestichezza con il codice della strada e anche una scarsa consapevolezza delle regole da parte dei ciclisti. Ed è un fenomeno con cui dobbiamo fare i conti.

          Molti cittadini scelgono di spostarsi in sella e il boom del food delivery sta invadendo i centri città di ragazzi in bicicletta. Occorrono più attenzione, più piste ciclabili e anche più protezione, come caschetti e luci catarifrangenti, per tutti coloro che pedalano. L’Ue ha stanziato un programma di 2,3 miliardi di euro di investimenti ancora lontani dai sei miliardi richiesti, di cui 1,3 spendibili nel corso di sette anni di ciclo di finanziamenti.