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          14 febbraio 2018 - 17:30

          Un nuovo inizio

          Favorire l’imprenditorialità tra i rifugiati per creare nuove attività di business

          Negli ultimi anni l’Europa è stata interessata dal più ampio flusso migratorio dai tempi della Seconda guerra mondiale. Molte delle persone che arrivano nel Vecchio continente chiedono asilo politico. Secondo Eurostat nel 2015 il numero di persone che ha fatto richiesta di asilo politico in un paese europeo è più che raddoppiato rispetto all’anno precedente, superando ampiamente il milione di persone (1.257.030). Il paese nel quale è stato presentato il maggior numero di domande è la Germania (441.800, il 35% del totale dell’Ue), seguita da Ungheria (174.435), Svezia (156.110) e Austria (85.505). In Italia sono state presentate 83.245 richieste (il 7% del totale europeo).

           

          L’Ue ha l’obbligo giuridico e morale di proteggere le persone in stato di necessità, mentre gli Stati membri sono competenti per esaminare le domande di asilo e decidere chi riceverà protezione. Nel 2015 e nel 2016 l’UE ha stanziato complessivamente oltre 10 miliardi di euro per gestire la crisi dei rifugiati.

           

          Ma non basta gestire la crisi. Favorire l’integrazione dei nuovi arrivati attraverso il lavoro rappresenta una delle sfide centrali per il futuro della Ue, anche per contrastare la pesante crisi demografica che attraversa il Vecchio continente.

           

          Il Gruppo Generali ha lanciato nell’ottobre del 2017 il progetto The Human Safety Net (THSN), destinato a persone svantaggiate attraverso programmi di protezione, training e mentoring, per trasformare e migliorare la loro vita, quella delle loro famiglie e delle comunità in cui vivono. Uno dei tre programmi, The Human Safety Net for Refugees Start Up è dedicato ai rifugiati e ha l’obiettivo di sviluppare il potenziale imprenditoriale dei richiedenti asilo aiutandoli a creare nuove imprese.

           

          Secondo l’indagine sulla forza lavoro di Eurostat, a fine 2015 – escludendo il settore agricolo – nei 28 stati membri dell’Unione Europea i lavoratori autonomi stranieri sono aumentati del 52,6% rispetto a dieci anni prima, e in Italia di quasi il 54%. Essi costituiscono il 6,3% di tutti i lavoratori autonomi della UE: tra di essi i non comunitari rappresentano la maggioranza (69,9%).

           

          Molto spesso chi emigra verso i Paesi occidentali ha un grado di istruzione e formazione medio-alto e aspira a condizioni economiche migliori rispetto al Paese di provenienza. Favorire l’imprenditorialità tra i rifugiati, è importante anche per offrire prospettive più solide per il futuro: la residenza permanente, la naturalizzazione e il ricongiungimento familiare.