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          Sfida coreana

          Un fondo per le web imprese e una rete nazionale 5G per uscire dalla crisi. Così l’esperienza del Covid-19 diventa per Seul una risorsa Tecnologica.

          “South Korea Offers a Lesson in Best Practices”. Forse basterebbe questo titolo di Foreign Affairs, che già ai primi di aprile lodava il modo dei sudcoreani di combattere la pandemia, per capire quanto questo Paese dell’Asia orientale con cinquanta milioni di abitanti abbia fatto forse i passi più importanti nella direzione giusta senza perdere tempo. La soluzione è stata soprattutto tecnologica, una strada su cui i coreani continuano a costruire.  “È un Paese che ha visto un'ondata precoce di infezioni  e quindi ha utilizzato una grande quantità di dati di sorveglianza per rintracciare chiunque potesse essere entrato in contatto con il virus”, scrive la Bbc. Com’è noto, già da fine febbraio, Seul  stava combattendo il peggior focolaio di Covid-19 fuori dalla Cina, causato da una sorta di setta religiosa che aveva nascosto i contagi. A maggio, vi è stata una ripresa scatenata da un focolaio in un nightclub ma la cosa si è poi risolta rapidamente. Come?  Con uno screening di dati e informazioni dei suoi cittadini come ha spiegato Justin Fendos, professore di biologia cellulare all'Università di Dongseo a Busan, a Rory Cellan-Jones, technology correspondent della Bbc (https://www.bbc.com/news/technology-52681464): "Sono stati adottati metodi di informazione che vengono normalmente utilizzati dalle forze dell'ordine per catturare gli evasori fiscali o per rintracciare i criminali e li hanno riproposti per uso sanitario pubblico" con tre  tipi di dati utilizzati: transazioni con carta di credito e debito che raccontano dove hai comprato, mangiato, viaggiato; la posizione del telefono, ottenuta dagli operatori di telefonia mobile per capire dove ti trovi; telecamere di sorveglianza. Le informazioni vengono utilizzate per tracciare le persone positive  ma anche i loro movimenti nei giorni precedenti al test di positività per avvisare chi è entrato in contatto con loro.

          Problema etico
          Nonostante in Corea non vi sia stata opposizione da parte dei cittadini, “sembra improbabile che tali metodi si dimostrino accettabili in Paesi occidentali come il Regno Unito – conclude Cellan -Jones - dove è in corso un acceso dibattito sul fatto che un'app di tracciamento dei contatti, che memorizza centralmente alcuni dati, rappresenti una minaccia troppo grande alla privacy”. Stephanie Hare però, una ricercatrice indipendente e autrice di Technology Ethics, non è d’accordo:  la domanda – dice - non dovrebbe essere se tali metodi siano accettabili ma se siano necessari. Aggiunge che "La Corea del Sud è un caso di studio davvero interessante da cui imparare”.

          Qui sta il punto che ci interessa: la Corea non è il solo Paese o la sola regione (il Kerala in India ad esempio) che è riuscita a fermare il virus: Vietnam, Cambogia, Laos e Myanmar per farne un altro - i Paesi più vicini geograficamente al focolaio di Wuhan - registrano a oggi 7 decessi e nemmeno un migliaio di casi in totale. E in questi Paesi la tecnologia non ha una parte così importante. In Corea del Sud è stata invece la chiave: la tecnologia può fare molto soprattutto se condivisa.

          Una risorsa da condividere
          Il governo ha organizzato per esempio  una serie di webinar per soddisfare la crescente domanda globale di condivisione della sua esperienza nella lotta al virus. In modo che ognuno possa adattarla alla sua realtà. Il  quarto webinar è stato il  3 giugno scorso e il quinto il 10 giugno. Attraverso una piattaforma web (http://medicalkoreawebinar.or.kr) chiunque può accede e ascoltare specialisti coreani con traduzione simultanea  in inglese, francese e russo. Si possono anche porre domande in tempo reale. Un sistema tecnologico di ultima generazione... per parlare di tecnologia. Condividendola.

          Che la Corea del Sud punti su questa strada è noto: e infatti il piano di uscita dalla crisi Covid, che il governo ha rivelato un mese fa, si coniuga con un’idea pregressa che fa dell'intelligenza artificiale e dei centri di comunicazione wireless basati su tecnologica 5G i pilastri di una sorta di nuovo  "New Deal" per creare posti di lavoro e stimolare la crescita. Un progetto di lunga durata e che richiede denaro anche se per ora non è stato detto quanto ne servirà. Il presidente Moon ha  paragonato la sua visione al New Deal lanciato dall'ex presidente degli Stati Uniti Franklin Roosevelt negli anni Trenta per riprendersi dalla Grande Depressione. Ma l’intervento dello Stato, per quanto necessario, si coniugherà in modo diverso. Secondo l’'economista Kim Jung-sik della Yonsei University di Seoul, citato da Bloomberg, il piano di Moon è stato progettato per aiutare  nuove webimprese basate su Internet, ma probabilmente non implicherà il tipo di spesa che il termine New Deal sembrerebbe implicare. "È diverso dal tradizionale New Deal che creava posti di lavoro con ingenti risorse visto che  le munizioni finanziarie della Corea del Sud sono sempre più limitate dopo una serie di misure di spesa per stimolare l'economia". Quel che si sa per ora è che Seul intende  creare un fondo per sostenere lo sviluppo dell'IA, costruire siti per i test sui robot e aiutare le aziende a lanciare nuovi servizi che utilizzeranno dati basandosi sulla  costruzione di una rete nazionale 5G. Ben oltre la guerra al Covid-19.