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          La difficile maratona dell’Oms

          Spesso criticata per le falle tipiche di un’organizzazione immensa e globale, l’Organizzazione mondiale della sanità resta però un porto sicuro. Lo spiega il suo direttore generale

          Parlando alla stampa l’8 aprile scorso, il direttore Generale dell'Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus ha ricordato che il 9 aprile “segna 100 giorni da quando l'Oms è stata informata dei primi casi di "polmonite con causa sconosciuta" in Cina. È incredibile riflettere – ha aggiunto - su come è cambiato radicalmente il mondo, in così poco tempo”. Dopo aver elencato con una rapida panoramica la strategia dell’organizzazione (si può leggere integralmente all’indirizzo https://www.who.int/dg/speeches/detail/who-director-general-s-opening-remarks-at-the-media-briefing-on-covid-19--8-april-2020 ) Tedros l’ha sintetizzata così: “Abbiamo lavorato giorno e notte… innanzitutto per sostenere i Paesi nello sviluppo delle loro capacità di preparazione e risposta attraverso la rete Oms di 6 uffici regionali e 150 nazionali… abbiamo pubblicato un piano strategico di preparazione e risposta, che ha identificato le principali azioni che i Paesi devono intraprendere e le risorse necessarie per realizzarle... Più di 800 milioni di dollari sono stati promessi… inclusi oltre 140 milioni (ricevuti) da oltre 229.000 persone e organizzazioni”.

          L’Oms affronta un momento difficile, una situazione tipica nelle emergenze (una sintesi delle critiche all’Oms si può leggere qui https://www.nytimes.com/2020/04/08/world/asia/trump-who-coronavirus-china.html). Sotto tiro tende a finire l’organismo preposto che viene accusato di lentezza burocratica, cattiva gestione dei fondi,  incapacità di risposta rapida, simpatie politiche. Ma se l’Oms, pur con tutte le debolezze tipiche di un’organizzazione ciclopica, non ci fosse?  L’Oms, spiega Tedros, ha “...attivato i principali epidemiologi, clinici, sociologi, statistici, virologi, comunicatori del rischio e altri leader mondiali, per rendere la nostra risposta veramente globale e catturare tutto il sostegno di cui abbiamo bisogno da tutto il mondo…  negli ultimi giorni abbiamo convocato un seminario online per raccogliere risorse da oltre 600 esperti, istituzioni e individui su come combattere l'infodemia (disinformazione e crimine informatico nella crisi Covid-19)”.

          Una difesa d’ufficio? Il Covid-19 richiede risposte certe basate su dati accurati e accreditati e su una battaglia quotidiana contro notizie prive di fondamento scientifico o che si basano su sperimentazioni non sufficientemente certificate  A febbraio l’Oms ha riunito più di 400 ricercatori a livello mondiale per identificare e accelerare le priorità di ricerca e ha sviluppato protocolli che vengono utilizzati in più di 40 Paesi per comprendere meglio la trasmissione, l'epidemiologia e le caratteristiche cliniche del virus. Infine 130 scienziati, finanziatori e produttori di tutto il mondo hanno firmato una dichiarazione di impegno a collaborare con l'Oms  per accelerare lo sviluppo di un vaccino contro il virus. Basterà? Nei prossimi giorni, l'organismo con sede a Ginevra lancerà  una strategia aggiornata e un piano di preparazione e risposta strategica rivisto, con una stima delle esigenze finanziarie per la prossima fase della risposta.

          Infine da segnalare la presa di posizione  sulla necessità di una battaglia globale e comune sottoscritta da  autorevoli direttori di Centri di ricerca e Think-Tank europei e africani: “Mentre le nazioni tutte si trovano minacciate e lottano per evitare la catastrofe, è necessario, più che mai, pensare in ottica globale e adattare localmente le strategie di risposta, in modo da proteggere le comunità più vulnerabili, a rischio non solo per la diffusione del contagio ma anche per le conseguenze politiche, economiche e sociali che ne deriveranno. Le pandemie globali costano caro, soprattutto ai più poveri…  Come think-tankers europei e africani, crediamo sia cruciale richiamare l’attenzione globale sull’impatto del coronavirus in Africa. Questa crisi è un appuntamento con la globalizzazione e la povertà globale. Crediamo debba diventare anche un’occasione di cooperazione internazionale”.

          E’ firmata da 
          Yonas Adepto, Institute for Peace and Security Studies, Ethiopia
          Karim El Aynaoui, Policy Center for the New South, Morocco
          Thomas Gomart, Institute of International Relations, France
          Paolo Magri, Institute for International Political Studies, Italy
          Greg Mills, The Brenthurst Foundation, South Africa
          Karin Von Hippel, Royal United Services Institute for Defence and Security Studies, London
          Guntram Wolff, Bruegel, Belgium

          (Qui il testo integrale: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/le-epidemie-come-la-poverta-non-restano-casa-25620?fbclid=IwAR2xtfud63bq4NCCOt1RMEbfzEcx7hFxSkS7vLhD6GtcXT8qE71Jn-hKriY