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    27 ottobre 2016

    Lo sport fa correre gli utili

    Perché la palestra fa bene ai conti dell’impresa

    Studi e ricerche sul corporate wellness dimostrano che l’attività fisica sul posto di lavoro aumenta il benessere e anche la produttività dei dipendenti.

     

    Una corsa sul tapis roulant fa aumentare dell’8% la produttività aziendale. La stima fa un certo scalpore. E arriva dal National Group Report, l’Ong americana che si occupa dal 1974 di trovare soluzioni per il benessere degli addetti delle grandi aziende. L’ultimo report sulla salute dei dipendenti statunitensi afferma che un lavoratore adulto e in salute si assenta almeno 3 giorni l’anno a causa di leggere influenze e piccoli acciacchi o infortuni. L’individuo sovrappeso invece rimane a letto col termometro in media da 5 a 13 giorni l’anno. Il risultato è una perdita di produttività da parte delle aziende e alti costi sanitari.

    Perché la palestra fa bene ai conti dell’impresa - Narva (Estonia), due donne in una palestra sul Narva osservano la fortezza russa di Ivangorod – Alessandro Gandolfi/Parallelozero

    Vista da questa prospettiva ritagliarsi del tempo per l’attività fisica, anche nelle ore di lavoro come succede già in molte palestre aziendali, diventa un asset importante per lo sviluppo dell’impresa. Per questa ragione si stanno diffondendo i programmi di corporate wellness in azienda o in strutture convenzionate, piscine e centri yoga. Un trend che oggi è rafforzato dalla possibilità di utilizzare i wearable device, smart watch e braccialetti elettronici, in grado di monitorare i progressi fisici. In base ad alcuni indicatori tracciati dai braccialetti il lavoratore può verificare l’andamento di colesterolo, pressione del sangue, massa corporea, glucosio. Chi centra i risultati ottiene bonus da parte dell’impresa; sia di natura assicurativa che sconti e promozioni sull’acquisto di prodotti legati al wellness. Un’indagine del Chapman Institute ha dimostrato che l’attività fisica ha portato a una riduzione del 25% del tasso di assenteismo e del 35% dei costi delle compensazioni per malattie e disabilità dei dipendenti. È la classica soluzione win-win, dove tutti vincono: il lavoratore è incentivato a prendersi cura della propria salute e l’azienda è disposta a pagare un sovrapprezzo pur di non perdere produttività.

    Il mercato del corporate wellness sta letteralmente esplodendo. Entro il 2020, secondo Ibs Research, varrà 12 miliardi di dollari. Il fenomeno non è solo americano ma sta prendendo piede anche in Europa attraverso i sistemi di Welfare aziendali che prevedono flexible benefitis per chi pratica attiva sportiva.