L’Oro di Generali

Giorgio Simeoni da G.B.S.
Da qualche anno siamo tutti più “social”, Generali compresa. Per la mia personale sensibilità, tra i Behaviours aziendali risalta come un faro quello che si definisce “Human Touch” ovvero mostrare empatia e spirito di squadra quando si collabora con gli altri.

Pensavo che fosse solo l’ennesimo slogan, una bella frase che arricchisce la nostra campagna Partner di Vita.

Mi sono reso conto di essermi sbagliato quando mi sono trovato in una condizione estremamente lontana da quella professionale, una situazione che tutti conoscono per esperienza diretta o grazie a divertenti spot di fantozziana memoria: l’assemblea condominiale. Queste riunioni sono una di quelle cose che si fa perché si devono fare, un appuntamento segnato da orari improbabili, tensioni tra vicini, decisioni da prendere spesso scomode o poco invitanti. Si parte da casa tenendo costantemente sotto controllo l’orologio, non tanto per assicurarsi di essere in orario quanto per fare il conto mentale del tempo che manca per tornare dentro alle proprie quattro mura. Quella sera era la mia prima riunione, avevo davanti molte persone già arrabbiate ancor prima di iniziare, il clima era teso e la cordialità tra vicini non andava oltre un timido saluto fatto con il cenno del capo.

Purtroppo una richiesta di reperibilità non c’è mai quando servirebbe!

L’amministratore del condominio mi lascia due minuti per presentarmi: spiego chi sono e dove lavoro e ritorno nel mio angolino in silenzio, lasciando scorrere gli argomenti all’ordine del giorno e cercando di farmi un’idea dei miei vicini. Un intervento è stato però completamente diverso rispetto agli altri, un vicino mi guarda e dice: «Anche io lavoro in Generali!»

Sembra incredibile, ma quella semplicissima frase mi ha rincuorato. Non ero più solo, e anche se non conoscevo quella persona il mio approccio all’assemblea era cambiato, perché l’empatia e il senso di correttezza e trasparenza che hanno i miei colleghi lo conosco bene, ed è una cosa su cui si può contare.

In azienda ho conosciuto colleghi straordinari, persone speciali che hanno quel “qualcosa in più” che spesso ti confonde e te li fa vedere più come amici che come compagni di ufficio. In azienda non ci si colpevolizza, anche nelle situazioni più complicate l’obiettivo è sempre il miglioramento continuo, l’acquisizione di consapevolezza e il darsi una mano. Sui miei colleghi ripongo la mia fiducia, e non mi sono mai sentito tradito da questa scelta.

Quella sera ho capito che anche la tanto antipatica assemblea condominiale poteva essere contaminata da questo approccio costruttivo e collaborativo, tipico di noi Leoni di Generali, ed è una sensazione che percepisce anche chi ci sta attorno. Generali non è la corazza scintillante che indossiamo per difenderci da tutto e da tutti, ma è lo spirito di collaborazione che nasce da dentro e che ci fa scendere in campo uniti, uno di fianco all’altro.

«Generali è una potenza!»

«Generali? Lì sì che si sta bene, è un’azienda che non ha problemi!»

Chi di noi non ha mai sentito queste frasi, dette dagli astanti quando ci sentono parlare della nostra azienda?

In questi anni (presto saranno quattro lustri di servizio) ho capito che l’oro di Generali non sono i dividendi, i benefit, le insegne sui grattacieli. L’oro di Generali è nel collega che mi saluta al caffè, quello che interrompe una riunione per rispondere al mio problema, quello che mi chiede se ho bisogno di una mano per completare un task andando anche oltre al suo incarico aziendale.

L’oro sono LORO.

#PiùDiUnLavoro

L’Oro di Generali

Da qualche anno siamo tutti più “social”, Generali compresa. Per la mia personale sensibilità, tra i Behaviours aziendali risalta come un faro quello che si definisce “Human Touch” ovvero mostrare empatia e spirito di squadra quando si collabora con gli altri.

Pensavo che fosse solo l’ennesimo slogan, una bella frase che arricchisce la nostra campagna Partner di Vita.

Mi sono reso conto di essermi sbagliato quando mi sono trovato in una condizione estremamente lontana da quella professionale, una situazione che tutti conoscono per esperienza diretta o grazie a divertenti spot di fantozziana memoria: l’assemblea condominiale. Queste riunioni sono una di quelle cose che si fa perché si devono fare, un appuntamento segnato da orari improbabili, tensioni tra vicini, decisioni da prendere spesso scomode o poco invitanti. Si parte da casa tenendo costantemente sotto controllo l’orologio, non tanto per assicurarsi di essere in orario quanto per fare il conto mentale del tempo che manca per tornare dentro alle proprie quattro mura. Quella sera era la mia prima riunione, avevo davanti molte persone già arrabbiate ancor prima di iniziare, il clima era teso e la cordialità tra vicini non andava oltre un timido saluto fatto con il cenno del capo.

Purtroppo una richiesta di reperibilità non c’è mai quando servirebbe!

L’amministratore del condominio mi lascia due minuti per presentarmi: spiego chi sono e dove lavoro e ritorno nel mio angolino in silenzio, lasciando scorrere gli argomenti all’ordine del giorno e cercando di farmi un’idea dei miei vicini. Un intervento è stato però completamente diverso rispetto agli altri, un vicino mi guarda e dice: «Anche io lavoro in Generali!»

Sembra incredibile, ma quella semplicissima frase mi ha rincuorato. Non ero più solo, e anche se non conoscevo quella persona il mio approccio all’assemblea era cambiato, perché l’empatia e il senso di correttezza e trasparenza che hanno i miei colleghi lo conosco bene, ed è una cosa su cui si può contare.

In azienda ho conosciuto colleghi straordinari, persone speciali che hanno quel “qualcosa in più” che spesso ti confonde e te li fa vedere più come amici che come compagni di ufficio. In azienda non ci si colpevolizza, anche nelle situazioni più complicate l’obiettivo è sempre il miglioramento continuo, l’acquisizione di consapevolezza e il darsi una mano. Sui miei colleghi ripongo la mia fiducia, e non mi sono mai sentito tradito da questa scelta.

Quella sera ho capito che anche la tanto antipatica assemblea condominiale poteva essere contaminata da questo approccio costruttivo e collaborativo, tipico di noi Leoni di Generali, ed è una sensazione che percepisce anche chi ci sta attorno. Generali non è la corazza scintillante che indossiamo per difenderci da tutto e da tutti, ma è lo spirito di collaborazione che nasce da dentro e che ci fa scendere in campo uniti, uno di fianco all’altro.

«Generali è una potenza!»

«Generali? Lì sì che si sta bene, è un’azienda che non ha problemi!»

Chi di noi non ha mai sentito queste frasi, dette dagli astanti quando ci sentono parlare della nostra azienda?

In questi anni (presto saranno quattro lustri di servizio) ho capito che l’oro di Generali non sono i dividendi, i benefit, le insegne sui grattacieli. L’oro di Generali è nel collega che mi saluta al caffè, quello che interrompe una riunione per rispondere al mio problema, quello che mi chiede se ho bisogno di una mano per completare un task andando anche oltre al suo incarico aziendale.

L’oro sono LORO.

#PiùDiUnLavoro