Generali Group

          dove siamo

                                 

          27 maggio 2022 - 14:15

          La crescita globale rallenta tra le incognite legate alla guerra in Ucraina e l’aumento dell’inflazione

          Le stime globali del Fmi prevedono una frenata dell’economia globale, che nel 2022 crescerà solo del 3,6%. Preoccupa l’inflazione, in primis negli Stati Uniti, dove si registrano i livelli più alti da 20 anni. Il nuovo Market Commentary di Generali Investments fa luce sulle dinamiche di uno scenario economico in rapida evoluzione

          Dopo un 2021 caratterizzato da una ripresa generale a seguito della pandemia di Covid-19 e un inizio anno promettente sotto questo punto di vista, la guerra in Ucraina ha scompigliato le carte in tavola, determinando una revisione al ribasso delle stime di crescita globali per il 2022.

           

          Secondo il "World Economic Outlook" del Fondo monetario internazionale (Fmi) pubblicato in aprile, la crescita rallenterà. Le previsioni indicano di quanto: da una stima del 6,1% del 2021 al 3,6% nel 2022 e nel 2023. Contrazioni dello 0,8% e 0,2% rispetto alle proiezioni di gennaio, ovvero prima dell'invasione russa dell'Ucraina. Oltre il 2023, affermano gli esperti Fmi, si prevede che la crescita globale scenderà a circa il 3,3% nel medio termine. Al contempo, a causa degli aumenti dei prezzi delle materie prime indotti dalla guerra e delle crescenti pressioni sui prezzi, il tasso d'inflazione nel 2022 è stimato al 5,7% nelle economie avanzate e dell'8,7% nei mercati emergenti e nelle economie in via di sviluppo, rispettivamente 1,8 e 2,8 punti percentuali in più rispetto alle proiezioni dello scorso gennaio.

           

          Per questo, ammonisce il Fmi, gli sforzi multilaterali saranno essenziali per rispondere alla crisi umanitaria, prevenire un'ulteriore frammentazione economica, mantenere la liquidità globale, gestire la preoccupazione dettata dal debito, affrontare il cambiamento climatico e porre fine alla pandemia.
           


          Già prima della guerra in Ucraina, tuttavia, si prevedeva il proseguimento della ripresa globale a un ritmo più lento di quello registrato nel 2021, come discusso nell'analisi di Generali Investments per il suo "Outlook 2022: Bye Bye Beta". Poiché molte economie hanno recuperato il terreno perso con la pandemia, afferma il rapporto, i governi e le banche centrali ritireranno, pur con cautela, il loro sostegno. I consumi, ammortizzati dall'elevato risparmio, rimarranno la spina dorsale della ripresa e il capex1 è destinato a crescere soprattutto negli Stati Uniti, sostenuto da condizioni finanziarie favorevoli. Le interruzioni nell'offerta gradualmente si allenteranno, con uno spostamento dei consumi verso la riapertura dei servizi (quali turismo e accoglienza) che contribuirà a prolungare la ripresa.

           

          Secondo il report, a complicare le prospettive sono i rischi politici (come ha dimostrato poco tempo dopo quanto accaduto in Ucraina), che potrebbero provocare caos dal punto di vista finanziario. Anche per altri aspetti le previsioni dell’analisi di Generali Investments, pubblicata prima dell’invasione russa dell’Ucraina, si sono rivelate corrette. Nel rapporto, infatti, si sottolineava la necessità di evitare di incorrere in una transizione energetica disordinata, che avrebbe rischiato di generare un'impennata dei prezzi di alcune materie prime. In modo simile, la diffusione di una nuova variante in grado di sfuggire alla protezione vaccinale sarebbe molto pericolosa. In particolare, persistenti picchi di inflazione rischiano di disattendere le aspettative relative all’andamento dell’inflazione stessa, soprattutto negli Stati Uniti, con il conseguente rischio di una più severa politica monetaria, mentre l'elevata pressione sui prezzi intacca il reddito reale disponibile.

           

          Inflazione ancora su. La nuova analisi di Generali Investments

           

          Alla luce dei più recenti sviluppi, Generali Investments ha dunque aggiornato le proprie analisi, concentrandosi nel più recente Market Commentary di maggio sugli scenari inflazionistici e le probabili misure che verranno adottate nel prossimo futuro per ridurne i rischi.

           

          L’elevato tasso di inflazione, causato dall’impennata dei prezzi delle materie prime a livello globale – data l’importanza sia della Russia che dell’Ucraina come fonti di petrolio greggio e gas, materie prime e cereali –, è un problema che sta interessando in particolare la prima economia mondiale, gli Stati Uniti, dove la Federal Reserve (Fed) ha di recente aumentato il tasso di riferimento di 50 punti base per la prima volta dal 2000 e ha avvertito di ulteriori pressioni inflazionistiche derivanti dalla guerra in Ucraina e dal blocco in Cina. Inoltre, ha definito il piano per una contrazione del bilancio all'incirca due volte più veloce rispetto al precedente inasprimento quantitativo.

           

          La Fed è quindi tornata a evidenziare il rischio di una maggiore inflazione, tuttavia si è detta fiduciosa sulla forza della domanda interna e del mercato del lavoro. Con il tasso di occupazione più basso degli ultimi cinque decenni, una forte crescita salariale e quasi due opportunità di lavoro offerte per ogni persona attualmente disoccupata, la Fed si è detta ragionevolmente fiduciosa di essere in grado di raffreddare l'inflazione senza danneggiare l'economia. Per questo motivo la banca centrale americana sposterà rapidamente i tassi al livello neutro (dal 2 al 3%) per poi decidere se stringere ulteriormente.

           


          Quanto all’Unione Europea, il Fmi nel suo World Economic Outlook non prevede una recessione nella zona euro nel prossimo futuro, declassando nel suo ultimo report sull’economia mondiale la previsione di crescita nella zona euro al 2,8% quest'anno e al 2,3% nel 2023. Riviste al ribasso anche le stime di Cina, Giappone e India, a causa dell’impatto della guerra in Ucraina e di altri fattori. Più significative le correzioni per Giappone e India, attribuite a una domanda interna più debole – per effetto dell’aumento globale dei prezzi del petrolio sui consumi privati e gli investimenti – e a un calo delle esportazioni.

          La Cina, invece, dovrebbe risentire della rigorosa strategia di “tolleranza zero” adottata per il contenimento del coronavirus e della contrazione degli investimenti nel comparto immobiliare. Nel 2022 il Paese dovrebbe registrare una crescita del 4,4%, in calo rispetto all’8,1% del 2021, mentre nel 2023 dovrebbe crescere del 5,1%. Le previsioni per il 2022 e il 2023 risultano in leggero ribasso rispetto alle stime di gennaio, fissate rispettivamente al 4,8 e al 5,2%.

          La tendenza generale è insomma quella di un rallentamento della crescita. Nonostante la decelerazione nel breve termine, per ora nel lungo termine non sussisterebbero rischi di recessione. Nello scenario attuale, in ogni caso, qualsiasi previsione economica dovrebbe essere considerata con prudenza, poiché la situazione rimane molto fluida e, di conseguenza, lo spettro degli scenari possibili è ampio. Tanto più se si considerano le potenziali complicazioni date dagli effetti negativi delle tensioni internazionali e le incognite che queste portano con sé. Con esiti talora difficili da prevedere con chiarezza.

          1 Capital Expenditures (CAPEX) rappresentano flussi di cassa in uscita per la realizzazione di investimenti in attività immobilizzate di natura operativa.
          Si tratta cioè di investimenti in capitale fisso.