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          21 febbraio 2020 - 12:30

          Smart City

          La nuova frontiera della globalizzazione

          Ottimizzare e innovare i servizi pubblici connettendo le infrastrutture materiali delle città “per il benessere dei suoi abitanti e delle loro attività”. È partendo dalla definizione del concetto di “Smart City” che si può avere un’idea più precisa della direzione che sta prendendo la competitività urbana nell’era della globalizzazione. Le crescenti difficoltà dei distretti industriali, unite alla sempre più urgente domanda di innovazione, spingono infatti ricercatori e politici a interrogarsi sulla reale adeguatezza delle configurazioni urbane e a individuare le riforme necessarie per rilanciare lo sviluppo sostenibile e lo sviluppo economico. A partire dai primi anni del 2000, e soprattutto con lo scoppio e il perdurare della crisi economica, il tema della maggiore efficienza delle città, quali agenti per generare sviluppo e migliorare la qualità urbana e l’equilibrio territoriale, è diventato sempre più attuale e urgente. In tal senso, le pressioni del mondo economico e del contesto internazionale spingono a valorizzare le potenzialità dei territori e a aumentarne la capacità competitiva, anche attraverso riforme istituzionali quale la costituzione delle città metropolitane.

          Il concetto di “città intelligente” è stato introdotto in questo contesto come un dispositivo strategico per contenere i moderni fattori di produzione urbana in un quadro comune e per sottolineare la crescente importanza delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione (ICT), del capitale sociale e ambientale nel definire il profilo di competitività delle città, muovendosi verso la sostenibilità e verso misure ecologiche sia di controllo sia di risparmio energetico, ottimizzando le soluzioni per la mobilità e la sicurezza. Il concetto di “Smart City”, concepito per la prima volta a livello mondiale con la città di Rio de Janeiro, in Brasile, ha assunto negli ultimi anni un ruolo sempre più importante nella pianificazione urbanistica, soprattutto in quelle aree – Africa, Asia e America latina – in cui il “boom” demografico la fa da padrone. 

          Allargando lo sguardo alle altre aree del mondo, è facile constatare come la rivoluzione digitale sia in atto, ad esempio, nella maggior parte delle megalopoli del continente africano nonostante le disparità significative che si registrano in alcune aree. Con esso, tutte le strutture dell'economia e dei servizi si stanno preparando a fare un salto senza precedenti nella storia del loro sviluppo: m-banking, stato civile digitale, gestione connessa dell'acqua, trasporto multimodale, incubatrici di start-up. Di recente sono apparsi in Europa numerosi servizi e progetti a cui le città africane più giovani e flessibili si stanno adattando rapidamente. Tra la popolazione africana sta emergendo una classe media molto connessa, creativa, desiderosa di accedere a infrastrutture o servizi stabili, fungendo da motore – insieme agli Stati e alle imprese – dell'armonioso sviluppo di queste città. La grande sfida ora è quella di costruire modelli di gestione intelligente delle città che tengano conto delle caratteristiche di ciascuno degli attori coinvolti e generino nuovi profitti. Di esempi di questo tipo ce ne sono in diversi paesi africani: dalla “città ecologica” di Zenata, in Marocco, alla “città tecnologica” di Konza, in Kenya; dalle smart city di Abidjan e Brazzaville, rispettivamente in Costa d’Avorio e nella Repubblica del Congo, alla 4G Square di Kigali, in Ruanda. 

          In questo scenario, i concetti di condivisione, sfruttamento e monetizzazione dei dati forniti dalle nuove tecnologie sono quindi sfide importanti per le parti interessate pubbliche e private del continente africano, di qui l’importanza del supporto di esperti per costruire o consolidare un ecosistema virtuoso. Se le Smart City hanno bisogno di consigli per supportare la loro strutturazione, hanno anche bisogno di strumenti per gestire questo sistema: è il caso del Digital Ecosytem Management (DEM), che consente di connettere tra di loro tutti i lettori digitali e i collegamenti economici. Il DEM offre infatti alle aziende impiegate nei settori delle telecomunicazioni, automobilistico, dei media, della finanza, della sanità e dei servizi pubblici l'opportunità di trasformare le loro attività progettando rapidamente, assemblando e fatturando i loro servizi attraverso il “cloud”. Alla luce di tutto ciò, appare chiaro come lo sviluppo sostenibile – pilastro imprescindibile per le generazioni future – passi anche e soprattutto da un nuovo modo di concepire il vivere insieme e, in tal senso, quello delle Smart City sembra rappresentare il modello più convincente.