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    25 luglio 2017 - 10:57

    Prescrizione elettro-medica

    Con il farmaco elettronico il cervello sarà al centro della medicina del futuro

    E' appena agli esordi, ma in futuro promette di mandare in pensione la classica pillola per il mal di testa. I farmaci di domani potrebbero avere l’aspetto di un dispositivo al limite dell’invisibile. Si chiama bioelettronica ed è una scienza di frontiera sviluppata da molti laboratori di ricerca medica e colossi informatici di tutto il mondo. Il metodo è, in apparenza, semplice: per curare un disturbo non si introducono nel nostro corpo sostanze chimiche o naturali ma si ricorre alla stimolazione elettrica di quella parte del sistema nervoso responsabile del problema. Tutto questo potrebbe richiamare gli orrori di una terapia d’altri tempi, l’elettroshock. In realtà, i cosiddetti farmaci elettronici non hanno cavi e cinture ma offrono un’opportunità di cura agendo direttamente sul sistema nervoso, regolando i circuiti del cervello. Questa nuova tecnologia medica oggi è in corso di sperimentazione su patologie comuni come diabete, infertilità o asma.

    “L’Europa, sul fronte delle applicazioni di bioelettronica organica, ha una posizione di leadership globale perché la maggior parte dei principali gruppi di ricerca su questa disciplina rivoluzionaria sono concentrati nell’area Ue” spiegano da CORDIS, il Sistema di informazione comunitario sulla ricerca scientifica. Alle sperimentazioni sulla bioelettronica partecipano team multidisciplinari di ingegneri, biologi, medici, chimici ed esperti di materiali di tutte le università europee.

    OrgBIO, per esempio, è uno dei principali progetti finanziati dall’Ue su questa nuova area di ricerca delle scienze mediche: è coordinato dalla École Nationale Supérieure des Mines ma vi partecipano università di altri sette paesi europei.    

    La promessa di cura della bioelettronica dipende, in parte, dalle proprietà dei polimeri conduttori: sono capsule di materiali invisibili a occhio nudo, ma che possono essere ingegnerizzati per ospitare e rilasciare nel nostro cervello una dose di corrente elettrica sufficiente a sollecitare quella parte del cervello responsabile del disturbo. 

    Un’applicazione interessante è la sperimentazione della bioelettronica per la cura della degenerazione della vista in fase sviluppo al Center for Nanoscience and Technology del Politecnico di Milano. Il prototipo di questo farmaco elettronico è una sorta di protesi che si può impiantare nel corpo umano per il trattamento di alcune patologie della vista. La protesi è simile a una pellicola che consente la traduzione di informazioni visive trasportate dalla luce in modelli specifici di attività elettrica nel nostro cervello. Il sistema nervoso, in questo caso, si sostituisce all’occhio perché è in grado, grazie al farmaco elettronico, di elaborare le immagini anche in presenza di un disturbo della vista.