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I senior, una risorsa

Quanto vale oggi il settore dedicato alla cura della persona?

L'invecchiamento della popolazione di un Paese è in genere presentato in termini negativi. Soprattutto in Occidente, una società che invecchia è associata a malattia, debolezza e improduttività. Forse però, considerando la globalità di questa tendenza, è utile guardare le cose da un altro punto di vista: certo, una società che invecchia può essere meno produttiva, ma solo se non è in grado di mettere in campo le risorse necessarie per fare di necessità virtù.

 

Da una parte infatti c’è l’invecchiamento attivo – l’active ageing – che riguarda tutta quella fascia di popolazione over 65 sempre più attivi e in buona salute, che reclama un ruolo adeguato nel mondo del lavoro.

 

L’altro lato della medaglia è invece rappresentato dalla white economy, che comprende tutta la filiera economica della cura, dell’assistenza e della previdenza per la persona. Un business che secondo il Censis vale – solo in Italia – ben 290 miliardi, cioè il 9,4% della produzione complessiva nazionale. Seconda solo al commercio e più elevata di settori come costruzioni e trasporti.

Quella generata nei tanti ambiti della white economy è un’occupazione ampia e decisamente eterogenea, che nel complesso equivale a circa 3,8 milioni di lavoratori che operano in maniera diretta o indiretta in questo settore. Ben il 16,5% degli occupati del Paese.

 

Secondo il Censis inoltre, il settore orientato al benessere della persona è “anche un formidabile volano di sviluppo per il Paese”, perché genera rilevanti effetti moltiplicativi sul resto dell’economia. Basti pensare che 100 euro spesi o investiti nella white economy producono 158 euro di reddito aggiuntivo nel sistema economico. E per 100 nuove unità di lavoro nei settori che la riguardano, se ne attivano ulteriori 133 nel complesso dell’economia italiana.

 

Ma l’economia generata dalle esigenze dei senior non si limita alla salute e alla cura della persona. Secondo Merrill Lynch, la silver economy – la filiera relativa a diritti, bisogni e richieste della popolazione over 50 – è valutata ben 7 trilioni l’anno: di fatto è la terza economia al mondo.

Se in Europa entro il 2060 un cittadino su tre sarà un over 65, bisognerà valutare bisogni e servizi specifici, nuove tecnologie e nuovi prodotti. Per esempio negozi con corsie più ampie, magari con l’aggiunta di sedute soprattutto in prossimità di code, e scritte con caratteri più grandi e leggibili.

Su questo versante il Giappone – notoriamente Paese molto silver – si trova a fare da apripista a nazioni come Germania, Cina, Corea del Sud e Italia. Il rivenditore AEON ad esempio si è già attrezzato, aggiungendo aree di riposo nei propri market, allargando le corsie e arricchendo la propria offerta con prodotti pensati in modo specifico per questo target, con articoli legati al pet care, parrucche e porzioni di cibo più contenute.

Naturalmente, l’invecchiamento di una società presenta molte sfide: mantenere la crescita economica, fornire cure adeguate e gestire il sistema pensionistico. Ma guardare solo agli oneri non permette di cogliere le potenzialità che il cambiamento demografico mette in campo.
 

È essenziale dare una risposta adeguata alla domanda crescente di salute, assistenza e previdenza che l’allungamento della vita media porta con sé. Anche perché queste esigenze rispecchiano un bisogno cruciale per l’essere umano: quello di garantirsi un futuro lungo e in buone condizioni.