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Le altre Silicon Valley

Non esiste più solo la Contea di Santa Clara. La Silicon Valley, incubatore tecnologico per eccellenza, dovrà prima o poi cedere il suo primato, o almeno condividerlo. Ma con chi?

 

Il nuovo indice di digitalizzazione dell'economia e della società (DESI), pubblicato dalla Commissione europea questo 26 febbraio, dimostra che la digitalizzazione è ormai un fenomeno globale. E con essa cresce anche l’innovazione.

 

Certo, ci sono aree più all’avanguardia di altre. Nel complesso l'Ue totalizza un punteggio di 0,52 su un massimo di 1 e tutti gli Stati hanno registrato un miglioramento, a eccezione della Svezia che si conferma comunque ai primissimi posti.

 

Al netto di questi dati, è legittimo pensare che i centri più digitalizzati e dinamici faranno a gara per ottenere il primato di futura capitale dell’innovazione. E al momento – dentro e fuori l’Europa – ci sono alcune candidate che premono per imporsi. E che potremmo soprannominare “le nuove Silicon Valley”.

Tel Aviv

Si tratta soprattutto del quartiere Nord orientale di Tel Aviv, Ramat HaHayal, sede degli uffici ricerca e sviluppo di alcune delle aziende leader a livello mondiale nel settore dell’alta tecnologia. Se negli Stati Uniti e in Europa le start up sono frutto del genio e dell’iniziativa privata, in Israele sono un’impresa collettiva che definisce economicamente una nazione. Come i kibbutz negli anni ’50.

 

Oggi infatti Israele dedica a ricerca e sviluppo oltre il 4,4% del suo PIL (il dato più alto dei paesi OCSE) e il ministero dell’economia spende ogni anno circa 450 milioni di dollari per nuove start up. Ed è proprio l’investimento pubblico, unito all’iniziativa di multinazionali e imprese private, che rende un Paese di soli 7,8 milioni di abitanti – e con seri problemi geopolitici – un centro innovativo dove ogni anno nascono più di 500 start up e che si attesta quinto nell’ultimo Global Startup Ecosystem Report, la classifica mondiale dei migliori ecosistemi per le start up.

Skolkovo 

In epoca sovietica la Russia investiva molto nella ricerca scientifica e tecnologica. La guerra fredda aveva un ruolo chiave nel mantenere competitivo lo spirito di innovazione, mentre nell’era post comunista questo spirito si è praticamente prosciugato. Ora la speranza di invertire le sorti è rappresentata da una cittadina vicino a Mosca: Skolkovo.

 

“Abbiamo i soldi, ma non abbiamo la nostra Silicon Valley”, diceva l’allora presidente Dmitry Medvedev nel 2010. Così la Russia si è fabbricata da zero lo Skolkovo Innovation Center. L'intero sito dovrebbe essere completato entro il 2020, ma l’area è già operativa e si concentra su cinque settori chiave: tecnologia dell'informazione, tecnologia nucleare, efficienza energetica, innovazione biomedica, spazio e telecomunicazioni. E nonostante sia scesa al tredicesimo posto nel Global Startup Ecosystem Report resta il banco di prova per la nuova politica economica russa.

Kaec

KAEC è un acronimo che si pronuncia “cake”, come torta. Sta per King Abdullah Economic City, la nuova megalopoli sorta nel deserto dell'Arabia Saudita, a nord di Gedda. Una città di due milioni di abitanti, “con uno stile di vita moderno, come quello che i giovani sauditi sperimentano durante i loro studi all’estero”, spiega Fadi Al-Rasheed, direttore della compagnia statale responsabile del progetto. 

 

Sfruttando la vicinanza con le coste del Mar Rosso, la città si sta dotando anche di “uno dei porti più grandi al mondo”. Sei sono le zone principali della city: l’area industriale, il porto, l’area residenziale, il resort sul mare, il centro di educazione e il distretto degli affari, che comprende anche “l’isola finanziaria”.

Stoccolma

Dietro l’immagine di lenta e tranquilla città del nord si nasconde uno dei più importanti hub tecnologici d’Europa. Basti pensare che Skype e Spotify sono state entrambe fondate a Stoccolma. E non mancano nemmeno esempi più recenti e meno conosciuti, come il Klarna Group, fondato nel 2005.

 

Secondo la Reuters, nel 2014 Klarna ha generato un fatturato di oltre $319.000.000. Serve 35 milioni di utenti, lavora con 50.000 commercianti e gestisce più di 250.000 transazioni al giorno. Questa e altre realtà interessanti – come Truecaller e Lifesum – fanno della città svedese uno dei più interessanti e vitali hub tecnologici d’Europa. Un successo che, secondo Sebastian Siemiatkowski – CEO e cofounder di Klarna – è dovuto anche al famoso welfare svedese, che permette agli imprenditori di rischiare con un po’ di fiducia in più.

 

Londra

East London Tech City (conosciuto anche come Tech City o Silicon Roundabout) è il quartiere delle start up digitali di Londra, dove ha sede, tra le altre, la società King.com (quella di Candy Crush, per intenderci). Si tratta di una zona che fino a dieci anni fa ospitava magazzini dismessi, fabbriche chiuse e vecchi edifici industriali. È rinata pian piano, e ora è dominata dalle compagnie ad alta tecnologia, il cui numero, negli ultimi quattro anni, è in pratica quadruplicato.

 

Con una stima che va dalle 3200 alle 5400 tech start up attive, e con un rendimento di oltre 44 miliardi di dollari, Londra è la capitale innovativa del vecchio continente. E questo perché ha saputo sfruttare la sua vicinanza con il centro finanziario d’Europa ma anche il suo rapporto privilegiato con gli Stati Uniti. Senza contare che il governo inglese, con programmi come l’SEIS, ha defiscalizzato gli investimenti ad alto rischio nelle nuove imprese.

 

Detto ciò, la gara è ancora aperta. E mentre la Silicon Valley rimane salda al primo posto della classifica mondiale dei migliori ecosistemi per le start up, la domanda da un milione di dollari è senza risposta: quale sarà la prossima culla dell’innovazione?