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Millennial ai raggi X

Cosa si dice di nuovo della generazione Y

Ne parlano tutti e spesso attraverso luoghi comuni. Alcuni distinguono i millennial dalla generazione Y, altri, come ad esempio Wikipedia, li considerano un tutt’uno. Anche le loro caratteristiche demografiche non mettono tutti d’accordo: ragazzi nati tra i primi anni ’80 e il 2001 secondo alcuni, tra l’81 e il ’97 secondo altri.

In Europa, dichiarano i dati del Pew Research Center, i millennial rappresentano il 24% dell'intera popolazione dei 28 stati membri. Il numero più alto – 14 milioni – è in Germania; quello più basso in Grecia: solo 2 milioni. In Italia invece i ragazzi tra i 20 e i 29 anni, stando ai dati Istat 2015, sono oltre 6 milioni. È la generazione che ha visto la tecnologia cambiare ed è cambiata con lei: ragazzi disillusi, cosmopoliti e, soprattutto, iper-connessi.

Il loro ritratto però non è scontato come sembra. Nonostante la familiarità con la tecnologia e l’utilizzo di internet per quasi il 70% della giornata, è stato evidenziato dallo studio Intel Security “Disintossicazione digitale: staccare durante le vacanze estive” come i millennial siano più disposti al digital detox rispetto alla generazione X. L’indagine, condotta per comprendere meglio le abitudini nell’utilizzo degli strumenti digitali durante un viaggio, ribalta quindi il paradosso secondo cui i millennial sarebbero i più restii a lasciare a casa i propri dispositivi al momento di andare vacanza. Mentre il 49% dei millennial ha infatti ammesso di essere disposto a 'staccare la spina' in vacanza, solo il 37% degli intervistati tra i 40-50 anni farebbe lo stesso.

Ancor più significativa è l’analisi del Wall Street Journal basata sui dati della Federal Reserve che ribalta il mito della start-up fondata in un open space da ventenni in felpa. La quota di persone sotto i 30 anni che fa nascere un business è infatti diminuita del 65 per cento dal 1980 e, secondo la Fondazione Kauffman, l'età media per fondare una start-up di successo è 40 anni. A dirla tutta, negli ultimi due decenni l’unico gruppo demografico caratterizzato da un numero crescente di imprenditori è quello di coloro che hanno tra i 55 e i 65 anni.

Eppure la mentalità imprenditoriale ai giovani non manca, se si considera che Britt Hysen, editor della rivista MiLLENNiAL, afferma che “il 60% dei millennial si considerano imprenditori e il 90% riconosce l'imprenditorialità come una mentalità”. Al momento però sono ancora i più grandi a fare la maggior parte del lavoro. E la ragione, soprattutto negli Stati Uniti, è riscontrabile nel fatto che i debiti degli studenti sono progressivamente aumentati negli ultimi anni, il che ha comportato una minore diponibilità da parte loro ad assumersi dei rischi. I millennial hanno una percezione del rischio diversa da quella dei loro genitori e, per quanto abituati alla flessibilità, sono una generazione sotto-assicurata, che ha bisogno di risorse e politiche mirate.

Il luogo comune che vede i giovani rompere le catene del lavoro dipendente per avviare la propria azienda non può considerarsi, almeno per ora, una realtà. Si tratta tuttavia di uno scenario per il quale vale la pena di tifare. La generazione millennial forse non è che un vulcano di imprenditorialità inattivo che si prepara ad eruttare nel giro di un decennio.