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Off grid: utopia o realtà?

La Tesla Energy si sta preparando a lanciare una versione aggiornata della celebre batteria Tesla Powerwall, presentata la scorsa primavera. L’ha dichiarato a Parigi Elon Musk, CEO di Tesla, il cui ambizioso sogno – lo ricordiamo – «è cambiare il modo in cui il mondo usa l’energia. Stiamo parlando di terawatt per trasformare l’intera infrastruttura energetica del mondo». Un progetto mastodontico come la gigafactory che Tesla e Panasonic stanno costruendo nel Nevada. La Tesla Powerwall di nuova generazione punterà tutto su una migliore capacità di immagazzinamento dell’energia – di origine fotovoltaica o ricavata dalla rete elettrica nei momenti in cui il fabbisogno è ridotto, per esempio nelle ore notturne – e debutterà tra luglio e agosto 2016. A pochi mesi dal banco di prova australiano dello stato del Queensland, il mercato degli accumulatori domestici di elettricità sembra essere in forte crescita, spinto dalla crescente diffusione di impianti fotovoltaici residenziali. Al momento però, nonostante l’imponente ingresso di Tesla nel mercato, batterie come queste continuano a essere troppo care e ingombranti per la maggior parte dei clienti. E per la gran parte delle persone il traguardo finale – cioè l’interruzione totale del collegamento alla rete elettrica grazie a un numero sufficiente di pannelli solari e batterie per lo stoccaggio – non è certo dietro l’angolo.

Staccarsi dalla rete elettrica, chiudere con il gas, produrre “in casa” tutta l'energia che ci serve con fonti pulite e locali: l’opzione off grid (un edificio cioè del tutto indipendente dalla rete di distribuzione) negli Stati Uniti ha già conquistato molti adepti, tra cui gli attori Ed Begley Jr. e Daryl Hannah. E la presentazione a Expo dell’ l'Off Grid Box (la “scatola” che permette di staccarsi dalla rete) ha suscitato l’interesse internazionale, in particolare in ambito umanitario, dove è oggi utilizzata per impianti di asili in Sud Africa o per la produzione di acqua pulita per le popolazioni dell’isola filippina di Bantayan. Autosufficienza energetica con fonti pulite e risparmio economico: sembra un’utopia, ma sul piano tecnico è già realtà. Dal punto di vista pratico, invece, rimangono le perplessità sui grandi costi di partenza e sull’enorme pianificazione richiesta per un edificio “staccato dalla rete”: indagini del territorio e dei dati della piovosità, autorizzazioni e verifiche di sicurezza dei sistemi di stoccaggio, analisi delle acque, etc. Negli Stati Uniti sono state messe in campo strategie per aggirare almeno il problema dell’investimento iniziale, come i modelli di third part ownership, di crowdfounding (per esempio il caso Mosaic) e il finanziamento da parte terzi di impianti che si ripagano con l'energia che producono. Non resta che guardare con interesse a questo sogno verde, anche perché, nel caso di Tesla Energy, un primo importante bilancio è dietro l’angolo: entro il 2020, infatti, la gigafactory avrà una capacità produttiva annua di 35 gigawatt-ora. Vale a dire più di tutte batterie agli ioni di litio prodotte nel 2013 messe assieme. Utopia o realtà?