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Scatta l’ora del manager del tempo

Il meteorologo: da scienziato atmosferico a top manager e climate strategist

Si finisce sempre col parlare del tempo. Adesso anche nei board delle grandi multinazionali. E, ovviamente, non si tratta di convenevoli, bensì di una posta in gioco da 500 miliardi di dollari. Almeno questa è la stima di spesa annuale globale, da qui fino al 2050, elaborata dall’Unep (United Nations Environment Program) per mettere in sicurezza il pianeta dagli effetti del cambiamento climatico e favorire la transizione verso un sistema industriale e dei trasporti a basse emissioni. In attesa di capire se i paesi avanzati metteranno mano al portafoglio per fare questi investimenti, il settore privato si sintonizza sui canali degli “oggetti alti nel cielo”, ingaggiando weather manager a supporto del core business. «L’industria alimentare è la più esposta fra tutti i comparti e sta investendo moltissimo nei servizi di meteorologia» dice Giampiero Maracchi, climatologo e presidente dell’associazione dei Georgofili. «Il cambiamento climatico mette a rischio le coltivazioni. E basta una siccità o un’alluvione imprevista per fa schizzare i prezzi delle commodity agricole. Diventa indispensabile per le aziende del food avere al proprio fianco professionisti delle previsioni del tempo per orientare i propri investimenti».

Milano, Piazza Duomo in una giornata di pioggia – Alessandro Gandolfi/Parallelozero

L’analisi predittiva degli eventi diventa quindi un asset fondamentale per l’industria alimentare, ma non solo. In America due società meteorologiche su tre collaborano con le aziende del settore energetico, che hanno bisogno di certezze climatiche, o comunque prevedere il rischio, per pianificare i propri investimenti nel fotovoltaico e nell’eolico come nelle piattaforme petrolifere e nell’idroelettrico. La multinazionale del “tempo” AccuWeather Enterprise Solutions afferma di collaborare con circa la metà delle aziende della classifica Fortune 500, le più grandi multinazionali del pianeta. Il manager del tempo entra anche nelle catene della grande distribuzione, come in WalMart, inserendosi nella delicata filiera logistica, per prevedere nei giorni di pioggia intensa grandi acquisiti di Tv e il probabile disinteresse per i barbecue. I grandi corrieri espresso, i padroni del nastro trasportatore globale per merci di qualità che hanno bisogno di arrivare in fretta dal destinatario, hanno costruito al loro interno staff ben nutriti di scienziati dell’atmosfera che orientano le rotte dei cargo a seconda dei fenomeni atmosferici. Il prossimo grande salto sarà la business weather intelligence, ovvero la capacità di interpretare milioni di dati, raccolti da stazioni meteorologiche, smartphone, driverless car e sensori a bordo di aeroplani. Questo è il filone di studi su cui si stanno concentrando gli scienziati del Centro di ricerca sulla climatologia di Reno, in Nevada. E intanto un colosso come Ibm si è lanciato in un’acquisizione che sta fa facendo molto rumore, portando a termine l’acquisizione degli asset di Weather Company, inclusi i suoi mille dipendenti esperti nei Big Data dell’atmosfera. Perché sui rischi del climate change non c’è più tempo da perdere.