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Reazioni a catena

Gestire i grandi rischi globali

 “Osservate con quanta previdenza la Natura, madre del genere umano, ebbe cura di spargere ovunque un pizzico di follia”, scrisse Erasmo da Rotterdam. E’ un’immagine potente, che ancora oggi evoca tutto il mistero e la contraddizione di un mondo governato dall’uomo ma di fatto imprevedibile.  Nel terzo millennio, rischi con un impatto potenzialmente globale come guerre, disastri ambientali e industriali, attacchi informatici o crisi economiche sono la sfida che l’uomo non può permettersi di perdere. Sono rischi interconnessi, le cui conseguenze possono diventare ancora più tragiche quando si riverberano su interi sistemi o quando innescano pericolose reazioni a catena, come ad esempio quelle causate dall’innalzamento della temperatura, uno dei temi al centro della prossima Conference of Parties (COP21) di Parigi.

Per limitare i rischi globali è necessario adottare un approccio razionale, sistemico e lungimirante che coinvolga il maggior numero possibile di stakeholder. Spetta a persone, organizzazioni e stati mantenere in equilibrio il piano inclinato dei rischi geopolitici, sociali, economici, ambientali e tecnologici: una delle sfide più complesse e importanti del nostro secolo.

 

Alcuni numeri:

  • $180 mld, le perdite economiche registrate ogni anno a causa di terremoti e cicloni
  • 54 mln, la stima delle persone colpite da inondazioni entro il 2030
  • 1,5 mld, le persone coinvolte dall’impoverimento del territorio
  • 60 mln, le persone che vivono in esilio a causa di persecuzioni, conflitti, violenza o violazioni dei diritti umani nel 2014
  • $2500 mld, la stima dei costi economici causati direttamente da catastrofi nel 21° secolo