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    31 gennaio 2017

    C'è una spia nella tua rete

    Nuovi rischi informatici e nuove sfide per la cyber-security

    Le chiamano cybertreaths, minacce informatiche. Sono la nuova frontiera del rischio legato allo spionaggio della nostra vita privata, alle attività criminali via rete, a furti veri e propri: denaro, segreti industriali o anche solo la privacy del singolo cittadino. Una preoccupazione che riguarda la nostra vita individuale, come quella di un’intera nazione, se per farvi fronte gli Stati Uniti hanno messo a bilancio per il 2016 ben 14 miliardi di dollari da investire in cybersicurezza. Ma quali sono i principali rischi informatici? La rete televisiva americana CNBC ne suggerisce almeno una decina.

    L’hackeraggio del cloud computing è il sistema di “nuvole” che permette la memorizzazione di dati senza occupare effettivo spazio fisico. Lo si può praticare dal proprio pc, ma lo stesso fanno anche le grandi aziende in un comparto tecnologico in rapida crescita (il giro d’affari delle “nuvole” è raddoppiato in soli 5 anni) che attira i pirati informatici. Attacchi alle infrastrutture nei settori dei servizi, telecomunicazioni e logistica. La password, dicono gli esperti, non è più un muro sufficiente. Secondo gli analisti, persino alcuni dispositivi medici sono a rischio di attacchi che consentano al criminale informatico di utilizzare i privilegi amministrativi che sono limitati ai produttori di software e agli amministratori degli ospedali. Scopo: trafugare informazioni da rivendere.

    Sul fronte più strettamente privato, tutti conosciamo il notissimo phishing (truffa informatica via false e-mail), i diffusissimi malware (o malicious software) o il crypto-wall, che rende i computer inutilizzabili fino a quando la vittima non paga un “riscatto” per liberarsi dall’infezione. Ma molti rischi sono legati alla telefonia: agli smartphone o ai semplici cellulari, la metà dei quali – nei soli Stati Uniti – o non hanno sistemi di protezione o i loro proprietari evitano di utilizzarli. Non sono immuni nemmeno le automobili: sempre più vetture sono collegate alla rete per informazioni sul traffico o via Gps. Teoricamente un hacker potrebbe connettersi a un’auto e manipolarne le funzioni. E’ ancora fantascienza ma Andy Rowland di British Telecom  ha detto a CNBC che un'infezione virale potrebbe partire da un’applicazione manipolata che incorpora un malware che non viene rilevato quando i veicoli sono prodotti. La peggiore delle ipotesi è che più veicoli possano essere infettati da un'unica fonte. Infine ci sono le carte di credito: alcune aziende hanno ideato un sistema che memorizza i dati su un circuito integrato e non su una striscia magnetica. Protegge dall’utilizzo da parte di chi le ruba, ma espone chi le possiede a un nuovo genere di  furto informatico.