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    07 febbraio 2017

    Sogno di un viaggiatore

    L’affermarsi di un viaggio sempre più eco-friendly

    La scelta di viaggiare in modo sostenibile sta dando impulso a un mercato – quello del turismo – che non conosce crisi e che nel 2020 vedrà viaggiare 1,6 miliardi di turisti internazionali. Anche dai Paesi emergenti. E forse con un po’ più di consapevolezza.

     

    L’affermarsi di un viaggio sempre più eco-friendly

    «Il mondo non è più un “lonely planet” ma anzi  le stesse risorse che promuoviamo attraverso il turismo sono in pericolo di degrado». Rachel Dodds, ventidue anni dedicati al turismo e docente alla  Ryerson University in Canada - ha scelto questa frase per presentare la sua pagina web - Sustaining Tourism -  che si occupa di consulenza nel campo del turismo sostenibile. Parafrasando la guida turistica più famosa del mondo – la Lonely Planet, un tempo per backpacker, ma adesso nella valigia di qualsiasi turista -  Rachel mette in guardia sui rischi che corrono il pianeta, l’ambiente, i suoi abitanti quando il turismo è semplicemente una macchina per fare profitti senza attenzione al prato che calpesta. Dagli anni Ottanta, però, un nuovo tipo di coscienza si è andata sviluppando tra chi viaggia:  il turista responsabile infatti cerca di  evitare di danneggiare l’ambiente che visita e al contempo si preoccupa di chi abita la località visitata. Solo una nuova declinazione delle buone maniere? No, un nuovo modo di viaggiare e anche una nuova industria – l’eco turismo – che si sta sviluppando rapidamente.

    La prima considerazione da fare riguarda il turismo in sé: una ricerca delle Nazioni Unite del 2013 lo considera «la più ampia industria mondiale e quella in più rapida ascesa». Nel 2011 quest’industria aveva generato circa il 5% del Pil mondiale e tra il 6 e il 7% di nuovi posti di lavoro. Un trend che non si è modificato oscillando tra il 3 e il 5% di crescita annua con aspettative  di un aumento della domanda turistica nelle economie emergenti. Dando un’occhiata ai dati globali, si nota che gli arrivi di turisti internazionali nel mondo sono saliti dai 25 milioni del 1950 ai 435 milioni del 1990. Nel 2000 erano 675 milioni e nel 2010, dieci anni dopo, erano arrivati a 940 milioni, poco meno di un miliardo, cifra superata nel 2012 e traguardo battuto anche nel 2016. I dati ci dicono che, nonostante i problemi connessi alla sicurezza, alle vicende politiche di alcuni Paesi, alle catastrofi naturali che ne hanno sconvolti altri (si pensi allo tsunami del dicembre 2004), la gente continua a viaggiare per turismo e che questo comparto non conosce crisi, anzi: secondo la World Tourism Organization (UNWTO) «il settore del turismo è stato  tra i primi a dimostrare un inizio di ripresa dalla recente crisi finanziaria ed economica globale», una ripresa che si stima possa attestarsi su una percentuale media annua di crescita del 4% con arrivi nel 2020 stimati a  circa 1,6 miliardi di turisti internazionali.

    Ma quanto incide l’eco turismo in questo flusso straordinario che crea, oltre al piacere individuale, ricchezza e posti di lavoro nei Paesi visitati? E’ ancora difficile stimarlo, ma poiché i Paesi in via di sviluppo sono destinazioni sempre più scelte e dal momento che anche in queste aree del mondo si sviluppa il desiderio di un turismo sostenibile, è facile immaginare che la crescita del viaggio consapevole andrà di pari passo. Europa, Asia, Pacifico e Americhe sono le macro regioni che attualmente attirano più turisti, ma l’attenzione cresce per Africa, Medio Oriente e Asia meridionale che seguono a ruota. Tradizionalmente le mete preferite sono ancora la Vecchia Europa e gli Stati Uniti, ma la quota di mercato viene lentamente erosa dalle economie emergenti che dal 30% degli anni Ottanta era arrivata al 47% nel 2010. Oggi, il turista tipo è ancora prevalentemente un viaggiatore che viene da Paesi sviluppati, ma questa quota – i tre quarti del mercato globale – tende a modificarsi proprio perché anche dai Paesi emergenti, come Cina o India, arrivano turisti.  Una macchina dunque che sta andando a beneficio di tutti. E forse con maggior consapevolezza.

    La sensibilità sul turismo sostenibile, infatti, va di pari passo con questo trend. Le Nazioni Unite hanno proclamato il 2002 Anno Internazionale dell'Ecoturismo, e la Commissione ONU per lo Sviluppo Sostenibile ha invitato gli operatori del settore e le autorità politiche a una stretta collaborazione al fine di promuovere questo nuovo modello di turismo. Sono anche partite le prime ricerche per capire l’entità di questo fenomeno ancora poco studiato ma in espansione, come dimostra anche la scelta dell'Unione Europea che ha redatto “l’Agenda per un turismo europeo sostenibile e competitivo”. In novembre, a Marrakech, i ministri africani del Turismo hanno sottoscritto la prima “Carta africana per il turismo responsabile e sostenibile”.

    Il mondo delle associazioni o delle agenzie turistiche con una vocazione eco sostenibile è inoltre una realtà sempre più in crescita: Meso American Reef Initiative, ad esempio, è un'iniziativa nata per garantire la protezione della barriera corallina mesoamericana. La britannica Travel Foundation fornisce strumenti e assistenza a viaggiatori, agenzie di viaggio e imprese che vogliono diventare “sostenibili”. Blue Ventures è un gruppo che si occupa di conservazione marina ed è stato premiato per il suo impegno nella protezione delle risorse in Madagascar. Esistono associazioni di alberghi eco-friendly, siti che listano viaggi responsabili, consulenti per sapere come viaggiare con sempre maggior consapevolezza.

    «Friends are everywhere!» commenta Rachel Dodds. Probabilmente non ha torto.