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    03 novembre 2016

    Firenze, 50 anni dopo

    C’è un rischio alluvione in Europa?

    Cinquant’anni fa Firenze affondava, devastata dall’esondazione dell’Arno.
    Oggi di quell’alluvione ricordiamo gli “angeli del fango”, i volontari che si precipitarono a salvare le opere d’arte e aiutare la popolazione. Eppure in Europa l’allarme straripamenti suona più forte che mai.

    Non fateli volare di nuovo gli angeli del fango. Ricordando Firenze quel 4 novembre 1966, quando fu colpita dalla violenta alluvione che uccise 35 persone, danneggiò opere d’arte e cambiò per sempre il volto della città, tornano in mente le immagini della straordinaria partecipazione di quei giovani volontari, accorsi da tutta Italia e anche dall’estero per prestare soccorso. Sulle colonne del Corriere della Sera, il giornalista Giovanni Grazzini li chiamò affettuosamente “Angeli Del Fango”. La generazione dei “ribelli” andava a prestare soccorso dove lo Stato era assente o arrivava in ritardo.
    In queste settimane Firenze commemora quei ragazzi portandoli ad esempio per i giovani di oggi.
    Ecco il volto buono che ci piace ricordare. Eppure certi ricordi del passato rischiano di straripare nel presente. Perché le piogge severe e abbondanti e fiumi che invadono la città sono diventati uno scenario sempre più frequente per le città europee. Negli anni in cui le acque misero in ginocchio Firenze, l’alluvione era un fatto straordinario.
    Fino a cento anni fa si verificavano in media una o due alluvioni l’anno.
    Dal 1966 a oggi in Italia sono morte circa mille persone a causa delle alluvioni. E il costo stimato dei disastri ammonta a 3,5 miliardi l’anno. In Europa, negli ultimi dieci anni, circa 80 mila persone sono morte a causa di disastri naturali. Tra 2013 e 2014, nel vecchio continente, i fiumi sono usciti dagli argini e hanno allagato le città ben 125 volte, quattro volte in più rispetto agli anni ottanta.
    La lista delle alluvioni è impressionante: nel 2013, 25 alluvioni hanno colpito l’Europa Centrale: in Germania, Austria, Svizzera, Polonia, Ungheria, Bielorussia, Slovacchia, Repubblica Ceca; nel 2014 quasi un centinaio di esondazione hanno travolto l’Europa sud orientale, dalla Bosnia alla Grecia. Ricordare Firenze quel 4 novembre 1966 fa sorgere una domanda: che cosa stanno facendo i paesi europei per prevenire le catastrofi? I ricercatori ci dicono che dobbiamo abituarci a convivere con l’emergenza alluvioni: cambiamento climatico, urbanizzazione e corsi di fiumi deviati rendono sempre più fragile l’ecosistema fluviale. Nel complesso l’Europa spende 40 miliardi di euro per erigere barriere contro le alluvioni. Ma solo il 4% della spesa va a sostenere misure preventive, dai sistemi di allarme al miglioramento della condizione del suolo, l’innesto di alberi e arbusti lungo i corsi dei fiumi e argini rafforzati. Tutto il resto del denaro, secondo i ricercatori di Infrarisk – gruppo di lavoro finanziato dalla Ue – va nell’emergenza e nella ricostruzione. Ma nel 2070 si stima che la spesa per contenere le alluvioni peserà sul budget europeo per la cifra esorbitante di 190 miliardi di euro. E allora ricordare Firenze dovrebbe non farci dimenticare che il 2 giugno del 2016 il Louvre chiudeva le porte, sopraffatto dalla paura dell’esondazioni della Senna. E alla prossima rottura degli argini non basteranno gli angeli del fango. 

     

    Didascalie immagini:

     

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    1 - Parma, ospedale “Piccole Figlie”, dei giovani volontari al lavoro per rimuovere il fango portato dall’esondazione del vicino torrente Baganza. - Alessandro Gandolfi/ParalleloZero
    2 - Parma, Loredana Amoretti, 88 anni, viveva al piano terra di questa casa vicino al torrente Braganza. “Vivo qui da quando avevo sette anni, e non ho mai visto nulla del genere” - Alessandro Gandolfi/ParalleloZero
    3 - Aulla (Massa Carrara), gli edifici della vecchia scuola vicino al fiume Magra, allagati e distrutti durante un’alluvione - Alessandro Gandolfi/ParalleloZero
    4 - Aulla (Massa Carrara), questo ponte, in pezzi dopo un’alluvione, collegava Stadano con la strada per Aulla - Alessandro Gandolfi/ParalleloZero

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