home
Quotazioni
 
Calendario eventi
legenda
Lista eventi
scenario economico
  stampa questa pagina invia questa pagina aggiungi ai tuoi preferiti alert pagina modificata vota la pagina  

Scenario economico

 
Nella prima metà del 2011 l’economia mondiale ha rallentato leggermente rispetto alle previsioni a causa di diversi fattori, fra i quali la crescita dei prezzi delle materie prime nei primi mesi dell’anno e l’impatto del terremoto in Giappone sull’attività manifatturiera globale, in particolare nel settore dell’elettronica e in quello dell’auto. La crescita si è mantenuta robusta nelle economie emergenti, mentre le economie avanzate hanno evidenziato dinamiche più contenute, soprattutto a causa dell’impatto negativo del citato aumento dei prezzi delle materie prime e degli effetti sulla domanda interna delle politiche fiscali restrittive.  
 
Aree geografiche
 
Nell'Unione Europea, la ripresa ha avuto una dinamica modesta (+2,5% la stima di crescita del PIL) con andamenti differenziati: in Germania si è evidenziata una buona crescita economica mentre in Spagna e in Italia la percentuale di crescita è rimasta pressoché statica. In Grecia l’ingente debito pubblico ha reso necessaria sia una serie di interventi per contenere il disavanzo pubblico che una richiesta di aiuti all’Unione Europea e al Fondo Monetario Internazionale. Nel mese di luglio i due organismi internazionali hanno messo a punto un pacchetto di aiuti finanziari per la Grecia finalizzato a evitare il default del Paese ellenico e un potenziale effetto contagio sull’Area Euro. Anche il Portogallo e l’Irlanda, caratterizzati da una bassa crescita economica accompagnata da un aumento del deficit pubblico, hanno richiesto assistenza finanziaria al Fondo Monetario Internazionale e all’Unione Europea. Tale situazione ha portato questi Paesi a perdere lo status di investment grade, in seguito all’abbassamento delle valutazioni sul debito sovrano da parte delle principali agenzie di rating.
 
Per quanto riguarda l’Italia, la crescita è stata significativamente più lenta rispetto alla media dell’Area Euro. La debole progressione dei salari e un lento recupero dell’occupazione hanno penalizzato i redditi delle famiglie. Anche gli investimenti delle imprese hanno faticato a svilupparsi a causa delle incertezze sulla situazione economica, delle persistenti difficoltà di bilancio di molte imprese e delle tensioni sul mercato del credito. La bassa crescita rende faticoso il processo di riduzione del debito pubblico, con conseguente rialzo dei tassi di interesse a lungo periodo. Inoltre, in luglio lo spread dei titoli governativi italiani rispetto al Bund tedesco si è allargato in seguito a tensioni sul mercato, a causa in particolare dei timori derivanti dalla incerta situazione economica degli Stati Uniti.
 
Nei Paesi dell’Europa centro-orientale facenti parte dell’Unione Europea la crescita economica ha continuato a tassi leggermente più elevati rispetto alla media dell’Area, grazie in particolare alle esportazioni, principale motore della crescita per la maggior parte dei Paesi dell’area. La domanda interna, ad eccezione della Polonia, è stata ancora debole, sebbene in ripresa. Gli elevati tassi di disoccupazione ed inflazione, e gli effetti di breve periodo delle misure restrittive introdotte per frenare la crescita del debito pubblico, hanno costituito infatti un freno per la crescita, a cui si sono aggiunte le difficoltà che permangono nel mercato creditizio, ancora caratterizzato da condizioni restrittive.
 
Gli Stati Uniti sono stati caratterizzati da un rallentamento della ripresa rispetto a fine 2010. Il tasso di disoccupazione, che nei primi mesi del 2011 era sceso all’8,8%, è risalito al 9,2% a giugno; in particolare, la crescita dell’occupazione del settore privato non è riuscita a compensare la riduzione dell’impiego pubblico. Le esportazioni continuano a beneficiare della svalutazione del dollaro. Le prospettive per le finanze pubbliche rimangono incerte: nel 2010 il deficit di bilancio ha raggiunto il valore record di 10,6% del PIL.
 
In Cina la crescita economica ha continuato ad essere sostenuta, con una crescita del PIL del 9,6%. Ciò, unitamente all’aumento del prezzo del petrolio, ha provocato un forte aumento dell’inflazione (+6,4%). Per moderare le spinte inflazionistiche ed evitare la formazione di bolle speculative le autorità di politica economica sono intervenute in maniera decisa al fine di contenere la crescita del credito. Inoltre sono proseguiti gli interventi strutturali atti a ridurre le esportazioni e a potenziare la domanda interna, ampliando la spesa pubblica.
 
In America Latina l’espansione economica continua a ritmi elevati, grazie alla crescita dei prezzi delle materie prime e delle esportazioni verso aree a forte crescita, in primo luogo la Cina. Le buone condizioni della finanza pubblica, le moderate pressioni inflazionistiche e l’elevato livello di riserve valutarie hanno consentito a queste economie di poter uscire dalla crisi in anticipo rispetto alle altre principali economie mondiali.
 
 
Indicatori economici
 
Nell’Area Euro il tasso d’inflazione tendenziale ha raggiunto il 2,7% (2,1% al 31 dicembre 2010). L’aumento è prevalentemente imputabile all’incremento del prezzo del petrolio. che ha raggiunto a fine giugno i 112,48 dollari al barile - Brent (94,75 dollari al 31 dicembre 2010). Anche negli Stati Uniti l’inflazione ha continuato a salire attestandosi a 3,6% (1,5% al 31 dicembre 2010), soprattutto a causa della debolezza del dollaro.
 
Per ciò che concerne il tasso di interesse di riferimento le banche centrali hanno adottato politiche differenziate: la BCE per far fronte all’aumento dell’inflazione lo ha aumentato ad 1,5% rispetto all’1% di fine 2010; la Federal Reserve ha invece adottato una politica di stabilizzazione, mantenendo il tasso sui Fed Funds tra lo 0,10% e lo 0,25%.
 
Con riferimento al tasso di cambio di fine periodo (utilizzato per la conversione in euro delle voci di stato patrimoniale), si evidenzia un apprezzamento dell’euro rispetto alle principali valute di operatività del Gruppo, ad eccezione del franco svizzero e della corona ceca.
 
Con riferimento al tasso di cambio medio (impiegato nella conversione in euro delle voci del conto economico), l’euro ha evidenziato un andamento differenziato rispetto alle altre valute di operatività del Gruppo. In particolare si è evidenziato un apprezzamento della corona ceca, del franco svizzero e dello shekel israeliano.
Mercati obbligazionari e azionari
 
Nel primo semestre del 2011 i mercati finanziari sono stati caratterizzati da momenti di grande volatilità a causa delle perduranti tensioni sui debiti sovrani nell’Eurozona. Infatti i mercati hanno risentito dei timori di un effetto contagio della già citata crisi di Grecia, Portogallo e Irlanda, che hanno dovuto affrontare importanti difficoltà finanziarie.
 
Nei mercati obbligazionari l’andamento dei titoli governativi ha rispecchiato le tensioni descritte nell’Eurozona, con un considerevole allargamento degli spread dei Paesi periferici rispetto al bund tedesco.
Il tasso decennale governativo tedesco, che rappresenta il tasso di riferimento europeo, è passato da 2,96% di fine 2010 a 3,03% al 30 giugno 2011; tale andamento riflette in particolare la contrazione osservata nel secondo trimestre dell’anno. Il decennale governativo americano, è passato invece da 3,29% di dicembre 2010 a 3,16%.
Il tasso di riferimento europeo a due anni è passato da 0,86% di fine 2010 a 1,61%. La curva dei tassi si è quindi abbassata nel secondo trimestre, rispecchiando la situazione di incertezza dei mercati finanziari.
Il tasso di riferimento americano a 2 anni ha evidenziato un calo passando da 0,59% a 0,46%.
I corporate bond  hanno fatto registrare una performance positiva.
 
I mercati azionari hanno avuto nel semestre un andamento sostanzialmente positivo, grazie all’andamento registrato nel primo trimestre.
I settori di mercato che nel semestre hanno ottenuto le performance migliori sono stati l’Health Care (+16,86%), quello dell’auto (+9,79%) e l’assicurativo (+9,25%). Ha evidenziato un calo invece il settore delle banche (-0,34%), concentrato in particolare nel secondo trimestre dell’anno (-6,85%).
Negli Stati Uniti gli indici azionari hanno risentito del rallentamento economico che ha caratterizzato il semestre, evidenziando una crescita più contenuta.
aggiornato il 12-09-2011 16:09
Il Gruppo nel mondo